La più grande infrastruttura sociale del Paese: bilanci e prospettive per il futuro

La più grande infrastruttura sociale del Paese: bilanci e prospettive per il futuro

Nel 1978, la nascita del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è stata una delle più grandi riforme del dopoguerra. Questo cambiamento ha trasformato l’Italia in un pioniere nella tutela dei diritti e nella garanzia dell’accesso universale ai servizi sanitari. Il SSN è stato un modello a livello sia nazionale che internazionale per garantire assistenza a tutti i cittadini, indipendentemente da reddito, condizione sociale e luogo di residenza.

Il SSN ha svolto un ruolo cruciale nell’unire il Paese, costituendo la più grande infrastruttura sociale italiana. Allo stesso modo in cui le autostrade del secondo dopoguerra hanno collegato fisicamente l’Italia, il SSN ha creato un’unione sociale e un accesso universale ai servizi sanitari, inaccessibili in altri paesi se non a costi elevati. Ha contribuito al progresso del settore sanitario e ha permesso all’Italia di eccellere in innovazione, produzione farmaceutica e biomedicale e nella formazione di professionisti di altissimo livello.

A 46 anni dalla nascita del SSN, è evidente che, più che ripensarlo, è necessario riattualizzarlo per affrontare le nuove sfide legate alle mutate condizioni di vita ed economiche. Il SSN deve aggiornare la sua capacità di rispondere ai bisogni di una popolazione invecchiata, il che rappresenta sia un successo sia una sfida per il sistema sanitario. La maggiore longevità è il risultato di significativi progressi nella medicina, ma ha creato nuovi bisogni che richiedono un adattamento delle tutele offerte. Ad esempio, le aree interne del paese, che ospitano circa 11 milioni di persone, presentano una carenza di servizi sanitari. Queste zone necessitano di soluzioni su misura per rispondere adeguatamente alle loro specifiche esigenze.

Il Titolo V della Costituzione mirava a rendere i servizi più accessibili ai cittadini. Tuttavia, a quasi 25 anni dalla sua introduzione, si avverte la necessità di un aggiornamento per rendere il SSN più agile e capace di rispondere rapidamente alle nuove sfide. Attualmente, esiste un notevole divario tra la decisione di nuove politiche e la loro effettiva implementazione. 

Questo problema si riflette anche nell’adozione di nuove tecnologie, come la telemedicina, che richiede infrastrutture tecnologiche adeguate, tra cui la diffusione della banda larga in tutto il paese. La telemedicina, in particolare, necessita di un supporto infrastrutturale significativo per garantire l’accesso ai servizi sanitari anche nelle aree più remote. Questo insieme di azioni non riguarda solo il SSN, ma implica una capacità complessiva del paese di riconsiderare e adattare il proprio sistema sanitario e le sue regolazioni, per assicurare un accesso più rapido ed efficiente all’innovazione. 

Per garantire un accesso più rapido all’innovazione, inoltre, è fondamentale aggiornare i modelli di regolazione; oggigiorno esistono nuove terapie e soluzioni sia nel campo farmaceutico sia nei dispositivi medici che richiedono una capacità di valutazione più veloce. In Italia, la gestione della valutazione e dell’accessibilità ai dispositivi medici e alle nuove terapie è affidata a due enti distinti, il Ministero della Salute e l’Agenzia Italiana del Farmaco, creando una lentezza che potrebbe essere ottimizzata ripensando e adattando questi strumenti di regolazione per rispondere più efficacemente ai nuovi bisogni dei pazienti e della popolazione. 

Da questo punto di vista, il problema delle risorse rappresenta una sfida significativa che riguarda non solo il SSN, ma tutti i servizi di welfare e che, paradossalmente, è dato dal successo stesso del sistema nel prolungare la vita media delle persone. L’allungamento della vita richiede non solo un’assistenza sanitaria continua, ma anche un sistema di welfare che garantisca una buona qualità della vita per una popolazione anziana crescente e ciò implica un ripensamento anche dei sistemi di tutele che favorisca l’integrazione tra servizi sanitari e sociali per un approccio più olistico e coordinato.

Il concetto di “One Health” o “Planetary health” sta emergendo come un approccio essenziale per affrontare le sfide contemporanee. La pandemia ha dimostrato l’importanza di considerare un intreccio inestricabile la tutela dei bisogni delle persone, degli animali e del pianeta. Questo modello integrato potrebbe guidare le politiche future, promuovendo una convergenza di interventi che considerino la salute in un contesto globale, affrontando sia le esigenze locali sia le pressioni globali.

Adottare un approccio olistico e integrato, come quello suggerito dai principi della “One Health”, può fornire una prospettiva strategica per i prossimi anni. Questo ci ricorda che gli elementi fondamentali che hanno portato alla creazione del SSN nel 1978 restano ancora rilevanti. All’epoca, la necessità di garantire coesione sociale e di adottare un approccio universalistico erano motivazioni cruciali per rispondere ai bisogni di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro residenza o dalle loro condizioni economiche e sociali. Questi valori e obiettivi originari continuano a essere di vitale importanza oggi, sottolineando la necessità di mantenere e rafforzare un sistema sanitario che offra accesso equo e universale alle cure per tutti.

L’Italia vanta uno dei più grandi servizi sanitari nazionali universalistici al mondo, con un investimento annuale di oltre 130 miliardi di euro, di cui circa 40 miliardi provenienti da spese out-of-pocket dei cittadini. Questi numeri, pur evidenziando la robustezza della nostra infrastruttura sanitaria, indicano anche la necessità di una riflessione strategica per il futuro. 

È fondamentale considerare gli investimenti nel SSN non come semplici costi, ma come contributi cruciali allo sviluppo di un ecosistema che risponde alle esigenze della popolazione. Questo approccio implica un focus sulla cura dei pazienti e sulla prevenzione, con l’obiettivo di ridurre il numero di persone che diventano pazienti. 

Gli investimenti mirati possono potenziare la ricerca e l’innovazione nel settore sanitario e farmaceutico, incrementando il valore aggiunto prodotto dal Paese e contribuendo alla crescita del PIL. In questo contesto, il SSN non è solo un fornitore di servizi sanitari, ma un motore di sviluppo economico e sociale. Sostenere e innovare questo sistema significa rafforzare un pilastro fondamentale della nostra coesione sociale, con ricadute positive su tutto il Paese.

L’Italia possiede una piattaforma naturale a livello europeo, anche grazie alla sua posizione geografica, che la rende ideale per svilupparsi come un importante “distretto della salute”. Questo ecosistema sanitario potrebbe non solo esportare competenze e innovazioni sviluppate nel nostro Paese, ma anche attrarre persone da tutto il mondo in cerca di cure di qualità. L’Italia ha dimostrato di poter offrire servizi sanitari eccellenti e ha il potenziale per continuare a farlo nei decenni a venire, assicurando la continuità di questa straordinaria infrastruttura sociale che è un pilastro della coesione sociale del Paese.

Sebbene il SSN sia stato un punto di forza per molti anni, sta mostrando diversi interventi necessari per migliorare il sistema stesso, con evidenti limiti, soprattutto riguardo l’accesso ai servizi. Quello che è stato un elemento di universalismo rischia di essere negato a una parte significativa della popolazione italiana, a causa di una gestione inefficace e di disparità regionali spesso dovute a problemi gestionali, organizzativi, e alla carenza di risorse economiche adeguate a sostenere le competenze sanitarie necessarie.

Le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari rischiano di condurre ad una divisione creando un sistema con cittadini di “serie A” e cittadini di “serie B”, una situazione insostenibile che contraddice i principi fondamentali del SSN. Tuttavia, gli stessi principi che hanno guidato la creazione del SSN ci ricordano che abbiamo il dovere e la possibilità di superare queste disuguaglianze. Migliorare l’accesso ai servizi sanitari e sostenere lo sviluppo di un ecosistema della salute robusto può non solo promuovere il benessere delle nostre comunità, ma anche contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese per i prossimi decenni.

In conclusione, il futuro del SSN dipende dalla nostra capacità di adattare e innovare il sistema, affrontando le disuguaglianze e promuovendo un accesso equo e universale ai servizi sanitari. Con una strategia chiara e un impegno collettivo, l’Italia può non solo preservare ma anche rafforzare questo pilastro fondamentale della sua società.

Antonio Gaudioso, già Segretario Generale di Cittadinanzattiva

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