Mobilità sostenibile: il trasporto pubblico al primo posto
La strategia Fit for 55, presentata nel luglio 2021 mira a ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, in linea con l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. Il pacchetto comprende una serie di misure che riguardano diversi settori, tra cui il trasporto, l’energia, l’industria e l’agricoltura. In particolare, per quanto riguarda i trasporti, sono stati introdotti obiettivi ambiziosi, e la transizione verso la mobilità sostenibile ha dunque l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra e favorire l’utilizzo di veicoli elettrici o ad idrogeno. Tuttavia, nonostante i progressi, la strada da percorrere è ancora lunga, per quanto riguarda le colonnine di ricarica, se guardiamo lo stato dell’arte, la rete di ricarica autostradale non è stata ancora completata e il numero di colonnine installate in tutto il Paese è insufficiente, le colonnine fast-charging, sono fondamentali per rendere possibile l’utilizzo quotidiano delle auto elettriche, e stimolare la scelta di veicoli a zero emissioni. Entro il 2026, la legislazione europea impone che vengano installate stazioni di ricarica con una potenza minima di 400 kW ogni 60 chilometri lungo le autostrade principali della rete di trasporto transeuropea, una potenza che dovrà essere portata a 600 kW entro il 2028. In Italia siamo indietro! Ora poniamo l’attenzione su un altro fattore. Sulla definizione di mobilità sostenibile la comunità scientifica non ha una chiara visione unica, i tratti comuni sono: la ragionevole diminuzione di viaggi su veicoli a motore, l’utilizzo di modalità più efficienti in termini di carburante e l’utilizzo di carburanti più puliti. Con questa combinazione possiamo ottenere una rapida decarbonizzazione, attraverso mix di politiche che massimizzino la complementarietà. La transizione verso sistemi di mobilità sostenibile richiede dunque tre approcci: evitare, cambiare e migliorare, la combinazione dei tre guida le decisioni dei policy maker e dunque l’implementazione delle politiche di transizione verso la mobilità sostenibile. Ma come gli approcci interagiscono e incidono sull’inclusione sociale, sul modello economico e sull’ecosistema ambiente? Molte città del nord Europa, come ad esempio la città norvegese di Bergen hanno perseguito obiettivi ambiziosi per ridurre l’uso dell’auto e promuovere la camminata, la bicicletta e il trasporto pubblico, dunque hanno utilizzato politiche con l’obbiettivo di evitare e cambiare. I sussidi nazionali hanno portato all’utilizzo di veicoli elettrici pro capite più di qualsiasi altro paese, quindi hanno anche migliorato. Ma sarà corretto incrementare le auto elettriche? Quello che voglio dire, incentivare mezzi privati elettrici ci porta all’obbiettivo finale o forse è necessario un cambiamento culturale per ridurre l’auto dipendenza? Uno degli obbiettivi della mobilità sostenibile, direi il principale è quello di realizzare città socialmente inclusive in cui la mobilità si basi il più possibile su risorse rinnovabili per migliorare la qualità dell’aria, altri fattori come le interazioni fra le politiche di transizione alla mobilità sostenibile e le politiche di inclusione sociale, sono però da tenere sotto osservazione. Nelle città è necessario considerare zone in cui le auto private devono essere evitate e sostituite da un’espansione della metropolitana leggera, da una rete di bus elettrici o ad idrogeno, zone per camminare a piedi e piste ciclabili realmente funzionanti ossia che non svaniscano nel nulla, perché questo purtroppo capita molto spesso. Alcune politiche, potrebbero innescare processi di disuguaglianza sistemica, ossia danneggiare la sostenibilità sociale. Sulle piste ciclabili dunque qual è la situazione Italiana? Anche qui il paese è molto lontano dagli standard di altre nazioni europee, come i Paesi Bassi e la Danimarca, le problematiche legate alla sicurezza e alla continuità delle reti ciclabili impediscono purtroppo una diffusione capillare, o forse, non crediamo che questa soluzione di viabilità sia necessaria e prioritaria. Le politiche nazionali dovrebbero includere una visione più ampia di mobilità integrata, dove la bicicletta e il trasporto pubblico non siano alternative all’auto, ma parte integrante. Ciò implica investimenti anche nella promozione di una cultura della mobilità sostenibile che coinvolga tutti i cittadini. Come Vicepresidente della Commissione Ambiente alla Camera dei deputati, ho presentato un’interrogazione sul tema della mobilità sostenibile, chiedendo al governo di rispettare gli impegni presi in materia di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici, e emendamenti per implementare politiche orientate a ridurre le disuguaglianze legate all’accesso ai mezzi di trasporto sostenibili, attraverso incentivi per le persone a basso reddito e per le famiglie che desiderano abbandonare l’auto privata.
Patty L’Abbate, Deputato Movimento 5 Stelle membro VIII Commissione
