La Salute Mentale in Italia: Tra Frammentazione e l’Esigenza di un Approccio Integrato
Il mondo della salute mentale è estremamente variegato e in alcuni casi anche molto disperso, purtroppo influenze legate alla scarsa conoscenza della letteratura scientifica, all’evoluzione della stessa vengono trascurate scegliendo invece approcci dal sapore ideologico che però tendono a negare il concetto stesso di malattia. D’altra parte è innegabile che anche un approccio che tende a medicalizzare tutti i problemi della nostra salute mentale è anche esso non corrispondente alla realtà. Questi aspetti di divisione culturale che hanno radici storiche nel nostro paese producono però disorientamento sia nel legislatore sia nel cittadino che deve poter scegliere, secondo un principio chiamato empowerment, quale sia il miglior professionista a cui rivolgersi e quali sia i trattamenti più efficaci che potrebbero avere maggiore probabilità di successo nella soluzione di una problematica. Capita molto spesso di leggere sui giornali affermazioni circa i disturbi mentali che sono non solo contrastanti ma addirittura opposte, e purtroppo nella gran parte dei casi non tengono conto delle evidenze della letteratura.
L’intergruppo parlamentare One Mental health promosso dal senatore Zullo ha come aspirazione quello di integrare, includere armonizzare gli interventi in salute mentale e noi operatori non possiamo che essere felici di un approccio che non escluda nessuno, ma che premi la scientificità e le evidenze attualmente disponibili. Le informazioni che i cittadini devono avere e che oggi è possibile diagnosticare in modo molto accurato eventuali disturbi mentali, che la gran parte dei disturbi mentali si manifesta entro 25 anni e che l’età evolutiva è il momento cardine in cui intervenire. Per fare questo, ci vuole un approccio olistico che coinvolga contemporaneamente gli esperti i familiari, gli utenti, il terzo settore e il mondo politico sia per condividere l’approccio sia per supportare finanziariamente gli interventi necessari per assicurare ai cittadini una salute mentale di primo livello. In questo solco si inserisce il lavoro del tavolo tecnico della salute mentale presso il ministero della salute istituito dal ministro Schillaci che ha realizzato il nuovo piano di azione per la salute mentale (PANSM), attualmente sottoposto al vaglio delle regioni, ma che dovrebbe dare un’impronta moderna al concetto di cure in salute mentale.
In questo momento, i problemi del mondo della salute mentale sono quelli legati alla carenza di risorse, con una distribuzione a macchia di leopardo nella nostra penisola di professionisti, la presenza di modelli organizzativi molto diversificati che rendono sia l’approccio sia gli esiti molto diversi da una regione all’altra e a volte da un ambulatorio a un altro della stessa città. Altro problema di rilievo è il finanziamento della salute mentale, dovendo ammettere che erogare cure in salute mentale richiede spese finanziamenti e alta formazione nonché una elevatissima integrazione con tutto il mondo del terzo settore. In ultimo la sfida che sta schiacciando i vari servizi di salute mentale e quella relativa agli autori di reato, purtroppo in questo momento con un numero di minorenni autori di reato in costante aumento, ma soprattutto con l’immissione all’interno del mondo della salute mentale della presa in carico delle persone che hanno commesso reati a causa del loro disturbo. Dopo la legge 81/14 che la corte costituzionale ritiene assolutamente inadeguata, la spesa dei dipartimenti Salute Mentale e aumentata del 30% solo per l’assistenza alle persone autori di reato, ma questo incremento non è conseguito un incremento di finanziamento pertanto le risorse a vantaggio dei pazienti si sono conseguentemente ridotte.
In tale ambito rientra anche il discorso del disturbo, da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), per anni scotomizzare nel nostro paese, con enormi difficoltà da parte di famiglie e utenti a trovare risposte, e a ricevere diagnosi corrette.
Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è il disturbo del neurosviluppo più frequentemente diagnosticato in età evolutiva, caratterizzato da disattenzione ed impulsività inappropriate. La prima diagnosi del disturbo risale al 1775, ha una prevalenza tra il 5 e il 7% nella popolazione generale in età scolare, e del 2,5% della popolazione generale (considerando anche gli adulti). Purtroppo la diagnosi e di conseguenza il trattamento hanno un ritardo medio di 10 anni dalla manifestazione della malattia, con conseguenze catastrofiche sulla finestra evolutiva del bambino/a. Immaginiamo un bambino che nel periodo dell’apprendimento scolastico, non riesca (non per colpa sua) della massima a stare seduto o a prestare attenzione per un periodo congruo, questo bambino non potrà apprendere in ambito scolastico quanto necessario nella sua finestra evolutiva, e avrà una idea di se stesso come incapace e stupido; sarà vittima di un ostracismo sociale perché difficilmente sarà facile coinvolgerlo in giochi, feste e far rispettare delle minime regole.
Queste manifestazioni se intercettate per tempo sono curabilissime. Nonostante i dati di prevalenza nella popolazione generale, la persistenza del disturbo, l’impatto sulla salute e sul funzionamento globale della persona, in età adulta l’ADHD è sottodiagnosticato ed anche quando riconosciuto viene sottotrattato o non trattato Ancora oggi i farmaci disponibili per il trattamento in Italia sono pochi e fino a pochi mesi fa alcuni erano a carico delle famiglie. Ottenere il trattamento è complicato, se vengono utilizzati farmaci diversi, il paziente deve rivolgersi sia alla farmacia della ASL e sia alla rete delle farmacie. Sono farmaci ovviamente delicati e che devono essere monitorati dallo specialista, ma è necessario che alcuni prodotti disponibili nell’unione europea siano fruibili nel nostro paese. Va inoltre implementata l’offerta di trattamenti non farmacologici come la neuromodulazione, la mindfullness, il parent training, la psicoterapia cognitivo comportamentale, la Psicoeducazione, il Coaching.
Giuseppe Nicolò, Medico Psichiatra Psicoterapeuta, Direttore Dipartimento Salute Mentale Asl Roma 5.
