Una comunità energetica nazionale alimentata dal meccanismo del reddito energetico
Nei prossimi anni l’elettrificazione dei consumi energetici, ossia la sostituzione di tecnologie o processi basati su combustibili fossili, come i motori a combustione interna e le caldaie a gas, con alternative elettriche, come i veicoli elettrici o le pompe di calore, rivestirà un ruolo sempre più importante in tutto il Mondo. Il comparto elettrico è senza dubbio il settore che sarà maggiormente coinvolto nella transizione energetica, sia per l’aumento della domanda in tutti i settori, sia per lo sviluppo di nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, caratterizzate da consumi elettrici consistenti.
Per questi motivi, l’elettrificazione deve andare di pari passo all’aumento della produzione di energia rinnovabile, nell’attesa che nuove tecnologie come la fusione nucleare possano diventare industrializzabili nei prossimi decenni. Allo stesso modo, il sistema di distribuzione deve diventare sempre più efficiente: si pensi ad esempio alle colonnine di ricarica intelligenti che modulano la potenza di erogazione in funzione del surplus o deficit nelle produzione, così da ridurre la domanda energetica da fonti tradizionali e incidere positivamente sulle emissioni. La composizione del mix di generazione elettrica rivestirà un’importanza fondamentale per evitare nuove crisi energetiche e per consentire la sostituzione dei consumi tramite nuove tecnologie e/o processi, come nella produzione industriale o nei veicoli elettrici.
È, inoltre, necessario considerare le emissioni di gas climalteranti lungo l’intero ciclo di vita delle nuove tecnologie adottate. L’elettrificazione deve anche andare di pari passo con l’ammodernamento della rete e l’efficientamento energetico, per evitare che si crei nuova domanda energetica a causa dell’inefficienza dei sistemi e dell’immaturità tecnologica.
In questo quadro, il reddito energetico nazionale può rappresentare uno strumento fondamentale affinché l’elettrificazione dei consumi finali, soddisfatti tramite energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, sia sostenibile in modo reale. Con il reddito energetico, l’elettrificazione sostituisce i consumi energetici basati su fonti fossili nei luoghi dove gli stessi si verificano. Questo strumento ha avuto un enorme successo nello scorso mese di luglio. Lo stesso Ministro Pichetto Fratin ha fatto sapere che gli 80 milioni di euro per le Regioni del Sud sono andati esauriti nel giro di 24 ore. Si tratta di una misura ‘win-win’, che utilizza le superfici private dei cittadini per installare impianti fotovoltaici finanziati a fondo perduto. I cittadini beneficiano dell’autoconsumo, perché tutta l’energia che riescono a consumare resta a loro, mentre l’energia in eccedenza, ossia quella che non riescono a utilizzare, viene valorizzata dallo Stato, che così può rientrare nel tempo dell’investimento fatto. In questo modo ci guadagnano tutti, perché gli impianti si ripagano nel tempo e l’energia prodotta nei 30 anni copre anche 5/6 del costo dell’impianto, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno che sono quelle in cui la risorsa solare è più presente e che hanno più necessità di fattori produttivi a basso costo per poter crescere. L’unico limite è quello di reperire i fondi per finanziare la misura all’anno zero. Fondi che potrebbero essere trovati utilizzando una piccola parte della componente A3 delle bollette, che sarà sicuramente in forte discesa nei prossimi anni grazie alla scadenza degli incentivi in conto energia. Tale componente ha raggiunto il suo picco massimo nel 2016, pesando per oltre 14,4 miliardi all’anno sulle bollette degli italiani; oggi è già scesa di 3,3 miliardi e si dimezzerà rispetto ai suoi massimi nel 2028, fino a praticamente scomparire nel 2032. Questa enorme discesa rappresenta una opportunità per creare una comunità energetica nazionale gestita dallo Stato, migliorare la produzione interna di elettricità e ridurre il costo energetico nel medio-lungo periodo. Come potrebbe funzionare la Comunità Energetica Nazionale?
Le comunità energetiche dei privati non sono facili da realizzare e gestire per gli evidenti limiti burocratici, per la difficoltà di mettere insieme diversi soggetti, nonché per i costi elevati degli impianti di produzione di energia rinnovabile.
Un’unica Comunità Energetica Nazionale gestita tramite il meccanismo del reddito energetico supererebbe tutte le difficoltà delle comunità energetiche private e avrebbe vantaggi per tutti. Innanzitutto, la comunità verrebbe finanziata dalle enormi economie che si stanno verificando sulla componente A3, quindi di fatto sarebbe finanziata da tutti gli utenti elettrici. Gli utenti che ospiteranno un impianto beneficeranno dell’autoconsumo, mentre chi non sarà disponibile a destinare il proprio tetto a questa finalità potrà comunque beneficiare dell’energia in surplus immessa in rete, che verrà distribuita agli utenti in base a criteri di priorità stabiliti dallo Stato (ad esempio si potrebbero avvantaggiare gli ospedali, le persone in difficoltà economica o altri utenti ritenuti maggiormente meritori). Nel nostro paese abbiamo delle superfici immense, già antropizzate, che possiamo utilizzare. E grazie all’energia del sole, che è democratica e viene data a tutti i cittadini e a tutte le imprese ogni giorno, possiamo ricavare risorse sia per lo Stato che per i cittadini attraverso una comunità energetica nazionale. Si potrebbe peraltro prevedere l’utilizzo di sole tecnologie prodotte in Europa per favorire le imprese del nostro continente.
Oggi tutti i principali operatori del settore sono concordi sul fatto che nel nostro Paese l’energia solare è quella che ha il prezzo minore rispetto a tutte le fonti energetiche, nonché quella meno inquinante. Con un’unica grande Comunità Energetica Nazionale avremmo l’opportunità di moltiplicare l’investimento fatto e sviluppare il paese soprattutto aiutando le aree, gli utenti e i settori più in difficoltà, grazie alla riduzione del costo di un fattore produttivo essenziale come quello energetico.
Senatore Antonio Trevisi, Forza Italia
