L’urgenza della transizione energetica come vantaggio competitivo e grande opportunità per la nostra Terra
Siccità, specie al Sud con la situazione critica della Sicilia, tornado al Nord. E costi energetici nazionali alle stelle. Questa la fotografia sempre più ricorrente della Penisola. L’intensificarsi di questi eventi drammatici richiede una risposta diversa sia sul fronte dell’emergenza climatica sia sul fronte della gestione del territorio che della diffusione delle rinnovabili, nonché il cambio – non necessariamente peggiorativo – degli stili di vita.
Dei diversi mutamenti climatici in atto, portatori di fenomeni meteorologici estremi ne sanno bene le società assicurative, impegnatissime nello studio del cambiamento climatico a causa del sistema dei premi. D’altronde non c’è stata solo la tragedia dell’alluvione in Emilia Romagna in questi anni, bisogna attrezzarsi a nuovi livelli di piovosità e carenza d’acqua che mettono spesso in crisi l’idroelettrico nazionale: abbiamo prodotto un consumo del suolo sregolato, non stiamo facendo abbastanza per ridurre le emissioni e non siamo capaci di spendere i soldi disponibili per la cura del territorio. Per questo, per cittadini in primis e imprese, la cura dell’ambiente deve essere una priorità della politica, sebbene sino a qualche tempo fa si pensasse che la manutenzione ordinaria non portasse voti. Ma adesso è un’urgenza, le stesse amministrazioni devono intervenire sui territori non curati e che vanno gestiti in modo diverso, ad esempio realizzando bacini e passaggi per difendere la nostra agricoltura dalla siccità o recuperando le aree già cementificate. E ne va anche della nostra economia. La scelta di impegnarsi maggiormente per il clima e per l’ambiente è utile anche in termini economici. Investire sul fotovoltaico, sui biocarburanti e sull’eolico, quindi sull’economia green, genera profitti, lo confermano le tante iniziative e i report prodotti da Globe Italia. Lo dimostrano le tensioni geopolitiche del Mediterraneo, la guerra in Ucraina e l’annessa crisi energetica dimostrando che se avessimo investito nelle rinnovabili saremmo stati un Paese più forte e più libero. E fa bene l’Unione Europea a chiederci coesione, transizione verde e digitale. E dietro c’è il corretto interesse economico per un’Europa forte grazie all’innovazione che sfida la concorrenza di Usa e Asia e che va sostenuta per aiutare cittadini e imprese nella transizione.
E l’Italia può dire molto in questo ambito con le sue tante capacità green senza commettere l’errore dell’assenza di coraggio: isolandosi in Europa e percorrendo strade che fanno perdere il vantaggio del Paese acquisito in tanti anni. Basti pensare che per ogni kg di risorsa consumata genera in Italia 3,3 euro di Pil, contro una media europea di 1,98 euro. In termini di quota di energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia, l’Italia contende il podio alla Spagna: con il suo 18,2% ma davanti a Germania (17,4%), Francia (17,2%) e Polonia (12,2%). Il riciclo dei rifiuti urbani nel 2021, secondo i dati Ispra, è stato del 46,9%, in linea con la media europea, posizionando l’Italia al secondo posto dopo la Germania. La percentuale di riciclo di tutti i rifiuti è invece al 68%, nettamente superiore alla media europea (57%), al primo posto fra le principali economie europee. Il tasso di utilizzo circolare di materia in Italia nel 2019 è stato del 19,3%: superiore alla media dell’Ue 27 (all′11,9%), inferiore a quello francese (20,1%), ma superiore a quello tedesco (12,2%). Per quanto riguarda l’occupazione nei settori della riparazione, del riutilizzo e del riciclo, l’Italia è al secondo posto: dietro alla Polonia, davanti a Francia, Germania e Spagna. Nel 2023 nell’Ue 27 le persone occupate nei settori dell’economia circolare sono state oltre 3,5 milioni e sono in crescita nel post pandemia. Questi dati, assieme allo sviluppo tutto italiano di tecnologie per favorire qualità e risparmio energetico, interessano molto gli Stati Uniti e costituiscono un efficace terreno di diplomazia ambientale ed ecologica alla ripresa economica post-pandemica. Guardando all’Africa il continente più vicino a noi.
Anche per questo – il prossimo 18 – 21 settembre 2024 – Globe Italia e il WEC Italia promuovono le Giornate dell’Energia e dell’Economia Circolare di Trevi con i maggiori player italiani dell’energia e dell’economia circolare di cui l’Italia è “superpotenza” continentale. Un ruolo di leadership per convincere i nostri UE più reticenti che la transizione energetica e la lotta per la salvaguardia del pianeta sono un vantaggio e una grande opportunità per la nostra Terra.
Matteo Favero, Presidente di Globe Italia – Associazione Nazionale per il Clima
