Telecomunicazioni e Difesa Nazionale: il cuore invisibile della sicurezza
In un contesto di crescente digitalizzazione, le telecomunicazioni emergono come infrastrutture fondamentali, discrete ma essenziali per il funzionamento di una società moderna. Questi sistemi interconnessi costituiscono la spina dorsale che sostiene servizi pubblici, economia e comunicazioni, garantendo la continuità operativa di moltissimi settori critici.
Il report OCSE “Government at a Glance 2025” identifica le infrastrutture critiche, tra cui telecomunicazioni, energia, acqua, trasporti e finanza, come pilastri indispensabili per il benessere pubblico e lo sviluppo economico. L’OCSE promuove un approccio “all-hazards”, ovvero un metodo sistemico di resilienza che considera tutti i tipi di rischio – naturali, tecnologici, dolosi – e le interdipendenze tra settori. Questo metodo prevede capacità flessibili e adattabili per affrontare minacce eterogenee, anziché piani settoriali isolati, al fine di garantire un’efficace continuità dei servizi essenziali anche in scenari complessi e dinamici.
Per valutare la resilienza delle infrastrutture, l’OCSE ha individuato un Indicatore della Governance delle Infrastrutture (IGI) articolato su sette pilastri: governance multisettoriale, analisi di interdipendenze e vulnerabilità, fiducia e condivisione sicura delle informazioni, partnership pubblico-privato, strumenti e incentivi politici, accountability e monitoraggio, cooperazione transfrontaliera. Il modello mira a strutturare strategie flessibili e integrate capaci di rispondere efficacemente a ogni scenario di rischio, valorizzando la cooperazione tra enti pubblici e operatori privati per una gestione coordinata e tempestiva delle emergenze.
Nel 2022/23, il 61% dei Paesi intervistati disponeva di una strategia nazionale dedicata alla resilienza infrastrutturale, mentre il 26% aveva adottato una legge specifica di riferimento, e il 9% integrava la resilienza nelle politiche settoriali. In contesti fortemente interconnessi e digitalizzati, la gestione della sicurezza deve quindi basarsi su un approccio unitario e multi-livello, capace di mappare le interdipendenze tra elementi chiave di diversi settori. Tale metodo consente la costruzione di “mappe di essenzialità”, strumenti fondamentali per comprendere la rete di relazioni cliente-fornitore e pianificare la protezione infrastrutturale e le priorità di intervento in caso di crisi.
Un indicatore per misurare il ruolo crescente delle infrastrutture di telecomunicazioni in un Paese è l’aumento del picco di traffico dati nazionale su rete fissa e mobile. Negli ultimi cinque anni si è registrato rispettivamente un aumento del +124% su rete fissa e +292% su rete mobile. Questa crescita riflette l’importanza cruciale delle infrastrutture digitali, che abilitano una vasta gamma di attività – dall’accesso all’informazione, fino alle transazioni finanziarie e all’innovazione tecnologica – e sono essenziali per la competitività economica e la coesione sociale. A marzo 2025, oltre 44 milioni di utenti italiani si sono collegati a internet mediamente per oltre 75 ore al mese, mentre più di 15 milioni hanno utilizzato servizi video on demand a pagamento.
Oltre a servire la domanda interna, le reti di telecomunicazione supportano anche i flussi turistici, ospitando gli utenti internazionali – definiti mobile roamers – in visita nel Paese. Nel secondo trimestre del 2025, i dati del turismo hanno mostrato un incremento del 5,9% delle presenze straniere, che hanno rappresentato il 60,5% del totale, con un effetto diretto sull’aumento della domanda di servizi digitali e infrastrutturali, sottolineando ulteriormente il ruolo strategico delle telecomunicazioni per l’economia turistica nazionale.
Sul piano regolatorio, l’Italia ha tempestivamente recepito nel 2024 le direttive europee NIS2 e CER, fondamentali per la sicurezza fisica e cibernetica delle infrastrutture critiche. Il Paese si distingue come uno dei pochi in Europa ad avere completato rapidamente l’identificazione delle Organizzazioni Essenziali e Importanti ai sensi della direttiva NIS2, grazie all’efficace coordinamento realizzato dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), entrambe le direttive pongono le infrastrutture digitali tra i settori prioritari da proteggere, riconoscendone il valore cruciale per la sicurezza nazionale e la continuità dei servizi.
La recente consultazione pubblica sulla resilienza dei soggetti critici, conclusa a luglio 2025 con la raccolta di 84 contributi da parte di imprese, associazioni di categoria e enti accademici, ha confermato e rafforzato la necessità di un approccio integrato e multisettoriale. Le otto raccomandazioni principali includono: monitoraggio continuo di minacce e vulnerabilità; mappatura dettagliata delle infrastrutture e delle loro interdipendenze per una gestione olistica; sviluppo di un registro nazionale degli incidenti rilevanti per migliorare prevenzione e risposta; implementazione di stress test periodici per allenare capacità reattive; definizione di linee guida e best practice per uniformare misure di resilienza in tutti i settori; impulso a programmi di formazione e promozione culturale della resilienza; sinergie tra resilienza fisica e cybersicurezza da potenziare modalità coordinate e protocolli specifici per mitigare i rischi legati a comportamenti interni disfunzionali o fraudolenti.
Concludendo si può sostenere che il ruolo di fattori abilitanti rappresentato da molti settori ed il rafforzamento della resilienza delle infrastrutture critiche si basa su partnership e piattaforme che consentano anche la condivisione di informazioni secondo tassonomie e procedure contemplate in specifiche convenzioni. Queste collaborazioni e/o partnership pubblico-privato creano fiducia, supportano scambi continui di conoscenze, esercitazioni congiunte, consapevolezza situazionale, azioni coordinate, assistenza reciproca e condivisione di attrezzature di emergenza.
Massimo La Rovere, Chief Security Officer di Wind Tre
