SOSTENIBILTA’ E NUCLEARE
Il Green Deal e la Strategia Europea dei Cambiamenti Climatici hanno imposto agli Stati membri una road map impegnativa sul piano della programmazione dello sviluppo economico, producendo un significativo impatto sulle attività imprenditoriali e sui connessi investimenti finalizzati a garantire una adeguata competitività.
Pur tuttavia, la forte instabilità del quadro politico internazionale, alla luce della guerra fra Russia ed Ucraina e della crisi mediorientale, ha reso centrale il tema della sicurezza energetica e dell’affrancamento totale dalle importazioni, richiedendo una attenta analisi delle politiche programmatorie di approvvigionamento attraverso il perseguimento di una strategia di mix energetico fondato sulla più articolata diversificazione delle fonti di rinnovabili, compreso idrogeno e nucleare.
La stessa Legge Europea sul Clima ha individuato nella produzione di energie alternative e pulite una priorità, scegliendo l’energia nucleare tra quelle privilegiate: serve oggi un’alleanza nucleare comunitaria!
Le politiche di transizione energetica hanno, infatti, riportato in auge questa tecnologia, in quanto essa non rilascia fumi climalteranti e il combustibile ha un costo molto basso, vantaggi cui si contrappone, tuttavia, l’elevatissimo costo di realizzazione degli impianti, anche a fronte di una potenza a volte contenuta degli stessi.
In tutto il mondo sono attualmente in funzione circa 440 centrali nucleari in trentadue Paesi; l’energia nucleare rappresenta il 10 per cento di tutta l’energia prodotta a livello mondiale e il 25 per cento della produzione di elettricità in Europa e, tenuto conto che questa energia è a minore intensità di carbonio, essa può svolgere un ruolo complementare alle energie rinnovabili per permetterci di raggiungere la neutralità di carbonio.
A differenza dei tradizionali combustibili fossili, la fissione nucleare non produce né CO2, né altri inquinanti atmosferici per produrre elettricità, e ha una ridotta occupazione di terreno. Rispetto ad altre fonti energetiche, inoltre, permette di produrre energia occupando una porzione di suolo relativamente contenuta. Ad esempio, se si considerano i dati forniti dal Dipartimento dell’energia americano, un impianto per la produzione di energia nucleare occupa un’area almeno 360 volte inferiore a un impianto eolico e almeno 75 volte inferiore a un impianto solare. Gli impianti nucleari sono in grado di produrre grandi quantità di energia poiché 1 kg di uranio fornisce la stessa energia di 60 tonnellate di gas naturale, 80 di petrolio o 120 di carbone. E questi numeri potrebbero ancora salire con l’introduzione dei reattori di quarta generazione, nei quali non si sfrutta solo l’uranio 235, ma anche l’uranio 238, attraverso la trasmutazione in plutonio 239: in questo modo 1 kg di uranio arriverebbe a contenere la stessa energia di 3000 tonnellate di carbone.
Ma i programmi per la ricerca, sviluppo e industrializzazione sulla fusione nucleare, attualmente condotta in oltre 50 paesi, offrono nuovi scenari ben più accattivanti. Più di 140 macchine per la fusione sono già operative o in costruzione in tutto il mondo, sia ad iniziativa privata che pubblica, utilizzando le tecnologie a confinamento magnetico “tokamak” e “stellarator”. In questo contesto è opportuno promuovere sia la libera iniziativa privata che la cooperazione pubblico privata.
In Europa il programma di ricerca ITER sta consentendo la costruzione in Francia del primo mini reattore nucleare a fusione da 400 MGW che entrerà in funzione nel giro di pochi anni.
Ogni Stato membro si sta adattando attraverso l’adeguamento dei propri strumenti di programmazione.
A differenza di molte fonti energetiche rinnovabili, il nucleare può essere considerato una fonte energetica affidabile e non intermittente, poiché le centrali nucleari possono lavorare al massimo della potenza in maniera continuativa. Ciò permette di non dipendere da condizioni naturali variabili, come nel caso del solare e dell’eolico.
Un altro vantaggio nell’utilizzo dell’uranio è che esso viene estratto in aree del mondo politicamente stabili come Canada e Australia, a differenza dei combustibili fossili che spesso provengono da Paesi con complesse situazioni interne come Russia, Algeria o Libia. L’approvvigionamento di uranio, quindi, ridurrebbe non solo la nostra dipendenza da combustibili fossili ma anche da tutti quei Paesi che ne posseggono grandi giacimenti.
L’aggiornamento del PNIEC trasmesso alla Commissione Europea a fine giugno 2024 tiene conto nel mix (fino ad ora limitato alle tradizionali fonti rinnovabili come eolico, fotovoltaico e idroelettrico) anche del nucleare, bandito in Italia da un referendum popolare incentrato sulla tecnologia a fissione, foriera all’epoca di catastrofici incidenti e della produzione di scorie pericolose il cui smaltimento richiedeva circa 3.000 anni. L’aggiornamento riporta anche analisi di scenario contenenti una possibile quota di energia prodotta da fonte nucleare nel periodo 2030-2050, con l’innegabile impatto positivo sulle bollette energetiche delle famiglie, in un mercato libero appena avviato, e sui costi energetici del manufatturiero italiano che tornerà ad essere competitivo in Europa e nel mondo.
Il Ministero dell’Ambiente ha istituito e coordina una Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile con il supporto di ENEA e RSE articolata in gruppi tematici i cui obiettivi sono indicati in uno specifico documento programmatico; I risultati del lavoro della Piattaforma saranno la base per valutare l’elaborazione e l’adozione da parte dell’Italia di una Strategia nazionale per il nucleare sostenibile.
Come ha già dichiarato il Ministro Pichetto Fratin, puntiamo al coinvolgimento delle capacità industriali del Paese che potranno fornire l’elevata conoscenza accumulata negli anni nella produzione di componentistica richiesta da centrali nucleari estere, reattori sperimentali e centri di ricerca, dando vita ad un forte connubio fra investimenti pubblici e privati, in regime di concorrenza ed in un mercato regolato.
Ecco perché, a seguito di specifiche audizioni con gli stakeholders, ho inteso contribuire alla accelerazione del dibattito parlamentare presentando un innovativo disegno di legge, già incardinato nei lavori della VIII Commissione e prossimo alla discussione, che disciplina la promozione della ricerca sulle tecnologie di nuova generazione da fusione, anche mediante la realizzazione di impianti sperimentali, favorisce la partecipazione a programmi europei e internazionali incrementando gli investimenti e prevede la realizzazione di nuovi reattori.
Il DDL prevede anche l’istituzione della Autorità Indipendente per l’Energia Nucleare e della Agenzia Nazionale per l’Energia Nucleare, oltre a disciplinare l’individuazione dei siti per i nuovi reattori e le modalità autorizzative.
Sen. Claudio Fazzone, Presidente 8° Commissione Ambiente e Territorio del Senato della Repubblica
