La rivoluzione necessaria
Negli ultimi anni, l’Europa ha definito linee guida per promuovere un nuovo rispetto per l’ambiente e un modello di sviluppo economico e sociale che non solo preservi il nostro pianeta, ma migliori anche la qualità della vita e dell’ambiente. Sono state delineate azioni concrete per affrontare la crisi climatica, i cui effetti drammatici si manifestano ogni anno con crescente intensità, tra eventi estremi e siccità, che ormai colpiscono numerosi Stati europei tra cui anche il nostro paese.
In questo contesto, i governi precedenti avevano avviato un progetto ambizioso: sfruttare le risorse del PNRR e della programmazione europea per delineare una prospettiva sociale ed economica in grado di migliorare la vita di tutti, rispondendo concretamente alle sfide di un sistema globale sempre più imprevedibile. Tuttavia, nemmeno le crisi economica, pandemica e climatica sono riuscite a far comprendere al governo Meloni l’urgenza di adottare le decisioni obbligate che il presente ci impone.
Oggi è indispensabile affrontare con grande responsabilità una rivoluzione necessaria, che comprenda la promozione della cultura del risparmio energetico, la riduzione dei rifiuti e, soprattutto, lo sviluppo di energie rinnovabili che possano garantire l’indipendenza. Altrettanto cruciale è l’ammodernamento della rete idrica, l’implementazione di un piano per gli invasi al fine di affrontare la siccità e lo sblocco di risorse adeguate per combattere il dissesto idrogeologico. L’obiettivo è sviluppare e completare il processo di economia circolare, in linea con le direttive europee, facendo dell’uso sostenibile e del riuso obbligato delle risorse una priorità.
Nonostante l’urgenza di questi temi, abbiamo assistito con questo governo a un proliferare di decreti sull’ambiente privi di una proposta organica, incapaci di garantire certezza sugli obiettivi e sui traguardi indicati dall’Europa. Questo approccio frammentato ha impedito la formulazione di una visione coerente, in grado di tenere conto delle nostre ambizioni e responsabilità. Il tempo perso a causa delle incertezze governative, a discapito dei cittadini e delle imprese, è stato enorme.
La pressione esercitata da interrogazioni parlamentari, interpellanze e question time da parte del Partito Democratico e di tutta l’opposizione ha evidenziato ancor più la mancanza di una programmazione efficace. Un esempio lampante è il decreto sulle aree idonee per lo sviluppo degli impianti, che ha costretto le regioni ad assumersi la responsabilità di individuare, nei prossimi 180 giorni, i siti destinati alla produzione di energia rinnovabile.
Ulteriori preoccupazioni sorgono dalla proposta avanzata dal Ministero dell’Ambiente all’Europa sul Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Il ministro Pichetto Fratin ha infatti proposto di riprendere le trivellazioni in Italia e, soprattutto, di riaprire il dibattito sull’energia nucleare. Pur non essendo contrari alla ricerca e all’innovazione, riteniamo che ogni progetto futuro debba essere compatibile con le Direttive europee, in particolare per quanto riguarda le energie rinnovabili.
Va ricordato che in Italia ben due referendum hanno bocciato il ricorso all’energia nucleare nelle modalità proposte in passato. Riteniamo fermamente che sia necessario sviluppare progetti di ricerca che rispettino le indicazioni che i cittadini ci hanno dato e che prevedano una gestione sicura delle scorie nucleari.
Su questo tema, ad esempio, il governo ha deciso di fare marcia indietro rispetto al lavoro svolto dall’esecutivo precedente sul deposito unico delle scorie nucleari. La proposta di permettere ai comuni di candidarsi autonomamente per ospitare il sito nazionale delle scorie è infatti assurda e controproducente e non tiene conto della pianificazione e delle misure di sicurezza necessarie per un’infrastruttura così delicata.
Il nostro lavoro è ancora lungo. Molte coscienze devono essere risvegliate, ma non cederemo di un centimetro. Siamo convinti che questa rivoluzione necessaria sarà utile non solo ai cittadini di oggi, ma soprattutto alle future generazioni.
Marco Simiani, Deputato della Repubblica – Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici
