Made in Italy, orgoglio agricolo: il nostro futuro parte dalla terra

Made in Italy, orgoglio agricolo: il nostro futuro parte dalla terra

C’è un patrimonio italiano che ci rende unici al mondo, e non è solo il Colosseo o la Cappella Sistina. È l’agricoltura. È il nostro agroalimentare, che con la sua qualità, la sua biodiversità e la sua storia millenaria rappresenta uno dei cardini del marchio Made in Italy. Parliamo di un settore che non solo produce cibo, ma cultura, identità, paesaggio, lavoro. E che ha ancora un potenziale enorme, se sostenuto con politiche serie, concrete, di lungo respiro.

Il Made in Italy non è una formula astratta, ma un insieme di eccellenze che si affermano nel mondo per la loro autenticità e distintività. L’agricoltura e l’agroalimentare ne sono i simboli più evidenti: basti pensare che l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di prodotti Dop e Igp, a dimostrazione di quanto il legame tra territorio, tradizione e qualità sia radicato nel nostro modello produttivo. Dietro ogni forma di pasta, ogni formaggio, ogni bottiglia di olio o vino c’è una filiera di donne e uomini che con fatica e dedizione trasformano il lavoro della terra in un bene culturale e commerciale di valore straordinario.

Tuttavia, troppo spesso questo settore, in passato, è  stato dato per scontato o sottovalutato. Questo governo di centrodestra ha cambiato prospettiva: l’agricoltura non è un’attività del passato, è una delle leve più strategiche per il nostro futuro. È presidio del territorio, è sicurezza alimentare, è identità nazionale. È sostenibilità vera, non quella delle mode ideologiche: perché chi lavora la terra sa bene cosa significa rispettare l’ambiente, sa che ogni risorsa va protetta, e che ogni spreco è un danno non solo per l’azienda ma per la comunità intera. Eppure, oggi chi fa agricoltura è spesso costretto a confrontarsi, ancora, con regole sempre più complicate, una burocrazia opprimente, una concorrenza sleale da parte di Paesi che non rispettano i nostri stessi standard, e che con prodotti di qualità inferiore cercano di invadere i nostri mercati.

Noi di Forza Italia, e più in generale il centrodestra, abbiamo sempre creduto in un’agricoltura protagonista, libera di esprimere il suo potenziale, incentivata a crescere, e non soffocata da vincoli ideologici o logiche punitive. La nostra visione è chiara: semplificare, sostenere, valorizzare. Semplificare le norme per rendere più facile fare impresa in agricoltura; sostenere le aziende nei momenti di crisi e nelle sfide globali; valorizzare i prodotti italiani nei mercati esteri, tutelandoli dalle imitazioni e dalle truffe del falso Made in Italy, che ogni anno ci sottraggono decine di miliardi di euro.

Il tema non è solo economico, ma anche culturale e strategico. Difendere il nostro cibo significa difendere uno stile di vita, una visione del mondo, una civiltà. E non è un caso se oggi l’agricoltura è tornata al centro anche del dibattito europeo, grazie anche al lavoro della nostra delegazione parlamentare e del governo italiano, che si è battuto – e continuerà a farlo – contro alcune derive che rischiavano di colpire duramente le imprese agricole, soprattutto quelle più piccole. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: sì alla sostenibilità, ma con il buon senso, senza dogmi ideologici. La transizione ecologica si fa con gli agricoltori, non contro di loro.

Questi principi valgono ancora di più in regioni come l’Umbria, dove la mia storia personale e imprenditoriale affonda le radici. In questa terra, fatta di colline, borghi e aziende familiari, l’agricoltura è da sempre parte integrante dell’identità sociale ed economica. Il vino, l’olio, i salumi, i legumi e i cereali umbri sono frutto di una sapienza antica e di un’attenzione costante alla qualità. Ma troppo spesso queste eccellenze non vengono valorizzate come meriterebbero. Occorre rafforzare i canali di promozione, creare reti tra produttori, puntare sull’enoturismo e sulla trasformazione, investire sulla formazione delle nuove generazioni.

Non c’è innovazione possibile se non parte dalle persone. Dobbiamo ridare dignità e futuro a chi sceglie di restare nei campi, a chi decide di investire nell’agricoltura anche da giovane. Le nuove tecnologie, l’agricoltura di precisione, la digitalizzazione delle filiere non sono nemici del lavoro agricolo, ma strumenti per renderlo più competitivo, più sostenibile, più attrattivo. Ecco perché lo Stato deve accompagnare questa trasformazione, non limitarla. Con meno burocrazia, con più infrastrutture, con incentivi veri all’occupazione agricola.

Credo che oggi più che mai il nostro Paese abbia bisogno di riscoprire l’orgoglio agricolo. Perché solo se sappiamo da dove veniamo possiamo sapere dove andare. E noi veniamo dalla terra. Coltivarla, proteggerla, farla fruttare con intelligenza e visione, è il modo migliore per onorare il nostro passato e costruire un futuro degno del Made in Italy. Con un’agricoltura forte, libera e rispettata, l’Italia sarà sempre più forte nel mondo. E anche la mia Umbria – così come tante regioni italiane – potrà giocare un ruolo da protagonista. Dipende da noi. Dipende dalle scelte politiche, ma anche dal coraggio di credere, ogni giorno, nel valore autentico del lavoro agricolo.

On. Raffaele Nevi, responsabile agricoltura e agroindustria Forza Italia

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