VALORIZZARE L’ARTIGIANATO PER TUTELARE LO STILE ITALIANO
Lo “stile italiano” è il simbolo, riconosciuto in tutto il mondo, del nostro Paese per la bellezza, la qualità, la vocazione dei territori, la creatività e il design. Sinonimo di eleganza senza tempo, di una raffinatezza sobria che unisce tradizione e innovazione, classe e funzionalità, non è solo vezzo stilistico, ma un vero e proprio linguaggio culturale.
Dal design alla moda il mercato del Made in Italy resta in costante crescita, dimostrando di saper resistere alle tante crisi che hanno attraversato il nostro tempo, divenendo fattore trainante per lo sviluppo di diversi settori dell’industria italiana.
In particolare, in questo testo, ci concentreremo sull’industria artigianale della moda.
L’artigianato italiano sartoriale rappresenta un marchio riconosciuto e celebrato in tutto il mondo. Frutto di secoli di eventi storici che si sono succeduti; le botteghe sartoriali tramandano da generazioni un sapere antico fatto di gesti precisi, tessuti ricercati e uno stile inconfondibile.
L’artigianato italiano vanta diverse “scuole” con stili e tecniche differenti; se in Inghilterra la scuola di Londra è quella predominante, come in Francia lo è solo quella di Parigi, in Italia, la scuola milanese, come quella napoletana o siciliana, o quella del Centro Italia, hanno pari dignità e attrattiva. Se nel Meridione, l’impianto stilistico subisce l’influenza del clima, del paesaggio mediterraneo e delle dominazioni che si sono succedute, al Nord lo stile è più formale e i tessuti diventano più pesanti e robusti. Meno celebre rispetto alle scuole di Napoli o Milano, quelle del Centro Italia, invece, possiedono caratteristiche distintive che la collocano a metà strada tra la leggerezza napoletana e la struttura più rigida milanese. Se Roma, ha assorbito l’influenza del mondo ecclesiastico e diplomatico, a Firenze vi è una forte connessione con il Rinascimento, mentre nelle Marche e in Umbria, l’artigianato è spesso legato a piccole realtà familiari, meno note ma con un’altissima qualità manifatturiera.
Oggi, però, queste eccellenze sono messe a dura prova da un processo di massificazione dei prodotti e delle tendenze che richiede un impegno politico importante, per preservare la specificità della manifattura italiana e contrapporre la qualità alla quantità, la ricerca di prodotti e stili di vita «su misura» al consumo di massa.
Il “su misura fatto a mano”, parte integrante dell’identità italiana, nonostante continui ad attrarre consumatori da tutto il mondo, risente della svalutazione culturale che, per decenni, ha disincentivato i giovani a intraprendere questo percorso professionale.
Analizzando, infatti, i dati e ascoltando gli operatori del settore, la principale difficoltà che emerge è l’assenza di manodopera artigianale giovane. Il grande fervore creativo in termini di progettazione e di racconto del prodotto trova profonda difficoltà realizzativa.
Una recente indagine resa nota dalla Confederazione Nazionale Artigiani, indica che il 50,8% delle imprese intende procedere all’assunzione di personale, ma una su tre non riesce a trovare i candidati idonei.
Nel tentativo di cambiare la percezione negativa relativa alle professioni artigianali, dunque, si sta cercando di sensibilizzare le nuove generazioni sulle potenzialità di questo mercato. Le grandi aziende lanciano delle proprie academy, allo scopo di inserire gli studenti in azienda e sopperire alla mancanza di una formazione tecnica.
I giovani italiani, rispetto ai loro coetanei degli altri Stati membri, accedono tardi al mondo del lavoro. Infatti, se in Italia, l’alternanza scuola-lavoro occupa solo un ruolo marginale nel percorso formativo degli studenti, in Paesi come la Francia e la Germania, l’insegnamento delle discipline tecniche e pratiche è una componente essenziale del sistema scolastico attraverso una stretta collaborazione tra scuole e imprese.
Per attrarre giovani talenti, è necessario, quindi colmare quel pericoloso gap, che ci vede in coda per formazione di nuovi artigiani. E lo si può fare solo attraverso la creazione di percorsi mirati di alta formazione con scuole specializzate in design, stile e produzione moda e l’introduzione di lauree brevi o diplomi specifici.
Ma se investire sulla formazione è utile per mettere al sicuro il comparto del futuro, molto c’è da fare per tutelare le eccellenze che abbiamo.
I colossi della cosiddetta fast-fashion minano il mercato con capi e accessori a basso costo e per fare ciò producono principalmente in Paesi extra UE con standard sociali ed ambientali inferiori rispetto a quelli europei.
A tal proposito, alcuni Stati membri UE hanno messo in atto iniziative legislative per limitare l’impatto sui mercati delle grandi industrie di produzione di massa e accompagnare la produzione industriale a guidare l’innovazione, la riduzione dell’impatto ambientale, economico e sulla salute, e possono essere utili ad attrarre e preservare nuovi artigiani per tutelare la qualità delle nostre produzioni.
Attrarre nuovi talenti ed evitare la fuga all’estero di artigiani italiani, per preservare l’eccellenza della produzione Made in Italy, può avvenire solo tramite scelte politiche ben orientate, adottando provvedimenti che tutelino e valorizzino il nostro settore moda delle piccole e medie imprese e dei grandi brand che utilizzano le lavorazioni artigianali.
Investire nel settore sartoriale significa scommettere su una crescita sostenibile, legata al territorio e alle persone, opposta alla logica dello sfruttamento e dell’omologazione.
L’artigianato sartoriale italiano è una delle più alte espressioni della creatività e del talento nazionale. Le difficoltà che sta affrontando richiedono una visione politica chiara e interventi tempestivi. Solo attraverso il dialogo tra istituzioni, imprese, scuole e comunità locali sarà possibile preservare questo settore e proiettarlo verso il futuro.Difendere la sartoria artigianale significa proteggere un modo unico di essere e di apparire, in cui ogni cucitura racconta una storia di eccellenza, di passione e di identità. In un mondo sempre più veloce e standardizzato, il valore del “fatto a mano su misura”, può e deve tornare ad essere il cuore pulsante del Made in Italy.
Mirko Tondi, consulente politico e collaboratore del Vicepresidente del Consiglio dei ministri
