Parlamento “aumentato”: l’intelligenza artificiale come infrastruttura della democrazia digitale
Nel luglio 2025 la Camera dei deputati ha presentato i primi tre prototipi di intelligenza artificiale generativa destinati a supportare direttamente il lavoro parlamentare, frutto della manifestazione d’interesse promossa nel 2024 dal Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione rivolta a esperti, enti di ricerca e università.
Si tratta di strumenti pensati per supportare direttamente il lavoro parlamentare, in particolare assistere i deputati nella redazione di emendamenti, nell’analisi della produzione legislativa e nel rapporto con i cittadini, segnando il passaggio da un uso “tecnico” dell’ICT a una vera e propria infrastruttura cognitiva della democrazia.
I tre sistemi sono:
MSE, Macchina scrittura emendamenti. Nasce dalla proposta del Consorzio interuniversitario Alma Human AI (Università di Bologna, con LUISS, CNR, Università di Verona e Torino). Si tratta di un assistente digitale per generare bozze di emendamenti e confrontarle con il corpus normativo vigente. Questo sistema supporta i deputati utilizzando modelli linguistici avanzati. MSE può proporre modifiche testuali coerenti, rilevare conflitti normativi e suggerire alternative più efficaci. L’obiettivo non è automatizzare la politica, ma aumentare la qualità e la precisione del lavoro parlamentare.
NORMA, Assistente virtuale per l’analisi della produzione legislativa. Proposto dal Politecnico di Milano, dell’Istituto Einaudi di economia e finanza e dello studio legale LegisLAB. Aiuta a esplorare in modo intelligente il ciclo di vita delle leggi, a individuare connessioni tra norme, a consultare il contesto giuridico, a supporto dell’Osservatorio sulla legislazione della Camera. NORMA è pensata per supportare il lavoro degli uffici legislativi, ma potrà avere un impatto anche nella ricerca accademica e nella comunicazione giuridica.
DepuChat, Chatbot per il dialogo con i cittadini. Nasce da un progetto congiunto delle Università degli Studi di Roma Tre e di Firenze. Pensato per facilitare l’accesso del pubblico alle informazioni sulle attività parlamentari e sui deputati, è uno strumento interattivo che risponde in linguaggio naturale a domande sui lavori della Camera, sugli atti parlamentari, sulle sedute, e persino su temi trattati dai singoli parlamentari.
L’introduzione di questi strumenti non implica la sostituzione del ruolo umano; tuttavia, è chiaro come la competenza parlamentare non sarà più solo giuridica e politica, ma richiederà una nuova alfabetizzazione digitale. Il deputato del 2030 dovrà interpretare suggerimenti generati dall’IA, comprenderne limiti e bias, nonché motivare scelte legislative supportate da dati e simulazioni. Senza questa competenza, rischia di essere marginalizzato dalle architetture tecniche che selezionano e gerarchizzano informazioni.
Per questo, il potenziamento delle competenze digitali di parlamentari e strutture di supporto, in particolare della figura del collaboratore parlamentare, diventa condizione abilitante: senza alfabetizzazione ai dati e all’IA, l’autonomia strategica resta sulla carta.
L’evoluzione del Parlamento si inserisce in un quadro più ampio di innovazione digitale nella Pubblica Amministrazione. Il Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2024-2026 dedica attenzione ai dati e all’intelligenza artificiale, con linee guida su casi d’uso, valutazione dei rischi e principi etici. Nel 2025 Agid ha messo in consultazione e adottato le Linee Guida per l’adozione dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione.
Sul fronte legislativo, la Legge 23 settembre 2025, n. 132 – Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale costituisce il primo quadro normativo organico nazionale in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e modelli di intelligenza artificiale, secondo una visione dichiaratamente antropocentrica. Le disposizioni si interpretano e applicano in coerenza con il regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) e non introducono nuovi obblighi rispetto a quelli da esso previsti per i sistemi e i modelli di IA per finalità generali.
La legge non è limitata alla Pubblica Amministrazione ma interessa ambiti come lavoro, sanità, giustizia e cybersicurezza, e prevede criteri di trasparenza, equità e sicurezza nell’uso dei sistemi IA.
La sfida per il 2030 non è la sperimentazione isolata, ma l’adozione sistemica dell’IA lungo tutto il ciclo delle politiche pubbliche: dalla definizione dell’agenda alla valutazione d’impatto delle leggi. In Parlamento, ciò significa sistemi capaci di simulare l’impatto di emendamenti, mappare effetti normativi su territori e categorie, integrare dati amministrativi e open data in tempo quasi reale. Nella PA, le piattaforme di IA previste dal Piano triennale e sostenute dal PNRR devono trasformarsi in componenti comuni, interoperabili e controllabili, evitando soluzioni proprietarie frammentate e opache.
L’adozione dell’IA nei processi parlamentari e amministrativi solleva questioni di accountability democratica. Chi è responsabile di una decisione se il percorso istruttorio è stato influenzato da algoritmi? Come rendere comprensibile ai cittadini la logica di sistemi che filtrano informazioni e proposte?
Le linee guida nazionali e le best practice internazionali indicano la strada: classificazione dei sistemi per livello di rischio, tracciabilità delle decisioni, audit periodici e valutazione d’impatto etico, oltre alla partecipazione degli stakeholder nei processi di progettazione.
Se il Parlamento saprà applicare questi principi, trasformando i prototipi di intelligenza artificiale in piattaforme mature e governate, potrà diventare il primo presidio di una democrazia aumentata, in cui l’IA rafforza – e non indebolisce – il ruolo delle istituzioni rappresentative.
Lorenza Carra, Vice Presidente Associazione Italiana Collaboratori Parlamentari
