Rafforzare la filiera del Largo Consumo: proposte per un futuro industriale sostenibile
Il sistema industriale dei beni di largo consumo attende da anni l’avvio di una politica industriale organica, capace di fornire al tessuto produttivo una cornice stabile entro la quale sviluppare strategie di crescita e rafforzare la propria competitività. Eventi come la pandemia, la crisi energetica, le tensioni geopolitiche e le discontinuità nelle catene di approvvigionamento hanno reso questa esigenza ancora più pressante. Il contesto in cui operano le imprese del largo consumo si è fatto infatti sempre più complesso e incerto, imponendo un forte ripensamento dei modelli organizzativi e una continua capacità di adattamento.
Nonostante il quadro di particolare discontinuità, la filiera del grocery, di cui Centromarca e IBC fanno parte, ha continuato a offrire al Paese un contributo decisivo in termini economici e sociali. Queste realtà generano un valore aggiunto di 116 miliardi di euro, sostengono un ampio indotto che coinvolge produzioni primarie, logistica, ricerca e servizi, e impiegano 2,28 milioni di persone. Hanno inoltre investito in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e sostenibilità, consolidando il posizionamento delle imprese italiane sui mercati internazionali con un export di circa 81 miliardi di euro. Anche nei momenti più critici, il settore ha contribuito a contenere l’inflazione, assorbendo gran parte degli extracosti che, altrimenti, avrebbero gravato ancora di più sui bilanci delle famiglie, già alle prese con la perdita del potere d’acquisto dei salari.
Il mondo della produzione ha dovuto far fronte a dinamiche fuori controllo legate all’aumento delle materie prime, dell’energia e dei costi logistici. Tra il primo semestre 2024 e lo stesso periodo del 2025, il cacao ha registrato un incremento del 23% e il caffè del 73%. L’energia è cresciuta del 79% rispetto al primo semestre 2021, mentre i costi di trasporto dei container dalla Cina all’Europa sono aumentati di circa il 400% tra gennaio 2020 e luglio 2024 (Fonte Nomisma). Malgrado queste pressioni, le aziende hanno saputo reagire con rapidità e pragmatismo, diversificando le fonti di approvvigionamento, migliorando l’efficienza interna e rivedendo quotidianamente strategie e piani di investimento. Un impegno che ha permesso di tutelare qualità, sicurezza e distintività delle produzioni, confermando la resilienza e la capacità di adattamento dell’industria italiana del largo consumo.
Risultati importanti, che avrebbero potuto essere ancora migliori – e quindi in grado di trasferire maggiori benefici al Paese in termini di occupazione, introiti fiscali, innovazione – se calati nell’ambito di un più ampio piano industriale nazionale, fondato su interventi che possono creare un contesto operativo migliore per le imprese. È in quest’ottica che, in occasione dell’evento organizzato a Roma da Centromarca e IBC il 14 e 15 ottobre, insieme ad Assologistica, Confagricoltura e Federdistribuzione, le imprese del comparto hanno presentato alle istituzioni una serie di proposte concrete per creare un contesto favorevole alla crescita.
Il filo conduttore delle proposte è il rafforzamento della competitività. L’Italia ha bisogno di imprese più solide, capaci di affrontare mercati sempre più globalizzati e concorrenziali. Occorre quindi facilitare processi di crescita dimensionale, anche attraverso operazioni di aggregazione e partnership industriali, semplificare l’accesso al credito e ai mercati dei capitali, sostenere la managerializzazione delle piccole e medie imprese, favorire lo sviluppo di reti di collaborazione e migliorare l’efficienza logistica con investimenti in infrastrutture, digitalizzazione e automazione.
Per rafforzare la competitività, l’innovazione rappresenta una leva decisiva. Le aziende del largo consumo hanno già dimostrato di saper investire in ricerca, tecnologie avanzate e sostenibilità ambientale. Per accelerare questo percorso occorre però rendere più semplice e accessibile l’utilizzo degli incentivi disponibili e sostenere le startup e le PMI con misure fiscali mirate e crediti d’imposta dedicati.
Un ulteriore pilastro delle proposte riguarda il rafforzamento della legalità lungo tutta la filiera. Le imprese del largo consumo operano in un mercato esposto a fenomeni distorsivi e pratiche commerciali sleali, che minano trasparenza e concorrenza. È quindi necessario consolidare il quadro normativo, introdurre strumenti più efficaci contro la contraffazione, rafforzare i controlli e promuovere iniziative di formazione rivolte alle figure professionali chiave. Legalità, trasparenza e correttezza commerciale sono condizioni indispensabili per uno sviluppo equilibrato e sostenibile.
Si tratta di interventi mirati, che non comportano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. È quindi soprattutto una questione di priorità e di visione: adottare misure e strumenti in grado di generare un impatto immediato e significativo sulla crescita del Paese.
Il contributo delle imprese del largo consumo allo sviluppo economico e sociale dell’Italia è tangibile. Ma non basta affidarsi alla loro resilienza: serve una cornice industriale nazionale, una visione condivisa che consenta alle aziende di sviluppare appieno le proprie strategie, attrarre investimenti, innovare e rafforzare la posizione dell’Italia nelle catene del valore globali. Per questo Centromarca e IBC ribadiscono l’urgenza che Governo e Parlamento definiscano al più presto un Piano Industriale Nazionale. È il passo necessario per dare continuità e prospettiva a un comparto che oggi chiede di essere messo nelle condizioni di esprimere tutto il proprio potenziale al servizio del Paese.
Vittorio Cino, Direttore Generale Centromarca e IBC
