Made in Italy tra sfide globali e opportunità: l’appello di AEPI a un nuovo modello di sviluppo
Intervista a Mino di Noi, Presidente di AEPI – a cura di Imane Jalmous
Il Made in Italy è una specificità italiana che molti ci invidiano. Il contesto è complesso e le chiedo: qual è oggi lo stato di salute del Made in Italy e quali sono le principali sfide che le imprese italiane devono affrontare per restare competitive sui mercati internazionali?
Il Made in Italy rappresenta non solo un marchio di qualità riconosciuto a livello globale, ma anche un patrimonio identitario che unisce cultura, creatività e tradizione manifatturiera. Oggi, nonostante la sua forza attrattiva, il Made in Italy si trova in un momento di transizione: da un lato, mantiene la sua centralità nei settori chiave come moda, agroalimentare, design e meccanica; dall’altro, è messo alla prova da dinamiche economiche e geopolitiche complesse. Le principali sfide per le imprese italiane riguardano l’accesso ai mercati esteri, la concorrenza di modelli produttivi a basso costo, la transizione digitale ed ecologica e la difficoltà nel reperire competenze specialistiche. Serve una strategia industriale a lungo termine che accompagni le PMI in questo cambiamento, favorendo l’innovazione e sostenendo l’internazionalizzazione.
Il PNRR sembrava un’occasione irripetibile per il sistema produttivo italiano. AEPI come giudica l’attuazione del Piano finora, in termini di ricadute reali su professionisti e imprese del Made in Italy?
Il PNRR ha rappresentato, sin dall’inizio, una straordinaria opportunità per ammodernare il Paese e rilanciare il tessuto produttivo. Tuttavia, la sua attuazione sta mostrando forti criticità, soprattutto nella capacità di trasferire concretamente risorse e benefici alle micro, piccole e medie imprese. Molti bandi risultano complessi e poco accessibili, soprattutto per chi non ha strutture tecniche interne adeguate. La visione top-down ha penalizzato la partecipazione reale delle PMI e dei professionisti. Come AEPI, ribadiamo che il Piano dovrebbe essere calato maggiormente nei territori e costruito attorno alle reali esigenze delle imprese. Serve un cambio di passo che metta al centro la semplicità, la trasparenza e il coinvolgimento delle rappresentanze economiche intermedie.
AEPI da sempre lavora per unire professionisti, imprese e istituzioni. In che modo questa sinergia può diventare un motore concreto di valorizzazione e tutela del Made in Italy?
La valorizzazione del Made in Italy passa necessariamente da una rete collaborativa tra tutti gli attori del sistema: imprese, professionisti, istituzioni locali e centrali. AEPI promuove questa sinergia attraverso un modello di rappresentanza plurale, in grado di intercettare i bisogni reali dei territori e trasformarli in proposte concrete. Abbiamo sviluppato progetti che mettono in rete le competenze, incentivano l’innovazione e favoriscono l’accesso ai mercati internazionali. Crediamo che la tutela del Made in Italy non debba essere solo una difesa del passato, ma un investimento sul futuro, attraverso politiche integrate che uniscano formazione, digitalizzazione e promozione delle eccellenze produttive.
Le dinamiche internazionali, dalle guerre alla crisi nei rapporti con la Cina, fino ai tassi d’interesse, condizionano fortemente le esportazioni italiane: quali sono, secondo AEPI, le priorità di politica estera ed economica per difendere e potenziare il Made in Italy?
La politica estera ed economica deve essere sempre più coerente con la difesa degli interessi del nostro sistema produttivo. In un contesto globale instabile, le imprese italiane hanno bisogno di certezze, accesso sicuro ai mercati e tutela del valore aggiunto che il Made in Italy rappresenta. È fondamentale rafforzare gli strumenti di diplomazia economica, aumentare la presenza commerciale nei mercati emergenti, e rilanciare il ruolo delle fiere e delle missioni internazionali. Inoltre, servono accordi bilaterali che tutelino le nostre denominazioni d’origine e contrastino la contraffazione. AEPI è convinta che l’Italia debba essere più presente nei tavoli europei e globali, portando avanti una politica industriale che consideri le PMI come soggetti centrali del commercio internazionale.
Il Made in Italy è fatto anche di idee e creatività, non solo di fondi: quali strumenti concreti servono agli imprenditori per trasformare le proprie idee in progetti innovativi, sostenibili e internazionalizzabili?
L’innovazione nasce da un ecosistema favorevole. Gli imprenditori italiani hanno talento e visione, ma spesso si scontrano con barriere burocratiche, difficoltà di accesso al credito e mancanza di competenze digitali. Servono strumenti più efficaci: sportelli unici per l’innovazione, incentivi fiscali stabili, accesso facilitato a fondi europei, formazione continua e incubatori territoriali in grado di accompagnare le idee verso il mercato. AEPI lavora per costruire un ponte tra creatività e impresa, proponendo soluzioni che uniscano sostenibilità, tecnologia e tradizione. Non basta finanziare: bisogna anche formare e connettere. Solo così possiamo rendere le nostre idee competitive a livello globale.
Guardando al futuro, quali sono le tre parole chiave che, secondo AEPI, devono guidare il rilancio del Made in Italy nei prossimi dieci anni?
Le tre parole chiave per noi sono: innovazione, identità, rete. Innovazione perché solo attraverso la capacità di adattarsi e anticipare i cambiamenti possiamo affrontare le sfide globali. Identità perché il Made in Italy ha un valore intrinseco che nasce dalla nostra cultura, dai nostri territori e dalla nostra tradizione produttiva: un valore che va preservato e valorizzato. Rete perché nessuna impresa può crescere da sola: è solo attraverso la collaborazione tra soggetti diversi – pubblici, privati, associativi – che possiamo costruire un modello di sviluppo equo, sostenibile e competitivo. AEPI continuerà a lavorare per dare voce a questa visione, con coraggio e concretezza.
