L’impatto dei cantieri ferroviari sull’economia italiana: la sfida del PNRR per far crescere il Paese
Oggi ci troviamo nel bel mezzo della più grande opera di trasformazione infrastrutturale che l’Italia abbia mai vissuto, un’opportunità unica per modificare e migliorare il funzionamento del Paese. Il Gruppo FS, con quasi 25 miliardi di euro assegnati, rappresenta la principale stazione appaltante d’Italia, nonché il principale attuatore dei finanziamenti PNRR. La ridefinizione delle infrastrutture strategiche attualmente in corso si estende su tutto il territorio nazionale e prevede un vero e proprio lavoro di ricucitura territoriale, volto a creare valore economico e sociale e a favorire lo sviluppo dei territori.
Le infrastrutture che riguardano il mondo del trasporto, in particolare, costituiscono la spina dorsale per la solidità del Paese, influenzandone produttività, commercio, inclusione. È a tal proposito che il Gruppo FS, nella valutazione dei propri investimenti, ritiene cruciali gli impatti e i relativi benefici in termini di contributo all’economia nazionale, alla formazione del PIL e dei redditi di famiglie e imprese, alla creazione di occupazione e al gettito fiscale. Il tutto al fine di garantire il presidio degli interessi delle comunità locali elaborando, al contempo, risposte adeguate alle richieste di informazioni provenienti dalle istituzioni nazionali e territoriali.
A partire dal Piano di Investimenti 2021-2024 di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), società del Gruppo FS, è stata condotta un’analisi a cura di Open Economics proprio per valutare come l’apertura dei cantieri abbia inciso sull’economia italiana. Quali siano stati cioè gli impatti diretti, indiretti e indotti della spesa sul territorio nazionale. Scendendo nel dettaglio dello studio scopriamo che, nei quattro anni di riferimento, c’è stato un impatto sulla produzione di ben 57,5 miliardi di euro generato grazie a un volume di investimenti sulla rete ferroviaria pari a 29 miliardi di euro. I 29 miliardi, per la maggior parte, sono stati investiti in costruzioni, consulenze, attività metallurgiche e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche. Tutti elementi che concorrono alla progettazione, gestione e manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria nazionale.
Tale spesa ha funzionato da shock continuativo per il tessuto socioeconomico italiano, determinando un contributo diretto e indiretto al PIL di 23,5 miliardi di euro e un relativo contributo all’occupazione di 314 mila posti di lavoro a tempo pieno. Se si considerano, poi, anche gli impatti indotti, il contributo aggiuntivo alla produzione è di 32 miliardi, quello aggiuntivo al PIL è di 17 miliardi e l’occupazione aggiuntiva è di 186 mila posti di lavoro a tempo pieno. Il modello utilizzato per la stesura dello studio considera la propagazione degli effetti nell’economia contabilizzando gli effetti diretti della spesa, quelli indiretti derivanti dalla propagazione della spesa lungo le catene del valore nazionali attivate e anche quelli indotti, ovvero determinati dalla reimmissione nell’economia dei guadagni di famiglie, governo e imprese sotto forma di ulteriore spesa, che risultano più rilevanti ma associabili in maniera meno netta alla spesa.
Questi numeri raccontano un’esperienza di successo e, pur concentrandosi su un determinato periodo, possono comunque essere inquadrati in una prospettiva ampia, replicabile più e più volte in un’ottica di futura crescita. È un dato di fatto che gli investimenti nella rete ferroviaria nazionale offrano un contributo determinante, oltre che costante nel tempo, all’economia nazionale. E lo fanno migliorando l’efficienza del Paese nei trasporti, garantendo una continuità di erogazione del servizio da parte delle imprese e permettendo alle famiglie di accedere a un’offerta sostenibile e di qualità.
C’è inoltre da dire che gli effetti degli investimenti di RFI nel periodo 2021-2024 non solo risultano positivi e significativi, ma anche diffusi, sia geograficamente che settorialmente. La domanda aggiuntiva di beni e servizi si dimostra cioè in grado di stimolare efficacemente le dinamiche di interdipendenza di differenti settori industriali e le relative catene del valore distribuite in tutte le regioni italiane, propagando così gli effetti su tutta l’economia del Paese.
La valutazione è stata realizzata utilizzando un modello macroeconomico dettagliato a livello provinciale e multi-settoriale di tipo Social Accounting Matrix (SAM) su dati ISTAT 2021, che si colloca tra gli strumenti di elezione nelle best practices internazionali per questa tipologia di analisi. Lo scenario di analisi è stato costruito utilizzando la spesa per investimenti (nettata delle importazioni dall’estero) per la progettazione e la realizzazione di nuove infrastrutture ferroviarie e l’ammodernamento delle preesistenti come shock di domanda nazionale di beni e servizi (distribuita nel periodo di riferimento) alla quale il modello economico ha “reagito”, restituendo una stima del contributo di tale spesa alla formazione dei principali indicatori economici della nostra economia.
I risultati dello studio dimostrano quanto il lavoro del Gruppo FS per il Paese sia determinante a livello economico e sociale, così da mettere a disposizione un sistema di trasporto affidabile, accessibile e in grado di rispondere alle sfide del futuro, su una rete interconnessa e capace di soddisfare le esigenze di mobilità. La sfida del PNRR, pertanto, va affrontata e accolta, poiché grazie al supporto di questi fondi stiamo costruendo le fondamenta di un futuro più solido, che possa rafforzare il Paese e unire le diverse realtà, anche quelle apparentemente più remote.
Giuseppe Inchingolo, Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane
