Ottant’anni di Federmanager: visione industriale e capitale umano per l’Italia che vuole crescere
Ottant’anni di storia e di futuro.
Così Federmanager ha celebrato a Roma il suo importante anniversario, alla presenza di rappresentanti del Governo, del mondo industriale e del Cardinale Baggio. Un evento dal valore non solo simbolico, ma programmatico: l’assemblea, dal titolo “Orizzonti industriali – l’Italia che produce il futuro”, è stata l’occasione per riaffermare il ruolo centrale del management nella costruzione del Paese.
Il presidente, nel suo intervento, ha ripercorso la lunga storia della federazione, nata nel 1945 come Associazione Nazionale Dirigenti di Aziende Industriali, divenuta poi Federazione e infine, nel 2000, Federmanager.
“Celebriamo la nostra storia, il nostro presente e il nostro futuro”, ha detto. “Da sempre sappiamo convertire i limiti in opportunità, le crisi in innovazioni, la tradizione in modernità. È questa la nostra forza: produrre futuro facendo tesoro delle nostre radici industriali”.
Il management come motore del Paese
L’Italia, ha ricordato il presidente, resta la seconda manifattura d’Europa e il quarto esportatore mondiale. Ma per mantenere questa posizione serve una strategia chiara.
“Nonostante crisi e globalizzazione – ha affermato – il nostro sistema industriale continua a creare valore vero per l’economia reale, per il lavoro e per le comunità locali. Questo è possibile grazie ai manager industriali, protagonisti silenziosi di una storia di responsabilità, competenza e visione”.
Da qui l’appello a rinnovare il patto tra impresa e management, fondato sulla fiducia e sulla corresponsabilità: “Chi guida aziende e persone è parte essenziale della soluzione ai problemi del Paese. Vogliamo un’Italia che sieda al tavolo da protagonista, non che finisca nel menù degli altri”.
Una politica industriale di lungo periodo
Il cuore del discorso è stato un forte invito al Governo: serve una visione decennale, capace di integrare politiche industriali, fiscali e del lavoro.
“Niente interventi episodici o spot – ha detto il presidente – ma un disegno coerente, con investimenti nel capitale umano manageriale. Senza manager non c’è produttività, e senza produttività non c’è futuro per l’industria italiana”.
Federmanager propone un piano pluriennale da 8-10 miliardi di euro per favorire la crescita e la managerializzazione di 20mila nuove piccole e medie imprese nei prossimi dieci anni. Oggi solo il 5% delle 370mila aziende industriali italiane può contare su una guida manageriale: “È quel 5% che mantiene l’Italia ai vertici mondiali d’eccellenza. Dobbiamo investire nel prossimo 5%”.
A questo si affianca la richiesta di una fiscalità più equa, che premi chi produce e contribuisce. “Quando il 5% dei contribuenti paga il 43% dell’IRPEF – ha osservato – non siamo più in un sistema progressivo, ma sbilanciato. Serve una lotta seria all’evasione e un riconoscimento per chi lavora e paga le tasse: non chiediamo privilegi, ma rispetto”.
Innovazione, energia e umanesimo industriale
Nella parte più visionaria dell’intervento, il presidente ha posto l’accento sul binomio tra innovazione tecnologica e centralità della persona. “Dobbiamo tornare a mettere l’Uomo al centro. Le competenze non devono essere solo STEM, ma STEAM: la ‘A’ di Arts richiama quell’umanesimo che dà valore alla tecnica”.
Da qui la necessità di una transizione energetica e digitale che non lasci indietro nessuno: investimenti in tecnologie pulite, reti efficienti e una governance condivisa pubblico-privato. “Senza una politica energetica stabile non c’è industria, e senza industria non c’è futuro”.
Il riferimento è anche alle nuove frontiere di nucleare e idrogeno, temi al centro dei rapporti elaborati da Federmanager in collaborazione con l’Associazione Italiana Economisti dell’Energia.
Capitale umano, parità e merito
Il discorso ha toccato poi i nodi sociali del Paese: la crisi demografica, la parità di genere e la fuga dei giovani talenti. “Abbiamo il dovere di rendere più semplice conciliare vita e lavoro, sostenere la natalità e valorizzare le competenze femminili e giovanili. Gli ambienti inclusivi sono i più innovativi e produttivi”.
Dal 2011 al 2023 oltre 550mila giovani hanno lasciato l’Italia. “Se i migliori se ne vanno, il Paese perde la capacità di immaginare il proprio futuro. Dobbiamo ridare valore alla meritocrazia”.
Welfare e pensioni: difendere chi ha costruito il Paese
Ampio spazio anche alle pensioni dei manager, “che hanno sostenuto la crescita industriale e sociale del Paese ma vedono oggi il potere d’acquisto eroso dall’inflazione”.
Federmanager chiede una perequazione equa, la separazione tra previdenza e assistenza e il rafforzamento dei fondi integrativi, “strumenti sempre più centrali per attrarre talenti e trattenere competenze”.
Un contratto unico per il management industriale
Nel suo intervento, il presidente ha rilanciato la proposta di un contratto collettivo unico per dirigenti e quadri apicali, “perché la fabbrica del futuro ha bisogno di semplicità, non di burocrazia contrattuale”.
E ha sottolineato il ruolo della formazione continua come chiave per affrontare il cambiamento: “Dobbiamo imparare, disimparare e reimparare. Non è solo formazione, è cultura del cambiamento”.
Memoria, etica e futuro
In chiusura, il presidente ha reso omaggio ai dirigenti che nel dopoguerra salvarono le risorse industriali italiane, gettando le basi della ricostruzione.
“La nostra professione è una missione – ha detto – che richiede responsabilità, spirito di sacrificio e coraggio”.
Federmanager, ha concluso, continuerà a essere ponte tra impresa e società, tra produzione ed etica.
“Il futuro del Paese passa dall’industria nazionale e dalla sua capacità di essere competitiva. La dignità del lavoro umano non è un principio economico: è un valore universale, non negoziabile”.
Giuseppe de Lucia, Presidente Italian Politics
