Manovra economica: una visione di lungo termine per la crescita e la sicurezza del Paese

Manovra economica: una visione di lungo termine per la crescita e la sicurezza del Paese

La manovra economica non deve essere un’occasione sprecata. Serve una chiara visione per il futuro capace di dare stabilità al Paese tenendo a bada il debito pubblico e promuovendo, allo stesso tempo, crescita economica e riduzione delle disuguaglianze sociali. Ci sono questioni fondamentali come la messa in sicurezza dei territori e la prosecuzione dell’ammodernamento infrastrutturale avviato con il Pnrr che devono avere certezza sulle risorse.

Per questo abbiamo espresso i nostri timori sui tagli previsti ai programmi di spesa degli enti locali, a partire da quelli contro il rischio idrogeologico. Su questo fronte registriamo una contrazione di 2,4 miliardi dei contributi alle regioni per la messa in sicurezza del territorio e degli edifici nei prossimi 10 anni. Gli eventi delle ultime settimane, in Italia e in Europa, dimostrano invece l’urgenza di avviare un serio piano di prevenzione, per scongiurare la perdita di vite umane e gli ingenti danni economici, in media 3 miliardi l’anno secondo l’ultimo rapporto Ance-Cresme, provocati da eventi naturali di frequenza e dimensioni sempre più devastanti.

Suscitano preoccupazioni anche i tagli agli investimenti per la realizzazione di piccole e medie opere, la rigenerazione urbana e la progettazione. Si tratta complessivamente di circa 8,9 miliardi di euro per il periodo 2025-2034, di cui ben 1,45 già nel triennio 2025-2027.Ulteriori effetti negativi sugli investimenti in opere pubbliche a livello territoriale deriveranno anche dai vincoli del nuovo Patto di stabilità. La manovra, infatti, dispone un contributo complessivo alla finanza pubblica da parte degli enti territoriali nel prossimo quinquennio di 7,8 miliardi euro, di cui 3,7 miliardi nel prossimo triennio. 

E ancora, come avvenuto in passato, le misure di spending review rivolte alle amministrazioni centrali dello Stato rischiano di colpire la spesa più facilmente comprimibile, senza l’introduzione di un meccanismo di efficientamento della macchina pubblica.

Parallelamente a questa serie di tagli, va sottolineato però che la legge di bilancio prevede l’istituzione di un maxi-fondo da 24 miliardi per il finanziamento di investimenti e infrastrutture a partire dal 2027, nel dopo-Pnrr. Una misura senz’altro molto positiva nei suoi obiettivi, ma che va monitorata con attenzione perché la gestione centrale delle risorse rischia di determinare un allungamento dei tempi di effettivo utilizzo dei fondi, e la norma, non precisando gli ambiti di utilizzo dei fondi, lascia incerta la definizione delle priorità.

Registriamo primi segnali positivi anche sul fronte del caro materiali, che rappresenta una delle più forti preoccupazioni per le nostre imprese impegnate in questi mesi nella realizzazione del Pnrr e non solo. I livelli dei prezzi sono più alti di circa il 30% di 3/4 anni fa e gli operatori non ce la fanno da soli a sostenere questi aumenti. 

E’ quindi un bene che le forze politiche abbiano compreso la necessità di intervenire con emendamenti che puntano a una proroga delle misure contro il caro materiali, senza le quali il fermo dei cantieri sarà inevitabile. Ora è necessario chiudere il cerchio per dare certezza alle imprese di poter contare sui ristori anche per il 2025.  Secondo le nostre stime sono a rischio, infatti, più di 10 miliardi di investimenti nel 2025, dalle grandi infrastrutture come la Napoli-Bari o la Padova-Verona-Brescia ai cantieri dell’edilizia scolastica, sanitaria e alla manutenzione del territorio. Un pericolo di cui il Governo non può non tener conto, perché rischia di azzerare la crescita prevista nel 2025 determinando un taglio delle rate del Pnrr. 

Anche per questo serve una visione chiara. Non possiamo permetterci di sciupare i benefici di una stagione come quella del Pnrr, che sarà certamente ricordata come una delle più importanti e innovative per le opere pubbliche.  Il Piano ha potuto contare, infatti, sullo stanziamento di risorse certe, un sistema di regole più snello di quello precedente e un cronoprogramma stringente che ci ha costretto a tagliare i tempi di realizzazione delle opere: tra i più lunghi, finora, d’Europa. Si è finalmente tornati a parlare di riforme affrontando nodi cruciali come la giustizia, la semplificazione normativa e la digitalizzazione dei processi amministrativi.  Una stagione che non può e non deve esaurire la propria portata nel 2026. Servono idee chiare, e una programmazione di medio e lungo termine, per assicurare al Paese mobilità, connessione, sicurezza, inclusione e servizi. Da fare c’è ancora tanto, pensando alle nuove generazioni e costruendo per loro una nuova grande proposta per la crescita dei prossimi anni.

Federica Brancaccio, Presidente ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili

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