L’Italia guida la digitalizzazione: PA più efficiente, App IO, AI e tecnologie quantistiche
Intervista al Senatore Alessio Butti, Sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, a cura di Marzia Bilotta.
Come sta procedendo la digitalizzazione del Paese?
Il percorso che abbiamo tracciato all’inizio della legislatura ha portato molte soddisfazioni, con 54 obiettivi PNRR su 69 già centrati, ma soprattutto vantaggi per i cittadini in termini di sicurezza e accessibilità ai servizi pubblici digitali. PA digitale 2026 ha coinvolto oltre 17.000 amministrazioni su circa 69.000 progetti; l’adesione è capillare: 99% dei Comuni e 88% delle scuole.
L’Italia è stata uno dei primi paesi UE a dotarsi di una Strategia AI e legge AI e di uno Strategia Quantistica. Saranno queste le tecnologie del futuro?
Del presente, prima ancora che del futuro. Con l’approvazione della legge sull’Intelligenza Artificiale, l’Italia è il primo Paese UE a dotarsi di un quadro nazionale allineato all’AI Act. Ora più che mai, molti esperti di tech stanno comprendendo come la scelta di avere norme precise e non codici di condotta privati sia stata fondamentale. Abbiamo due autorità già operative in materia, ACN e AgID e una Strategia IA da aggiornare ogni due anni. Importante anche la previsione di 1 miliardo di euro per startup e PMI. Tutto questo significa regole chiare, governance certa e investimenti, che dal nazionale si innestano in progetti locali, dagli ospedali alle anagrafi, dal lavoro alla giustizia, favorendo casi d’uso sicuri, tracciabili, umani-centrici. È un messaggio molto concreto al tessuto produttivo e ai nostri atenei: investite e sperimentate sui territori perché il perimetro normativo e di sicurezza c’è. Abbiamo anche messo 20 milioni di euro su un progetto con le Regioni per usare la AI per ridurre le liste d’attesa, REG4IA, su cui puntiamo molto.
In parallelo, il CITD ha adottato la Strategia italiana per le Tecnologie Quantistiche: governance interministeriale stabile, filiere su calcolo, comunicazione e sensoristica, e un focus forte su trasferimento tecnologico e competenze. Parliamo di un ecosistema integrato che connette università, imprese e PA, con fondi già allocati dal MUR negli anni recenti e azioni coordinate con MIMIT e ACN. Mi sono recato a Miami qualche settimana fa proprio per partecipare a un importante evento sul Quantum e mostrare le potenzialità dell’Italia. Proprio da noi hanno deciso di investire due colossi come D-Wave e IonQ, che hanno siglato la Q-Alliance per aprire un grande centro quantistico in Lombardia.
PDND e SEND: perché sono l’“infrastruttura invisibile” che fa risparmiare tempo e denaro?
Perché trasformano lo scambio di informazioni e le notifiche tra Pubbliche amministrazioni. In 36 mesi la PDND è passata da 120 a 8.600 enti aderenti, con 4.598 enti erogatori, 13.000 e-service pubblicati e oltre 1 miliardo di scambi dati tra enti: sono numeri “mostruosi” anche grazie al lavoro in sinergia con gli enti locali. SEND, operativo dal 2023, ha raggiunto 6.000 enti e 25 milioni di notifiche a valore legale: meno code, meno carta, più certezza giuridica. Non a caso, l’integrazione PDND-SEND è oggi il servizio più richiesto (oltre 5.300 richieste): quando i due mattoni si incastrano, la macchina amministrativa corre.
Il valore di questo passaggio da scartoffie ed e-mail all’interoperabilità si misura in tempi ridotti su accertamenti, certificati, contributi; interoperabilità by design che evita ai cittadini l’ennesimo documento; risparmi su spese postali e notifiche. È il modo concreto con cui realizziamo il “once only”: il dato si muove tra enti, non sulle gambe del cittadino.
La rivoluzione passa anche per App IO e IT-Wallet
La rivoluzione digitale passa anche (e soprattutto) dal quotidiano dei cittadini. È lì che misuriamo se una politica pubblica funziona davvero. Con Documenti su IO, primo tassello operativo del sistema IT-Wallet, milioni di persone hanno già oggi in tasca la patente, la tessera sanitaria e la Carta europea della disabilità, utilizzabili in modo semplice e sicuro direttamente dallo smartphone. Non è un esercizio tecnologico: è un cambio di paradigma nel rapporto tra cittadino e Stato, basato su semplicità e interoperabilità.
Con il Decreto PNRR approvato in Consiglio dei Ministri il 29 gennaio, facciamo un ulteriore passo avanti introducendo anche il certificato elettorale digitale nel wallet. Una scelta di modernizzazione che non impone nulla: il cittadino potrà continuare a usare il formato cartaceo, ma avrà finalmente la possibilità di scegliere una più comodo modalità digitale. È un principio per noi fondamentale: l’innovazione deve ampliare i diritti, non restringerli.
Parallelamente, App IO è diventata l’infrastruttura di relazione tra Stato e cittadini. Oggi ospita oltre 370.000 servizi, erogati da amministrazioni centrali e locali, ed è utilizzata regolarmente da quasi 14 milioni di italiani. Numeri che la collocano, con ogni probabilità, come una delle piattaforme di servizi pubblici digitali più avanzate e performanti a livello europeo. Ma soprattutto, è una piattaforma che funziona perché è pensata per essere trasversale, riusabile e orientata all’esperienza dell’utente.
Un esempio concreto viene dalla sanità. In Lombardia, l’utilizzo di App IO per inviare milioni di notifiche su appuntamenti e promemoria ha contribuito in modo significativo a ridurre il fenomeno dei no-show, migliorando l’efficienza del sistema e liberando risorse preziose. Stiamo lavorando per estendere questo modello a livello nazionale, integrando App IO con il Fascicolo Sanitario Elettronico: l’obiettivo è consentire ai cittadini di ricevere notifiche automatiche ogni volta che un nuovo documento, un referto o una prescrizione vengono resi disponibili nel loro fascicolo.
App IO e IT-Wallet, e questo vale anche per altre parti del nostro programma di digitalizzazione, non sono singoli progetti, ma componenti centrali di un disegno più ampio: costruire un ecosistema digitale pubblico che semplifica la vita delle persone, riduce la burocrazia e rende lo Stato più vicino, più accessibile e più efficiente. È da qui che passa, concretamente, la rivoluzione digitale.
