Unire bellezza, sostenibilità e crescita: il futuro dell’UE passa dallo sviluppo delle infrastrutture

Unire bellezza, sostenibilità e crescita: il futuro dell’UE passa dallo sviluppo delle infrastrutture

Unire bellezza, sostenibilità e crescita: il futuro dell’UE passa dallo sviluppo delle infrastrutture

Da amministratore locale prima e da europarlamentare e vicepresidente della Commissione per i Trasporti, le Infrastrutture e il Turismo del Parlamento europeo ora, ho potuto formarmi un’idea ben chiara di quale sia il volano dello sviluppo tanto del nostro Paese, quanto dell’Unione Europea nel suo complesso, nei prossimi anni: senza un grande Piano di investimenti pubblici straordinari, così come di recente prospettato da Mario Draghi, non c’è futuro per l’Europa. E questo piano, che dovrà ricalcare quanto è già avvenuto – negli anni della pandemia – con il Next Generation EU, e che Mario Draghi ha quantificato in un budget di circa 800 miliardi di euro annui, dovrà principalmente focalizzarsi sulle direttrici del programma europeista proposto da Ursula Von der Leyen e sottoscritto – con grande fatica – dalle forze dell’attuale maggioranza del Parlamento Europeo. Il che significa portare avanti quegli obiettivi che noi Socialisti & Democratici – insieme ai colleghi del PPE, ai Liberali e ai Verdi – abbiamo preso l’impegno di monitorare con gran fermezza, affinché siano raggiunti. 

Uno di questi obiettivi, l’accelerazione della doppia transizione, ecologica e digitale, contiene in sé il necessario ammodernamento e la fondamentale implementazione delle opere infrastrutturali, tanto nel nostro Paese, quanto nel resto d’Europa.

Sappiamo che il Green Deal europeo prevede l’obiettivo di rendere l’Unione Europea la prima zona al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, al fine di ridurre l’inquinamento e ripristinare un sano equilibrio nella natura e negli ecosistemi. Per ottenere questo obiettivo, non si può prescindere da una imponente opera di ammodernamento dei sistemi di trasporto del nostro continente. Sappiamo, inoltre, che l’anno appena trascorso è stato il più caldo in assoluto. Dati che ci dicono che non è più possibile aspettare: non c’è più tempo, la transizione ecologica non può che essere accelerata. E, per fare questo, bisogna agire sulla riduzione delle emissioni.

In quest’ottica, i trasporti giocano un ruolo fondamentale. Il trasporto ferroviario, in particolar modo, si presenta come una soluzione sostenibile e efficiente per far fronte alle sfide legate al cambiamento climatico e alla congestione del traffico, grazie al minor consumo di carburanti, alla conseguente minore emissione di sostanze nocive, al minor impatto ambientale, alla elevata capacità di accogliere merci e passeggeri e, infine, alla bassa rumorosità. Ecco perché l ‘investimento nell’ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie e nella diffusione di tecnologie innovative è fondamentale per promuovere una mobilità più sostenibile e garantire un futuro migliore per le generazioni a venire.

Da parlamentare eletto nella circoscrizione dell’Italia Centrale, in particolar modo sto seguendo la vicenda della tratta della Ferrovia Adriatica, alla quale sto dedicando approfondimenti e momenti di confronto con la cittadinanza. Per il bypass ferroviario tra Pesaro e Fano sono già stati stanziati 1 miliardo e ottocento milioni: fondi che rappresentano un’occasione di lavoro, sviluppo e sostenibilità legata all’investimento stesso per la realizzazione dell’opera. È possibile che l’attuale governo regionale, di concerto con quello nazionale, dirottino quei fondi su altre regioni: è questo il mio impegno attuale, impedire che questo avvenga, perché sono fermamente convinto che lo sviluppo di territori passi dalla messa a terra di opere infrastrutturali come in questo caso. Credo che le due città coinvolte – Pesaro e Fano – e le rispettive vallate possano permettersi di perdere un’occasione storica come questa, una scelta strategica capace di cambiare il futuro della regione e delle prossime generazioni.

La realizzazione della nuova linea ferroviaria non solo stimolerà lo sviluppo economico della regione, ma migliorerà la mobilità dei pendolari e, particolare non di secondo piano, potrà incrementare il turismo verso le Marche che, grazie alla sfida – assolutamente vinta – di Pesaro Capitale della Cultura 2024 – ha già visto un notevole aumento delle presenze e che, nei prossimi anni, godrà degli effetti nel tempo della notorietà conseguita grazie al corposo programma di eventi culturali.

Il tema del turismo sostenibile è intrinsecamente legato a quello dei trasporti.  Una rete delle città medie della bellezza e della cultura – partendo dalle esperienze vissute da Matera prima e da Pesaro poi come Capitali della Cultura – darebbe sviluppo alle aree interne del Paese e, nel contempo, respiro alle grandi città note al turismo internazionale, oberate dal fenomeno dell’overtourism. Ma come ottenere questo risultato? Offrendo una mobilità che sia insieme sostenibile, efficiente, competitiva dal punto di vista dei costi al passeggero.

Un punto, infine, imprescindibile del quale tenere conto è quello dell’impatto ambientale. Quel che abbiamo visto accadere tanto a Valencia quanto nella nostra Emilia-Romagna, aree colpite da eventi atmosferici assai violenti, impone una riflessione al legislatore. Ogni opera infrastrutturale va pensata e realizzata in modo che sia compatibile con il territorio che la ospita e affinché possa reggere l’impatto di eventi atmosferici sempre più catastrofici, figli del cambiamento climatico in atto.

Riflessioni, dunque, che si tengono l’un l’altra. Non c’è progresso per l’Unione Europea senza investimenti pubblici. Non c’è possibilità di sviluppo territoriale senza un serio programma di realizzazione di opere infrastrutturali. Non c’è crescita, per le aree interne, senza una implementazione del sistema integrato di mobilità, che favorisca gli investimenti privati, il lavoro, un turismo di qualità, basato su cultura e bellezza. Sostenibilità, mobilità, sviluppo e bellezza sono strettamente legati fra loro. Sono questi gli obiettivi che – da progressista ed europeista – mi impegnerò a perseguire, vigilando affinché il programma votato dalla maggioranza del Parlamento Europeo venga realizzato.

Matteo Ricci, Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo

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