Metropoli e trasporto sostenibile: una sfida possibile
Tutte le grandi metropoli europee sono alle prese con una questione emersa in maniera preponderante negli ultimi anni: come coniugare, da una parte, il benessere dei propri abitanti e, dall’altra, il diritto alla mobilità di tutti coloro che, per ragioni diverse, devono raggiungere la città. Sono due esigenze che non sarebbero necessariamente in contrasto, ma entrano in conflitto quando lo spazio urbano è limitato e quando per benessere si intende, oltre alla salute, anche il desiderio di avere più spazi pubblici disponibili per la socialità.
Per questo motivo penso che il sistema della mobilità in una città non incida solo sugli spostamenti delle persone, ma possa condizionare profondamente la qualità della vita di tutti i cittadini e di tutte le cittadine.
E se la mobilità sostenibile è la risposta, non intesa come un concetto astratto, ma come una serie di servizi offerti per limitare l’uso dell’auto privata o di comportamenti virtuosi, la vera sfida è quella di immaginare e promuovere nuovi modi di muoversi, cercando di rispondere al contempo alla domanda di efficienza, competitività e sicurezza. Certo per raggiungere l’obiettivo di ridurre la percentuale di auto per abitante (ora siamo a 49 ogni cento abitanti) serve anche un robusto intervento dello Stato a supporto del trasporto pubblico, considerandolo come un reale strumento di sviluppo, visto che i Comuni da soli non possono farcela. E bisogna anche sostenere il capitale umano che garantisce questi servizi: autisti e lavoratori del trasporto.
Da poco a Milano è stata inaugurata l’ultima tratta della linea M4, realizzata in regime di project financing. Con le sue 21 stazioni, la linea Blu collegherà la zona est di Milano con la zona ovest, passando per il centro e intersecando le altre tre linee di metropolitana. Al momento è aperto il tratto tra Linate e San Babila, che permette di raggiungere il centro città dall’aeroporto in 12 minuti e nel primo anno di esercizio ha trasportato oltre 5 milioni di passeggeri.
Si tratta di un’opera all’avanguardia, una metropolitana leggera ad automatismo integrale, con la guida automatica (driverless) che garantisce ai passeggeri i più elevati standard di sicurezza. I treni sono in grado di accogliere circa 600 persone ciascuno, con una frequenza di 90 secondi negli orari di punta.
Questa nuova linea cambierà il nuovo modo di muoversi a Milano e permetterà di ridimensionare il traffico a vantaggio del trasporto pubblico, con considerevoli benefici per chi vive e lavora a Milano e per l’ambiente. A regime, infatti, sarà in grado di trasportare circa 86 milioni di passeggeri all’anno con una riduzione di Co2 di 10 milioni di tonnellate all’anno e 5 milioni di tragitti in auto evitati.
Alcuni prolungamenti di linee metropolitane sono già finanziati e stimiamo che nel prossimo decennio si aggiungeranno nuove fermate sulla linea 1, il prolungamento della M4 fuori dai confini milanesi e il completo rifacimento di una linea tranviaria veloce che attraversa cinque comuni a nord di Milano.
A questo potenziamento di servizi di trasporto pubblico, Milano ha anche aggiunto negli ultimi anni un provvedimento per limitare l’ingresso in città dei veicoli più inquinanti. L’istituzione della Ztl denominata Area B, infatti, ha lo scopo di incidere in maniera significativa sulla qualità dell’aria che i milanesi respirano e ridurre progressivamente le auto con emissioni più elevate. A ciò è stata affiancata, nei primi anni del provvedimento, una politica di incentivi, finanziati dal Comune, per l’acquisto di auto nuove a basso impatto ambientale e fronte della rottamazione di modelli più inquinanti.
Arianna Censi, Assessora alla Mobilità Comune di Milano
Ora, a qualche anno dall’entrata in vigore, possiamo dire che ha funzionato. Il cambiamento della flotta auto che entra in città a favore di mezzi meno inquinanti (che si traduce in una diminuzione progressiva di veicoli diesel), tra l’altro non è un trend che si riscontra in tutta Italia e conferma quanto le politiche ambientali messe in atto dagli enti locali, come Area B, possano incidere sulla scelta di acquisto dell’auto.
Nel dettaglio nel 2024, il 42% dei transiti rilevati dai varchi della Ztl è riferito a veicoli a benzina, il 30% a diesel (con un meno 4% rispetto all’anno scorso e un meno 10% rispetto al 2022). Le auto ibride sono il 17% (con un più 4% sul 2023 e un più 8% rispetto al 2022). Rimangono stabili nel corso degli anni le auto a Gpl (7%), quelle a metano (2%) e quelle elettriche (2%). Quindi quasi un quinto dei veicoli entrati in Area B, il 19%, è costituito da auto a ridotte emissioni, che sono praticamente raddoppiate rispetto al 2022 (erano al 10%). Mentre il totale dei veicoli in divieto è passato dal 14,9% di due anni fa al 4,7%, con una diminuzione di più di dieci punti percentuali. Questa evoluzione del parco auto verso veicoli sempre meno inquinanti non fa che confermare il senso del provvedimento: stimiamo, infatti, in base alle emissioni certificate di ciascun veicolo entrato nella Ztl, che annualmente grazie ad Area B, si è potuta evitare l’emissione di 150 tonnellate di ossidi di azoto.
Queste politiche ambientali, però, sono possibili solo se si continua a investire nel trasporto pubblico, sia in termini quantitativi che in termini qualitativi. Proprio per questo vorrei chiudere con un altro nostro obiettivo: convertire l’intera rete del trasporto pubblico milanese all’energia elettrica entro il 2030. Il prossimo passo sarà l’arrivo, entro il 2026, di 350 nuovi autobus a emissioni zero.
