RI-SOSTENIAMO

RI-SOSTENIAMO

Il termine Sostenibilità è ormai di gran moda, inflazionato e spesso oggetto di libere interpretazioni legate alla parte ambientale. 

Molti studiosi si sono spesi per costruire un glossario preciso, per spiegare non solo il termine ma anche i principi che esso porta in sé. Inoltre, le varie normative sono diventate sempre più stringenti e pressanti, pur lasciando spazi di interpretazione.

Tenuto conto che già da anni molte organizzazioni stanno affrontando questi temi è doveroso chiedersi a che punto siamo e cosa ci dobbiamo aspettare dalle istituzioni, dalle organizzazioni economico/sociali, dalla politica e da noi stessi.

Negli ultimi anni abbiamo alzato l’attenzione e abbiamo registrato il passaggio dal concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa al più olistico approccio ESG (Enviromental Social Governance): lo facciamo in modo appropriato? 

Esiste una comune interpretazione dei principi e dei criteri dell’Ecosistema Sostenibilità? Gli attori coinvolti hanno un approccio corretto per quello che serve e non per utilità di parte?

Ritorniamo alle origini, nel senso di ri-cercare le soluzioni ottimali in risposta alle nostre esigenze, accantonando quello che fino ad oggi abbiamo creduto indispensabile e cercando qualcosa di nuovo, o di antico, rivisitato grazie alle attuali competenze scientifiche e antropologiche. 

Tutto questo parlare di sostenibilità (il termine più usato degli ultimi 20 anni) si perde spesso in tanto rumore per nulla. Ogni pubblicità, comunicazione e slogan contiene questa parola. Se ne parla, ripetendo sempre le stesse cose, e si dimentica o si sottintende il fatto che non è più tanto la definizione che importa, quanto l’azione che chiede.

Ri-sosteniamoci

Questo neologismo, appena inventato, è un invito a tornare alle origini.

Ripensiamo alla Sostenibilità non come un vestito da indossare per apparire, ma uno stile di vita, che adotta soluzioni che servono e non fanno danno e risponde a precisi impegni.

Spesso le proposte sono basate sull’esperienza personale, con interpretazioni facili, utili solo per confermare una propria convinzione. 

Si parte con domande del tipo: la macchina elettrica è davvero sostenibile? Avremo abbastanza energia disponibile per tutte queste auto? Gli eventi climatici estremi sono legati al cambiamento in corso? Ha senso incidere sulle culture locali per imporre il rispetto dei diritti umani, se comporta un ulteriore conflitto sociale?

Tutte domande ragionevoli e corrette. Il problema è quando pensiamo che esistano soluzioni univoche: in realtà è necessario analizzare e riordinare un complesso sistema di elementi che ci riporta a rivedere il nostro ‘Ecosistema Sostenibile’. 

Sforziamoci di andare oltre, ri-fondiamo la sostenibilità, nel senso di ri-costruire e mantenere le buone abitudini, identificando e abbandonando le cattive.

Ricreare l’ecosistema necessario significa avere un pensiero e approccio aperto e multidisciplinare. È un percorso che deve consentire il soddisfacimento dei diversi bisogni dell’attuale generazione, senza compromettere la soddisfazione delle future (“Rapporto Brundtland” – Our common future – 1987).

Non è più una questione di voler affrontare o meno questi temi ma, nel non farlo, saperne valutare i rischi e le opportunità mancate.

“Servono decisioni che servono”, una Leadership che serve: la capacità di indirizzare e rispondere al cambiamento, attraverso il confronto e la comunicazione responsabile.

La comunità civile e i nostri governi sono chiamati ad esercitare sempre più questo tipo di Leadership al servizio. Perché servire altro non è che impegnarsi per risolvere i problemi e rispondere alle esigenze della comunità in cui viviamo e che lasceremo ai posteri.

Ogni istituzione, organizzazione o associazione lo può fare in diversa misura, guidata dalle sue esperienze. L’efficacia delle azioni realizzate viene poi valutata attraverso l’evidenza del suo impatto, cioè la misura dei benefici (o meno) che si creano per la società. 

La consapevolezza di quello che si fa è il termometro della coscienza, ognuno può fare la sua parte valutando gli impatti che crea.

In Italia da 60 anni un’associazione di professionisti segue la missione di sostenere l’evoluzione di questa consapevolezza, intesa come la conoscenza delle priorità e il riconoscimento delle aree di miglioramento, attraverso la qualità delle relazioni, della comunicazione e la premiazione delle migliori pratiche.

FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) è l’associazione che rappresenta in Italia i professionisti delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione. I soci FERPI operano come liberi professionisti, dirigenti, funzionari, dipendenti e collaboratori di aziende, enti pubblici, enti del Terzo Settore, docenti universitari e ad essa partecipano anche studenti e neolaureati.

Comunicazione e Relazioni sono i motori che portano in contatto le diversità e spingono al confronto per costruire nuove soluzioni che servono al futuro. L’esercizio onesto di queste relazioni ci porta ad essere meno concentrati su noi stessi e ad evitare la noia della autoreferenzialità, per sostituirla con la passione nel confronto costruttivo. 

FERPI sostiene la proposta di Global Alliance per l’inserimento di un 18° SDG a quelli individuati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, quello per la Comunicazione Responsabile, quale strumento imprescindibile e trasversale a tutti gli altri obiettivi, ma ancor più necessario per l’evoluzione consapevole di ognuno di questi. 

Inoltre, condivide e rilancia la lettera del presidente di Global Alliance, Justin Green, che tratteggia un quadro strategico per l’attuazione del nuovo SDG, richiamando l’attenzione sull’importanza della comunicazione finalizzata a promuovere fiducia, dialogo informato e coesione sociale.

In un momento in cui miliardi di persone sono esposte a false narrazioni, distorsioni e menzogne, il mondo deve rispondere ai danni causati dalla diffusione dell’odio e delle fake news, sostenendo con forza i diritti umani“, ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, lanciando un appello urgente ai governi, alle aziende tecnologiche, agli inserzionisti e all’industria delle relazioni pubbliche affinché si facciano avanti e si assumano la responsabilità per contrastare questo pericoloso fenomeno.

La storia ci ha insegnato che i poteri totalitari prendono il controllo delle civiltà imponendo la loro visione, gestendo la diffusione delle informazioni. Pensiamo per un attimo quale volano potrebbe essere usare la comunicazione in modo responsabile e onesto, per spingere a decisioni concrete le istituzioni e i governi a decisioni concrete e utili.

Una ulteriore iniziativa di FERPI su questo fronte è l’Oscar di Bilancio. 

FERPI esercita il ruolo di Leader che serve, attraverso un’amplia influenza mediatica, volta a fare cultura e scuola, identificare le Best Practice e a far crescere il pensiero sostenibile e responsabile. 

Nella mia esperienza aziendale ho avuto modo di coniare e sperimentare la raccomandazione ‘Pensa responsabilmente e Agisci in modo sostenibile’. Due aspetti, che coltivati in modo contestuale e sinergico, creano la solida base delle relazioni e della credibilità nella azione e comunicazione della sostenibilità.

Penso quindi all’Oscar di bilancio come uno strumento evoluto, pionieristico e d’avanguardia, che invita al confronto e al pensiero sostenibile, volto ad accettare il cambiamento, e il coraggio di voler cambiare quando si può e alla saggezza di riconoscere la differenza tra questi due momenti. (Reinhold Niebuhr – 1944).

La premiazione dell’eccellenza della rendicontazione, e la competizione stessa, sono parte del percorso di confronto e condivisione delle diverse visioni. L’Oscar ci mostra che ‘il re è nudo’, che abbiamo bisogno di conoscere e circondarci di chi è meglio di noi, per trarre spunto e alzare lo sguardo su obiettivi più importanti.In Italia, con FERPI, siamo pronti per ricreare il corretto Ecosistema Sostenibile, promuovendo il vero confronto evolutivo e la logica della leadership che serve.

Andrea Razeto, Direttore CSR e Sostenibilità per Hitachi Rail global e Consigliere nazionale FERPI

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