Salute mentale e prevenzione: il piano di Regione Lombardia per la sanità

Salute mentale e prevenzione: il piano di Regione Lombardia per la sanità

Le prospettive per il nostro Sistema Sanitario sono chiare: la popolazione invecchia e dovremo fare sempre più i conti con la cronicità. L’analisi statistica dei dati ci permette di vedere esattamente quale sarà il futuro: quanti anziani ci sono attualmente, quanti ce ne saranno fra 5 anni, quanti fra 10 anni, quanti di questi avranno malattie e quali saranno queste patologie. Sappiamo quindi che i costi per gestire il sistema sanitario non potranno che aumentare e, se non interveniamo ora, diventare insostenibili. Dobbiamo quindi agire immediatamente e fortemente sul tema della prevenzione: promuovendo corretti stili di vita per consentire alle persone di vivere il più a lungo possibile, nelle condizioni migliori di salute, con un vantaggio non solo per la persona stessa ma per tutta la comunità. Il ragionamento sulla prevenzione si deve anche ampliare a tutto campo includendo controlli, screening contro i tumori e patologie in generale che, se individuate precocemente, possono essere curate o evitate.

Naturalmente, oltre a questa partita che vedrà risultati solo con il passare del tempo, ci troviamo quotidianamente a fronteggiare sfide altrettanto cogenti in campo sanitario: le liste d’attesa, la carenza di personale, la riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza, l’integrazione tra ospedali e territorio, il riordino delle reti di cura tempo-dipendenti, lo sviluppo della tecnologia, della telemedicina e della ricerca. Ognuno di questi temi richiede oggi un grande impegno di tempo, risorse e, per usare un’espressione a me cara, di “passare dalle parole ai fatti”.

C’è un ambito però su cui vorrei focalizzare l’attenzione che credo meriti ogni sforzo possibile da parte degli amministratori pubblici: la salute mentale, in particolare quella che riguarda i nostri ragazzi e giovani. Il contrasto al disagio giovanile deve avere la priorità assoluta su tutto perché salvaguardare i giovani è l’unico modo per permettere alla nostra società di avere un futuro. 

In Lombardia le Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA), dedicate a bambini e adolescenti (0-17+anni) con disturbi del neurosviluppo (neurologici, psichiatrici, neuropsicologici) e alle loro famiglie, svolgono quotidianamente attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, in stretto raccordo con i contesti di vita (familiare, educativo e sociale) e gli altri servizi sanitari e sociosanitari. I servizi di NPIA, ad accesso diretto, sono organizzati in 217 strutture tra poli territoriali e ospedalieri, day hospital, degenze e strutture terapeutiche residenziali e semiresidenziali. Nonostante siano presenti 112 posti letto di ricovero ordinario di NPIA sui 403 nazionali, 6 posti per 100.000 abitanti fino ai 17 anni, ed esso sia il numero il più alto a livello italiano, si tratta comunque solo di meno di un decimo di quello di Belgio e Germania. Negli ultimi 5 anni, si è assistito a un progressivo aumento dei casi di disturbi psichici negli adolescenti e nei giovani adulti, così come della gravità dei casi. Anche le Unità Operative di Psichiatria sono molto attive sulla fascia d’età giovanile, con progettualità specifiche: nel 2024 i Programmi di Psichiatria con tematica strategica specifica sull’intervento precoce/area giovani hanno intercettato circa 5000 giovani nella fascia d’età 14-25. Purtroppo, anche i Servizi per le Dipendenze vedono allargare progressivamente il numero di giovani che necessitano di assistenza. 

Come ci stiamo muovendo per rispondere a questo bisogno crescente di interventi nell’ambito della salute mentale dei giovani?

Abbiamo incrementato i posti di centro diurno NPIA e puntiamo ad aumentarli ancora di più nei prossimi mesi, sono state potenziate la rete d’offerta dei servizi dedicati alla riabilitazione dell’età evolutiva e dei poli territoriali di NPIA e la rete dei servizi dedicati alla cura dei disturbi alimentari (con anche l’attuazione dei Piani per il contrasto ai disturbi dell’alimentazione e lo sviluppo della presenza di equipe multidisciplinari dedicate). 

Per i Disturbi Specifici dell’apprendimento (DSA) abbiamo sviluppato protocolli con la scuola finalizzati all’intercettazione precoce e istituito Nuclei funzionali DSA in ogni UONPIA. 

Nell’ambito delle dipendenze abbiamo attivato una sperimentazione che vede la creazione di équipe specializzate ospedaliere per le dipendenze (ESOD) con particolare attenzione alle nuove sostanze e alla fascia giovanile e, per il gioco d’azzardo, abbiamo sviluppato piani d’azione di contrasto che prevedono azioni di prevenzione e intercettazione precoce in contesti non connotati, quali gli sportelli ospedalieri e nelle case di comunità.

Per i pazienti con disturbi comportamentali e uso di sostanze provenienti dal circuito della giustizia minorile sono state avviate le comunità socio-rieducative ad alta integrazione sanitaria (CSGM) per minori e giovani adulti. 

Infine, l’istituzione del servizio dello psicologo delle cure primarie, quando sarà entrato a pieno regime, ci permetterà di aumentare la possibilità di intercettazione precoce del disagio psichico, anche nei più giovani.

L’impegno però non si esaurisce qui, le progettualità che intendiamo mettere in campo a partire da quest’anno prevedono l’aumento dei posti letto di NPIA, la creazione di una rete regionale di tutti i reparti di neuropsichiatria, l’organizzazione della formazione continua del personale, lo sviluppo di Centri dedicati alla psicopatologia dell’adolescenza, con il potenziamento di luoghi dedicati all’intercettazione precoce e alla cura delle problematiche della fascia giovanile, l’implementazione di un modello di struttura residenziale dedicato ai DNA (Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione), la revisione della rete d’offerta dei servizi ambulatoriali e residenziali in ambito dipendenze, l’avvio del progetto regionale “RISE” – Recovery, Inclusione, Supporto, Empowerment” per i giovani con disturbo di personalità grave, in particolare il disturbo borderline.

In sintesi, occorre superare la discontinuità nei percorsi di cura che può avvenire nel passaggio dai servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza a quelli dedicati all’età adulta, così come tra i servizi di salute mentale e quelli dedicati alle dipendenze ma anche migliorare la filiera degli interventi per il contrasto al disagio dei minori. Nessuno deve essere lasciato indietro.

Ritorno però alla parola fondamentale con cui ho iniziato questa riflessione: prevenzione. Anche nell’ambito della salute mentale, oltre al sistema di cura vero e proprio, esistono infatti diverse possibilità di interventi preventivi e di presa in carico precoce. 

Attraverso i consultori, con équipe dedicate e strumenti per l’intercettazione precoce, è possibile effettuare la valutazione di rischio per le forme di disagio giovanile e comportamenti disadattativi. Devono essere previsti percorsi di consultazione e presa in carico psicoeducativa e psicoterapeutica per i casi di disagio di entità lieve e moderata e di invio alla rete dei servizi (Pediatri di Libera Scelta, NPI, CPS, SerT, Psicologia clinica), per i casi più complessi. Anche gli interventi di riconoscimento precoce delle forme di depressione post-partum, per il quale è in corso una formazione rivolta alle ostetriche dei consultori (“Pensare Positivo”), rappresenta una forma di prevenzione primaria di notevole impatto. 

Gli spazi rivolti agli adolescenti all’interno dei Consultori devono essere un luogo facilmente identificabile e accessibile sul territorio, sia da parte dei ragazzi che dai genitori e dalla comunità educante. L’integrazione con le Case di comunità e la collaborazione con gli psicologi delle cure primarie faciliterà la presa in carico e l’eventuale connessione con i servizi sociali laddove necessaria.

In conclusione, solo il benessere psichico dei nostri giovani potrà essere garanzia di una società futura sana, in grado di occuparsi delle categorie più fragili. 

Guido Bertolaso, medico chirurgo e Assessore al Welfare di Regione Lombardia.

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