OLIMPIADI INVERNALI 2026, L’ITALIA SI GIOCA LA CARTA VERDE
INTERVISTA AL VICE PRESIDENTE VICARIO DEL CONI SILVIA SALIS
In un mondo sempre più consapevole delle sfide ambientali e sociali che affrontiamo, la sostenibilità è diventata un tema centrale in quasi ogni aspetto della nostra vita e lo sport è sempre più considerato un valido alleato verso gli obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale. L’ Italia è in prima fila sul tema sport e sostenibilità e nell’agenda 2030 lo sport è tra i protagonisti principali. Vice Presidente Salis, cosa significa praticare sport in modo sostenibile?
Praticare sport in modo sostenibile può avere molti significati, il primo è relativo alla carica agonistica dello sport quindi deve essere sostenibile innanzitutto per le nostre capacità, le nostre qualità, la nostra vita, le nostre esigenze. Praticare sport in maniera socialmente sostenibile vuol dire ad esempio che lo sport è entrato nell’art. 33 della Costituzione come tutela dell’attività sportiva, diventa un diritto quindi non più a carico delle famiglie, delle persone che si occupano di minori o delle persone anziane o comunque in generale di tutto il Paese ma un’attività garantita dallo Stato come può essere la tutela della sanità. Praticare l’attività in modo sostenibile può in terza battuta essere determinato sulla sostenibilità ambientale cioè praticare sport in impianti o con modalità che non abbiano un impatto sull’ambiente.
L’educazione gioca un ruolo cruciale nel promuovere uno sport più sostenibile. Sensibilizzare atleti, tifosi e organizzatori sugli impatti ambientali dello sport e sulle pratiche sostenibili può stimolare un cambiamento significativo. Le campagne di consapevolezza e i programmi educativi possono incoraggiare comportamenti più responsabili e scelte consapevoli tra gli appassionati di sport. Quale l’impegno delle federazioni?
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e le Federazioni Sportive Nazionali sono consapevoli dell’ascendente che ha ogni atleta che fa parte della nostra organizzazione sul pubblico che lo segue e dell’importanza dei grandi eventi sportivi ma soprattutto di quanto siano coinvolgenti per il Paese. Credo che questa duplice consapevolezza ci debba portare a fare di tutto affinché siano veicolati messaggi positivi sia in tema sociale che ambientale. Lo sport che è un acceleratore di temi sociali e ambientali ha un ruolo fondamentale soprattutto sui giovani che seguono, si emozionano e partecipano a grandi eventi sportivi ma anche manifestazioni sportive sul territorio.
Le Olimpiadi invernali del 2026, che si terranno a Milano-Cortina, promettono di essere le prime davvero sostenibili a livello ambientale. Il nostro Paese torna così protagonista dello sport mondiale, a vent’anni esatti dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Prima di allora, aveva già ospitato i giochi invernali a Cortina nel 1956 e quelli estivi a Roma nel 1960. Da allora però i tempi sono cambiati. Se in passato questi grandi eventi erano l’occasione per dare sfoggio del proprio prestigio costruendo opere faraoniche, oggi fin dal primo momento la sostenibilità ambientale è stata messa al centro. La candidatura italiana, d’altra parte, ha conquistato la vittoria anche perché è in linea con le 40 raccomandazioni dell’Agenda Olimpica 2020. L’altro faro da seguire è rappresentato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che contiene i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs).
Nel concreto, però, come è possibile mettere in moto una macchina organizzativa così complicata limitando l’impatto ambientale?
Sul tema di sostenibilità ambientale come su altri temi, parità di genere ad esempio e quelli di discipline sportive che guardano al futuro il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha dimostrato sempre di essere proiettato verso il futuro in tema di sostenibilità. Come anticipato nella domanda, sono eventi molto impegnativi, che negli anni hanno sempre cercato di utilizzare impianti esistenti, di non stravolgere il territorio soprattutto quando questi eventi insistono su realtà che sono storicamente radicate, quindi in città che non sono di nuovo sviluppo. Per cui credo che tanto più per le Olimpiadi invernali che hanno una declinazione naturalistica molto più accentuata di quelle estive, perché in questo caso si svolgono immerse nella natura totalmente. Ritengo che si stia facendo il possibile e il CIO è attentissimo in questo nel limitare lo sfruttamento e l’esposizione ambientale in termini di sostenibilità.
La sostenibilità rappresenta un pilastro fondamentale del progetto Milano Cortina 2026. Quali caratteristiche deve avere un’Olimpiade per essere considerata “sostenibile”?
Sicuramente le caratteristiche che un’ Olimpiade deve avere per essere considerata sostenibile sono, la volontà totale di realizzare ogni evento, ogni competizione, di vedere ogni spazio e ogni tempistica ma anche ogni infrastruttura prima di tutto in termini di sostenibilità. Realizzare un evento sostenibile è una forma mentis, non è una cosa che si limita a un settore a un segmento dell’evento ma un modo diverso di affrontare la costruzione dell’evento sportivo. Credo che però la sostenibilità spesso è associata soltanto a quella ambientale ma, è limitativo perché deve essere sicuramente ambientale quindi un’attenzione particolare nel ridurre i consumi e limitare l’esposizione ambientale di un territorio. Ritengo invece che la sostenibilità debba essere intesa anche in termini di sostenibilità sociale quindi l’evento finalizzato anche al coinvolgimento della società. Deve essere un evento dove la parità di genere sia bilanciata, anche su questo il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) è molto severo. Su questo il nostro Paese dovrebbe prendere esempio per evitare, come dico spesso, che poi diventi un’urgenza tra vent’anni magari non dico essere precursori perché per carità non ci vogliamo aspettare tanto ma intanto metterci in linea con quello che sta succedendo in tanti altri paesi del mondo. Per cui credo che quando si parla di sostenibilità bisogna vedere a trecentosessanta gradi quali siano le declinazioni di sostenibilità nel nostro mondo sportivo ma non solo, appunto sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale e sostenibilità di genere.
Si è iniziato a parlare di Olimpiadi invernali sostenibili con l’edizione 2010 a Vancouver dove per l’occasione sono state realizzate strutture bioedilizie, misure di mobilità sostenibile, raccolta differenziata, fonti rinnovabili. Quanto effettivamente un’Olimpiade può essere un’occasione di sviluppo sostenibile duraturo del territorio?
Come ogni grande evento ma non solo sportivo, le Olimpiadi sono un’occasione e le occasioni vanno sfruttate nel modo giusto per rendere qualcosa che restituisca al territorio per anni una ricaduta importante. Ritengo sia fondamentale pensare agli spazi, agli impianti sportivi al coinvolgimento del territorio in modo che questo possa avere uno sviluppo nel tempo nel senso che gli impianti possono essere riutilizzati, persone formate che possano essere poi reimpiegate in questi impianti, in queste strutture sportive e in quello che le Olimpiadi lasciano sul territorio. Bisogna valutare poi un fattore molto importante, quello che le Olimpiadi siano sempre organizzate insieme alle Paralimpiadi. Questa concomitanza fa sì che tutti gli spazi e gli impianti sportivi vengano pensati per essere fruibili da persone con disabilità e questo credo che renda tutti gli ambienti, le città coinvolte dalle Olimpiadi più giusti più accessibili e più proiettati in una società del futuro che deve puntare ad essere al massimo inclusiva. Sicuramente questi sono elementi di forza ed occasioni di sviluppo sostenibile duraturo del territorio.
I cinque cerchi, simbolo dei Giochi olimpici, sono l’espressione più emblematica dell’osmosi tra popoli e culture che si concretizza grazie allo sport nella sua dimensione più importante. La rivalità va letta come occasione di crescita dove le distanze vengono colmate dalla voglia di integrazione e di inclusione. Considerando un senso più ampio del concetto di sostenibilità, quanto le Olimpiadi sono uno strumento di unione e integrazione tra popoli e culture?
Intanto bisogna fare una premessa, lo sport in generale è uno strumento di integrazione perché intanto è basato sulla meritocrazia quindi mette tutti sullo stesso livello, non ci sono razze che si possano sentire superiori perché è tutto stabilito all’interno di una competizione con regole uguali per tutti dove emerge appunto la dote fisica, il merito la determinazione, la preparazione. Pensiamo alle Olimpiadi del 1936 dove c’era sicuramente una razza che si sentiva superiore alle altre ma, Jesse Owens ha dimostrato che così non era quindi sicuramente in questo aiutano innanzitutto a mettere tutti sullo stesso piano e in più aiutano al contatto, la cooperazione. Il villaggio olimpico è un esempio di grande democrazia, tutti vivono insieme, tutti mangiano nello stesso posto, tutti usano gli stessi mezzi di trasporto quindi c’è un obbligatorietà di contaminazione che in questo caso è una contaminazione culturale ed è sempre positiva perché ti fa uscire dal tuo sistema e ti fa capire che esistono altri sistemi che sono né più giusti né più sbagliati ma sono semplicemente diversi ma vanno rispettati tanto quanto il tuo.
