Sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici: mitigazione e adattamento le strategie da percorrere
La questione ambientale rappresenta il nodo irrisolto del nostro tempo e ci pone dinanzi a problemi altamente complessi, di vastissima portata ecologica e geografica, dalle implicazioni socio-politiche ed economiche pervasive ed imprevedibili. Ma al tempo stesso rappresenta anche una grande opportunità. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una escalation del termine sostenibilità che si è diffuso enormemente e che ormai sembra possa essere usato per far riferimento a qualsiasi tipo di azione responsabile. In realtà, il termine “sostenibilità” indica la caratteristica di uno stato o di un processo capace di restare in una condizione di equilibrio senza cambiare ed è stato utilizzato per la prima volta, nell’accezione moderna, durante la prima conferenza ONU sulla protezione dell’ambiente naturale, tenutasi a Stoccolma nel 1972. In quella occasione è stata riconosciuta sul piano internazionale la responsabilità dell’uomo sull’ambiente e gli ecosistemi terrestri, e anche l’urgenza di attuare politiche di prevenzione e salvaguardia ambientale, senza tuttavia dimenticare gli aspetti sociali, economici e quelli relativi allo sviluppo.
Tra le sfide principali per la sostenibilità ambientale vi sono quelle riguardanti i cambiamenti climatici, sui quali incidono notevolmente le emissioni di gas serra, l’inquinamento di suolo, acqua e aria, la perdita di biodiversità, lo sfruttamento eccessivo delle risorse non rinnovabili, la produzione e lo smaltimento inadeguati dei rifiuti. Secondo quanto è emerso da un recente rapporto dell’ISPRA, i cambiamenti climatici sono al primo posto tra le preoccupazioni ambientali espresse dai cittadini, confermando, tra l’altro, un primato ormai decennale. L’aumento degli eventi estremi e la siccità che hanno colpito il nostro territorio e che stanno colpendo tutta l’Europa hanno sicuramente contribuito a rendere tale preoccupazione ancora più forte. Per intervenire è necessario agire su due fronti, da un lato occorre fare i conti con gli effetti, talvolta irreversibili, che il cambiamento climatico sta già avendo sul nostro pianeta, ovvero l’adattamento. Dall’altro, occorre evitare che questi effetti si inaspriscono in futuro, intervenendo con misure di prevenzione, ovvero la mitigazione. Anche perché le conseguenze derivanti dal cambiamento climatico non si riflettono solo sull’aspetto ambientale, ma incidono anche sugli aspetti economici e sociali. Sappiamo quanto particolarmente disastrose siano state le calamità che hanno colpito l’Italia centrale e Ischia e gli effetti che la siccità sta generando nel Mezzogiorno d’Italia.
Ecco perché occorre rendere la nostra società resiliente al clima ed ecco perché mitigazione e adattamento sono le due strategie da percorrere per poter affrontare i cambiamenti climatici e percorrere la strada della transizione ecologica ed energetica. Ciò deve costituire per noi una grande opportunità. La transizione verso un’economia eco-sostenibile a basse emissioni di carbonio richiede trasformazioni fondamentali nella tecnologia, nell’industria, negli affari, nella finanza e, nella società nel suo complesso. Pertanto, è necessario per raggiungere gli obiettivi prefissati, intervenire ad ampio spettro, impegnandosi su più fronti, e decarbonizzare in larga misura anche la struttura produttiva industriale, azione che richiede una profonda trasformazione del settore e l’assunzione di scelte importanti. Abbiamo la possibilità di intervenire in maniera determinante sulle questioni che riguardano da vicino i cittadini, verificando con attenzione quanto si decide in Europa, perché la transizione ecologica ed energetica non siano delle transizioni ideologiche come qualcuno a sinistra vorrebbe. Penso alla direttiva per l’efficientamento energetico delle “case green” approvata dall’Unione europea che richiede un grande esborso per le tasche degli italiani e che, soprattutto, prevede tempi irrealistici.
Penso al tema complesso che riguarda il settore automotive e a come rappresenti anche un problema geopolitico. Abbiamo visto che l’Ue, e non solo, ha aumentato i dazi sulle importazioni di auto elettriche provenienti dalla Cina; eppure, è recente la notizia dell’accordo di Stellantis con Leapmotor per l’importazione di auto elettriche cinesi. Il rischio è quello della perdita di migliaia di posti di lavoro in Italia e in Europa. Ciò, ovviamente non significa che non dobbiamo prevedere soluzioni per la decarbonizzazione del settore dei trasporti, ma ci sono ipotesi diverse che possono essere prese in considerazione. L’Italia, per esempio, sta facendo grandi investimenti sui carburanti alternativi derivati da idrogeno e anche sui biocarburanti che sono a zero emissioni di CO2. Si può poi intervenire sul trasporto pubblico locale con il sostegno alle aziende nella sostituzione dei mezzi inquinanti con un nuovo parco circolante che tenga conto di tutte le tecnologie, non solo di una.
Inoltre, al fine di mitigare i cambiamenti climatici è necessario decarbonizzare i nostri settori dell’energia, dell’industria e delle infrastrutture, attraverso pratiche sostenibili e fonti di energia rinnovabile, salvaguardare le risorse idriche e garantire la sicurezza energetica e alimentare. La guerra in Ucraina e le crisi energetiche e alimentari mondiali rendono l’azione per il clima, e in particolare la decarbonizzazione dei nostri sistemi energetici, un’urgenza ancora più pressante. Proprio sul tema della transizione energetica siamo intervenuti affinché l’indipendenza energetica si possa raggiungere con tutte le fonti di approvvigionamento e quindi anche grazie al nucleare. Per questo abbiamo lavorato affinché l’energia nucleare proveniente dai reattori di quarta generazione possa costituire anche per l’Italia una fonte di approvvigionamento di energia di lungo periodo e siamo orgogliosi di essere riusciti a prevederlo nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). La ricerca e l’innovazione giocheranno un ruolo chiave nel processo di transizione per la decarbonizzazione del nostro sistema energetico. Le attività di ricerca e innovazione, se opportunamente pianificate, indirizzate e sostenute, forniranno un importante contributo nell’ambito di questo quadro di riferimento, declinando la sostenibilità ambientale, economica e sociale in funzione dell’evoluzione attesa per il prossimo decennio.
La strada dell’adattamento, invece, costituisce senz’altro uno strumento fondamentale per fermare gli eventi estremi. Anche qui abbiamo delle opportunità. Possiamo agire, sulla base dell’esperienza, in modo da valutare i rischi climatici, sviluppare piani di gestione del rischio e agire sui territori per evitare gli impatti devastanti che fenomeni, purtroppo ormai molto frequenti, stanno provocando. Dobbiamo, dunque, mettere al centro della sostenibilità ambientale (che sia sempre anche economica e sociale) le relazioni uomo-ambiente, nella convinzione che senza il capitale naturale e le risorse che genera non sia possibile garantire un futuro alle prossime generazioni.
