LO SPORT COME LABORATORIO DI SOSTENIBILITÀ 

LO SPORT COME LABORATORIO DI SOSTENIBILITÀ 

Esiste un settore che, più di ogni altro, possiede la capacità unica di raggiungere simultaneamente ogni fascia della popolazione, ogni generazione, ogni latitudine culturale e sociale. È lo sport. 

La premessa non è retorica: lo sport è l’unico comparto che intercetta tutti e 17 gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Dalla riduzione delle emissioni alla promozione della salute, dal consumo responsabile all’educazione, dall’inclusione sociale alla cooperazione internazionale, ogni dimensione dello sviluppo sostenibile trova nello sport un punto di contatto diretto. Questo non significa che il mondo sportivo sia già virtuoso per definizione. Significa, al contrario, che ha una responsabilità enorme e che deve essere messo nelle condizioni di esercitarla pienamente.

È a partire da questa convinzione che, all’interno del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, è stata codificata una delega allo sport, una novità assoluta nella storia del Ministero.

Non si tratta di un dettaglio burocratico: significa che per la prima volta un soggetto istituzionale dedicato si occupa strutturalmente del tema, costruisce relazioni con le Federazioni Sportive, le Discipline Associate, gli enti di Promozione Sportiva, le Associazioni Benemerite, le organizzazioni sportive in toto, gli enti locali e il mondo delle imprese, e lavora per tradurre obiettivi ambientali in politiche sportive concrete. Da quella delega è nata, conseguentemente, una divisione del Ministero dedicata esclusivamente ai temi legati alla sostenibilità nello sport: un presidio permanente che non esiste per decreto, ma per scelta politica precisa.

Il metodo che abbiamo scelto di seguire è quello della concretezza: identificare eventi pilota, sperimentare soluzioni, costruire buone pratiche replicabili. È un approccio che richiede pazienza e lavoro sul campo, ma che produce risultati più solidi e radicati di qualsiasi intervento calato dall’alto senza un terreno preparato. 

Già prima della formalizzazione dei protocolli istituzionali siglati con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano e con la federazione Italiana Giuoco Calcio, il Ministero ha avviato una serie di esperienze pilota per testare sul campo modelli di eventi sportivi sostenibili. Il Concorso ippico internazionale di Piazza di Siena, uno degli appuntamenti più prestigiosi del calendario equestre mondiale, è stato uno dei primi banchi di prova: un evento di grandissima visibilità, al quale abbiamo applicato criteri di sostenibilità ambientale nella gestione dei rifiuti, nell’approvvigionamento energetico e nella comunicazione istituzionale. Esperienze concrete, misurabili, che hanno dimostrato come sia possibile rendere sostenibile un grande evento sportivo senza snaturarlo, anzi aggiungendo un valore che il pubblico percepisce e apprezza.

Entrando ancor più nello specifico, il 24 giugno 2024, a Casa Azzurri, nel quartier generale della Nazionale italiana a Iserlohn, in pieno svolgimento degli Europei di calcio, insieme all’allora Presidente federale Gabriele Gravina abbiamo annunciato l’accordo di collaborazione tra il MASE e la Federazione Italiana Giuoco Calcio. Un protocollo che mira a diventare un modello di buone pratiche per la sostenibilità del calcio, sia sul versante degli eventi che su quello delle infrastrutture.

L’accordo si inserisce nella Strategia di Sostenibilità FIGC 2030, ispirata al piano UEFA “Strength Through Unity 2030”, che articola l’impegno federale in undici policy specifiche, tra cui l’emergenza climatica. Concretamente, a partire dalle gare delle Nazionali in UEFA Nations League nell’autunno 2024, è stato avviato un sistema di analisi e calcolo degli impatti ambientali di ciascun evento, con l’obiettivo di sviluppare programmi ad hoc per la riduzione delle emissioni di CO₂. Un modello destinato a essere esteso progressivamente anche alle Nazionali femminile e Under 21. È stato inoltre avviato il completamento del percorso per l’utilizzo di materiali eco-sostenibili negli stadi e nelle aree hospitality: dalla plastica monouso ai sistemi di raccolta differenziata, fino all’efficienza energetica degli impianti di illuminazione.

Successivamente, l’8 luglio 2024, nella Sala Giunta del CONI a Roma, insieme all’allora Presidente Giovanni Malagò abbiamo presentato il protocollo d’intesa biennale tra il Ministero dell’Ambiente e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Un accordo per il quale il Governo ha stanziato 1,7 milioni di euro, articolato in quattro linee direttrici che ne definiscono con precisione l’ambizione e il perimetro.

La prima linea riguarda la partecipazione ai Giochi olimpici di Parigi 2024 come evento emblematico e rappresentativo del nuovo approccio: Casa Italia, ospitata a Pré Catelan, un padiglione immerso nel Bois de Boulogne, il più grande polmone verde di Parigi, è diventata il primo progetto pilota di struttura olimpica nazionale gestita secondo criteri di sostenibilità certificati. Il 26 luglio 2024, all’inaugurazione di Casa Italia, abbiamo avuto il privilegio di rappresentare il Ministero dell’Ambiente in quello che considero un momento simbolicamente molto significativo: per la prima volta, la casa degli atleti azzurri alle Olimpiadi è diventata un luogo in cui i principi della sostenibilità ambientale erano visibili, misurabili, comunicati. I medagliati azzurri si sono fatti ambasciatori dell’ambiente: un messaggio potente, capace di raggiungere milioni di persone in tutto il mondo. Parigi 2024 ha segnato anche la firma, a Casa Italia, del secondo protocollo MASE-CONI-Enti di Promozione Sportiva, che ha allargato il perimetro dell’accordo originario coinvolgendo direttamente le organizzazioni di base. Un percorso in cui ogni componente del mondo sportivo, dal professionismo alla pratica amatoriale, è chiamata a diventare protagonista attiva della promozione di un futuro sostenibile.

La seconda linea investe sulla formazione, con l’obiettivo di costruire una nuova figura professionale ancora assente nel panorama sportivo italiano: il manager della sostenibilità degli eventi sportivi. Una competenza specializzata, capace di coniugare la conoscenza del mondo sportivo con gli strumenti tecnici della transizione ecologica. Senza capitale umano qualificato non esiste politica industriale: questo vale per il nucleare, vale per le rinnovabili, vale anche per la sostenibilità nello sport.

La terza linea promuove lo sport di base e per tutti, attraverso eventi formativi capillari sul territorio. 

La quarta, infine, la più corposa, prevede una serie di eventi pilota nazionali e internazionali che fungeranno da modelli replicabili: un catalogo di buone pratiche da diffondere in tutto il sistema sportivo italiano, dalla serie A all’oratorio, dagli impianti olimpici ai campi di provincia.

Non si tratta di misure simboliche. L’impiantistica sportiva italiana è un tema che merita un capitolo a sé: lo smaltimento o riciclo dei fondi in erba sintetica, l’efficientamento energetico delle strutture, la gestione dell’acqua, l’abbattimento delle emissioni legate alla mobilità degli spettatori sono questioni tecniche e politiche di primissimo piano, sulle quali il MASE è impegnato su più fronti.

Guardando al futuro prossimo, l’Italia si prepara a co-organizzare con la Turchia gli Europei di calcio del 2032. È un orizzonte che ci impone di lavorare già adesso sugli standard ambientali dei nuovi stadi, sui piani di mobilità sostenibile, sulla gestione dei rifiuti, sull’impronta carbonica complessiva di un torneo di quella portata. Le esperienze maturate con FIGC e CONI in questi anni, gli eventi pilota, i protocolli, le buone pratiche, sono il punto di partenza di un percorso che deve diventare sistema.

La sostenibilità ambientale nello sport non è un tema di nicchia per addetti ai lavori o una bandiera da esibire nelle conferenze internazionali. È una politica concreta, con ricadute reali sulla qualità dell’aria nelle nostre città, sulla salute dei cittadini, sulla competitività delle nostre infrastrutture, sulla credibilità dell’Italia in Europa. È, soprattutto, un linguaggio che milioni di persone capiscono e sentono proprio, perché lo sport parla a tutti. E noi abbiamo il dovere di usare quella voce nel modo migliore possibile.

Claudio Barbaro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *