Parità di genere e sviluppo: il lavoro come strumento di libertà
L’imprenditoria femminile in Italia è in continua evoluzione, con un numero crescente di donne che si affermano nel mondo del business.Sebbene rimangano sfide da affrontare, l’impegno e il sostegno istituzionale consentono alle imprenditrici italiane di crescere e contribuire alla vitalità dell’economia nazionale.
L’Italia è al primo posto in Europa per il numero delle imprese a guida al femminile superando Germania, Francia e Spagna. Un segnale positivo, soprattutto considerando che più imprese femminili significano più occupazione. Le donne imprenditrici sono una risorsa preziosa per il nostro Paese, anche se si deve ancora lavorare sull’accesso al credito e procedure burocratiche. Il Fondo Impresa Donna è un primo passo importante, per sostenere le donne che vogliono creare e sviluppare imprese. Quando parliamo di imprenditoria femminile non dobbiamo solo celebrare storie di successo, ma riconoscere anche il potenziale di trasformazione sociale ed economica che le donne imprenditrici portano con sé.
Le donne non chiedono spazi protetti o privilegi, ma contesti equi dove la loro visione possa tradursi in innovazione e crescita per l’intero Paese. Per questo, dobbiamo spingere verso un modello su talento e merito, abbattendo quelle barriere culturali che ancora oggi vedono l’ambizione femminile etichettata come straordinaria, anziché normale. In un momento in cui il mercato del lavoro sta cambiando rapidamente, dobbiamo investire nella formazione e nella riqualificazione delle donne, con particolare attenzione ai settori tecnologici e alla transizione ecologica. In quelli che diventeranno i lavori del futuro le donne devono avere un ruolo da protagoniste.
E per renderle protagoniste non possiamo ignorare il fatto che la formazione in ambito STEM rappresenti oggi non solo una chiave di sviluppo economico, ma anche una delle sfide più grandi per garantire l’equità sociale e l’inclusione. Le competenze tecnico-scientifiche sono al centro del cambiamento tecnologico che viviamo quotidianamente e rappresentano strumenti imprescindibili per costruire un futuro in cui tutti possano contribuire e beneficiare dei progressi in atto.
In questo contesto, è essenziale lavorare per abbattere le barriere culturali e sociali che ancora oggi scoraggiano molte ragazze dall’intraprendere percorsi formativi in discipline scientifiche e tecnologiche.
Ebbene, il lavoro femminile non è solo una questione di parità, ma una questione di sviluppo economico e sociale, cosa che interessa a tutti, anche agli uomini. Sostenere l’occupazione femminile significa liberare energie, talenti e potenzialità ancora oggi sottoutilizzati. Le donne che lavorano non sono solo un valore per sé stesse, ma per tutta la comunità: migliorano il benessere delle famiglie, contribuiscono alla crescita delle imprese e rafforzano il tessuto sociale del nostro Paese.
Con la revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) abbiamo discusso di una scelta politica precisa: puntare su interventi già pronti, già efficaci, già operativi, senza restare intrappolati in schemi formali che avrebbero ritardato l’attuazione. È stata una scelta di efficienza, sì, ma anche di equità e non possiamo non sottolineare come la revisione del PNRR sia stato ampliato significativamente il sostegno alla parità di genere nel mondo del lavoro. Il numero di imprese che dovranno ottenere la certificazione per la parità è stato triplicato: da mille a tremila. Non è un simbolo, è una leva concreta per spingere le aziende verso modelli più equi, valorizzando il talento femminile e creando condizioni di lavoro più giuste e inclusive. È una misura che guarda al futuro del lavoro e al rispetto dei diritti, con pragmatismo, senza ideologismi.
Come anche Presidente della Commissione di inchiesta sul Femminicidio nonché ogni altra forma di violenza di genere, non posso poi che ribadire un aspetto essenziale: il lavoro non è solo una leva economica, ma uno strumento di libertà. Dare alle donne gli strumenti per essere indipendenti e autonome significa combattere ogni forma di violenza e abuso, spezzare il ciclo di dipendenza economica che troppo spesso si accompagna a situazioni di maltrattamento.
Martina Semenzato, Deputata della Repubblica Italiana – Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio
