Sport e Made in Italy: filiera industriale, attrattività globale, diplomazia economica
Lo sport italiano è sempre più riconosciuto non solo come fenomeno agonistico e culturale, ma come asset economico e industriale strategico per il Paese. Accanto ai tradizionali pilastri del Made in Italy – moda, design, enogastronomia – il sistema sportivo rappresenta oggi un settore capace di generare valore economico, occupazione, export e visibilità internazionale, inserendosi pienamente nella proiezione estera del Sistema Italia.
Secondo lo Sport System Observatory 2024 realizzato da Banca Ifis, la filiera dello sport vale oggi il 3,9% del PIL nazionale, in crescita rispetto al 3,4% del 2022, con un incremento dei ricavi del 17% solo nell’ultimo anno. Sul versante turistico, il comparto ha generato nel 2023 un volume d’affari pari a 11,9 miliardi di euro, confermando la capacità degli eventi sportivi, delle competizioni locali e delle grandi manifestazioni di attrarre flussi di visitatori e generare ricadute diffuse sui territori (Banca Ifis, 2024).
Anche sul piano dell’export, i numeri confermano la solidità del Made in Italy sportivo. Secondo Eurostat, nel 2023 le esportazioni europee di articoli sportivi hanno superato i 7,7 miliardi di euro, con una crescita del 27% negli ultimi cinque anni (Eurostat, 2024). L’Italia mantiene un ruolo di primo piano in segmenti ad alto valore aggiunto come le attrezzature tecniche, le calzature sportive, la nautica e le soluzioni per il benessere fisico, confermando una vocazione manifatturiera di qualità che trova nei mercati internazionali ampi spazi di sviluppo.
Non si tratta soltanto di una dinamica industriale, ma di un’evoluzione che sta progressivamente trasformando lo sport in un’infrastruttura trasversale al servizio del posizionamento internazionale dell’Italia. Grandi eventi sportivi rappresentano oggi occasioni non solo di visibilità mediatica ma anche di creazione di piattaforme di networking istituzionale, incontri commerciali, missioni imprenditoriali e partnership industriali, in grado di alimentare il circuito virtuoso della diplomazia economica. In questo quadro, cresce anche la consapevolezza di quanto il comparto sportivo possa contribuire agli obiettivi di innovazione tecnologica e transizione ecologica, attraverso lo sviluppo di nuove filiere produttive legate ai materiali sostenibili, al design industriale, all’efficientamento energetico delle infrastrutture e alla mobilità connessa agli eventi sportivi.
In parallelo, il sistema sportivo italiano si sta sempre più integrando anche nelle strategie di politica estera e promozione integrata del Sistema Italia. In questa direzione si muove il progetto di Diplomazia Sportiva lanciato negli ultimi anni dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ha inserito lo sport tra gli strumenti permanenti di sostegno alla proiezione internazionale del Paese. Il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha sottolineato in più occasioni: “Lo sport rappresenta una straordinaria opportunità per rafforzare il posizionamento del Made in Italy, in particolare nei mercati emergenti dove il brand Italia gode di un riconoscimento elevato”. In quest’ottica, sempre più spesso, le ambasciate italiane all’estero sono impegnate nell’utilizzare eventi sportivi come momenti di diplomazia economica, associando alle competizioni attività di networking imprenditoriale, promozione industriale e valorizzazione culturale.
A rafforzare il quadro istituzionale italiano è anche l’impegno del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che ha più volte richiamato la necessità di leggere lo sport come leva di sviluppo trasversale, capace di generare impatto economico, coesione sociale e attrattività internazionale. In questa visione, lo sport non viene più considerato come comparto a sé stante, ma come componente sempre più integrata nelle politiche di innovazione industriale, welfare e competitività del Paese.
Un aspetto altrettanto significativo è rappresentato dal crescente interesse delle aziende italiane ad associare la propria immagine ai valori dello sport, attraverso progetti di sponsorizzazione e responsabilità sociale d’impresa. Le sponsorship sportive diventano sempre più strumenti di posizionamento reputazionale e leva per avvicinarsi a nuovi mercati. Un approccio che sta progressivamente ridefinendo il rapporto tra impresa e sport, spingendo le aziende ad assumere un ruolo sempre più attivo nello sviluppo di progetti sociali, inclusivi e sostenibili promossi attraverso lo sport.
Esperienze di questo approccio emergono anche dal basso, attraverso piattaforme che da anni lavorano per integrare sport e impresa in un’ottica di sostenibilità, innovazione e proiezione globale. È il caso del Social Football Summit, appuntamento di riferimento che ha saputo consolidarsi come uno dei principali hub di confronto sul futuro del calcio, ma anche sull’evoluzione del sistema sportivo più in generale. Il Summit, ospitato ogni anno a Roma, riunisce rappresentanti di club, federazioni, istituzioni pubbliche e private, imprese e università per discutere di innovazione tecnologica, responsabilità sociale, governance sportiva e nuove opportunità di investimento. Un modello virtuoso che dimostra come lo sport, oltre a essere industria e spettacolo, possa farsi anche laboratorio permanente di politiche pubbliche, relazioni internazionali e crescita sostenibile.
Tutto questo conferma come il Made in Italy sportivo abbia oggi davanti a sé un’opportunità concreta per consolidare il proprio ruolo strategico nel quadro della competitività globale. Le condizioni sono favorevoli: numeri in crescita, forte dinamismo imprenditoriale, attenzione istituzionale e una crescente consapevolezza del valore trasversale dello sport per l’economia, la società e l’immagine internazionale del Paese. Continuare a investire in questo percorso di integrazione, innovazione e apertura internazionale rappresenta oggi una delle sfide più promettenti per rafforzare la proiezione globale del Sistema Italia.
Francesca Buttara, Capo Redattore Parlamento Magazine
