La logistica marittima: pilastro per lo sviluppo economico

La logistica marittima: pilastro per lo sviluppo economico

Un confronto con Eliseo Cuccaro, Amministratore di Alilauro SpA

Quali politiche ritenete essenziali per migliorare le infrastrutture portuali e i collegamenti con il trasporto terrestre?

I nostri  porti principali sono delimitati da conurbazioni urbane ad alta densità abitativa, privi di adeguati spazi per la logistica di merci e persone. In tale contesto, l’unica soluzione è investire nella realizzazione di  nuovi e più organizzati retroporti  che consentano una veloce decongestione delle aree portuali  facilitando, sempre più, anche un trasporto intermodale ferroviario.

Per far sì che un sistema così complesso possa funzionare è indispensabile, inoltre, istituire un coordinamento a livello nazionale di conduzione della autorità portuali, ipotizzando anche una diversa forma giuridica di gestione delle stesse. Attualmente, procedure e  governance tipiche di un ente pubblico contrastano con le caratteristiche dinamiche ed in rapida evoluzione proprie delle attività portuali.       

Ci sono iniziative specifiche che supportano il vostro settore nel migliorare i collegamenti marittimi?

Sebbene la penisola italiana abbia versanti marittimi che si estendono per ben  7.900 km, il nostro paese  non ha mai sostenuto, con specifiche iniziative, il trasporto marittimo.

Il ruolo strategico del mare nel commercio e nel mondo dell’infrastruttura di rete, non è stato mai interpretato come una opportunità di crescita, non solo economica ma anche sociale ai fini della riduzione delle distanze tra isole e terraferma . Solo il governo Meloni, per la prima volta, ha innovato tale settore, istituendo il  Ministero per le Politiche del Mare. L’istituzione del nuovo ministero rappresenta, per tutti noi e non solo per gli operatori del settore, una opportunità di valorizzare strategicamente le risorse marittime, integrandosi cosi con l’attuale contesto ambientale ed economico.

Prima ancora della istituzione del ministero, l’assenza di una politica del mare “unitaria” creava non poche frammentazioni con l’effetto che temi quali la portualità o la pesca o il turismo costiero erano spesso lasciati in secondo piano e non venivano ottimizzati per le loro caratterististiche.

La visione politica attuale, invece, ha valorizzato l’importanza strategica del mare per l’Italia investendo in settori come la cantieristica navale e la logistica portuale rafforzando, in tal modo,la competitività dei porti  e migliorando le infrastrutture del settore marittimo. Si pensi, facendo un raffronto con gli altri Paesi, che la Grecia,la cui flotta rappresenta ad oggi il 54% di quella europea,  fa delle risorse legate al mare un elemento da tutelare nella Carta costituzionale.  

In che misura il trasporto via mare contribuisce al turismo locale e come può essere valorizzato?

Il trasporto via mare è un elemento centrale del nostro turismo. Dei 7.900 km di coste 500 km sono delle isole minori che ospitano 35 comuni  e circa 200.000  abitanti che si moltiplicano in modo esponenziale nella stagione estiva e che, in assenza di collegamenti marittimi, sarebbero difficili da raggoiungere. Questi territori, infatti, sono serviti esclusivamente dai servizi marittimi che garantiscono la mobilità territoriale dei residenti e la fruizione delle loro risorse naturali ai turisti provenienti da tutto il mondo. Oggi il turismo può essere valorizzato incentivando la destagionalizzazione, il clima di cui gode il nostro Paese  e la presenza di numerose stazioni termali naturali consentirebbe flussi significativi anche da novembre a marzo, mesi che solitamente non sono soggetti a flusso di visitatori. 

Affinchè questo avvenga è opportuno intervenire attraverso il miglioramento delle infrastrutture portuali che possano efficientare un maggior numero di turisti e che siano ricettivi anche nei mesi invernali, con l’effetto non solo di ampliare l’offerta commerciale ma anche decongestionando il turismo estivo . Piccoli porti e attracchi costieri possono sicuramente contribuire allo sviluppo di un nuovo tipo di escursionismo extra stagionale e possono, altresì, potenziare il flusso di visitatori in località minori.

Inoltre, la correlata apertura delle strutture ricettive durante il periodo invernale,potrebbe comportare anche un vantaggio per le imprese a ciò dedite, mediante una potenziale introduzione di benefici fiscali che consentano una decontribuzione totale dei lavoratori impiegati in questi mesi e una detassazione totale degli utili generati in questi periodi. 

Le società armatoriali risponderebbero in modo positivo a questo ampliamento di offerta aumentando i servizi offerti e sviluppando nuove soluzioni sostenibili e creando, in tal modo, anche una continuità lavorativa in professioni solitamente legate alla stagionalità.

Le politiche nazionali favoriscono abbastanza l’integrazione del trasporto via mare nei sistemi di mobilità interregionale?

Scontiamo ancora uno scarso coordinamento tra i servizi di trasporto pubblico ferro-gomma-mare, la cosiddetta intermodalità di cui tutti parliamo è di difficile fruizione da parte degli utenti. Anche in questo caso non vi è un coordinamento nazionale, i programmi di esercizio sono di carattere regionale e all’interno della stessa regione non vi è un coordinamento tra le diverse tipologie di servizio. Anche i sistemi di bigliettazione sono frammentati, sono pochi i casi dove l’utente può acquistare un’ esperienza di viaggio ferro-gomma-mare in un’unica soluzione e in formato digitale. 

Che ruolo hanno le politiche nazionali nella promozione di soluzioni più sostenibili per il trasporto marittimo?

Come l’intermodalità anche la sostenibilità è diventato un tema alla moda e come il primo, in assenza di un quadro normativo chiaro e globale condiviso da tutti, resterà un bellissimo argomento da convegni.

E’ un argomento da affrontare in sede sovranazionale, solo un organismo mondiale al pari del world trade organization potrà cimentarsi nella redazione di un sistema di norme che nel medio lungo periodo uniformi comportamenti ecosostenibili in tutto il mondo. Su questa “rotta”, attualmente l’IMO (International Marittime Organization) ha fissato obiettivi per ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2050.

Le politiche nazionali hanno un ruolo centrale nel creare soluzioni sostenibili, introducendo anche incentivi e definendo strategie che incoraggiano l’adozione di tecniche innovative volte a ridurre l’emissione dei materiali inquinanti. La creazione di aree di controllo delle emissioni nei mari nazionali, sipensi a quanto già avvine nel Mar Baltico, incentiva ad esempio,l’uso di carburanti meno inquinanti.

Quanto al profilo legato agli incentivi, oltre ai predetti sgravi fiscali, da applicare anche per le imprese che investono in soluzioni tecnologiche, sarebbe interessante incentivare i porti a dotarsi di iinfrastrutture per l’elettrificazione delle banchine  consentendo, in tal modo,lo spegnimento dei motori durante la sosta.

Quali sfide affrontate nella transizione verso carburanti alternativi o soluzioni più ecologiche?

A mio avviso non è esiste una soluzione per una mobilità sostenibile, ma delle soluzioni diverse per diversi tipi e tipologie di mobilità. L’adozione di imbarcazioni a basso impatto ambientale, come navi alimentate ad energia solare o  con motori ibridi di nuova generazione che consumano ed emettono il 30% di inquinanti in meno se abbinati a motori elettrici autoricaricanti durante la navigazione, consentono di vivere il mare in modo più sostenibile anche attraverso l’ormeggio e il disormeggio nei porti in modalità totalmente non inquinante. Di ciò beneficerebbero notevolmente gli specchi d’acqua e l’aria dei porti favorendo un miglioramento dell’ambiente prossimo alle aree urbane.

Tuttavia, una transione effettiva e completa può essere effettuata, a mio avviso, solo integrando queste ipotesi con il nucleare. L’energia nucleare già utilizzata per esempio nei sottomarini offre alcune caratteristiche che la rendono potenzialmente rilevante per la transizione verde nel trasporto marittimo. Il nucleare,infatti, fornisce una quantità elevata di energia senza per questo creare emissioni dirette di CO2 e permettendo, così, alle navi di viaggiare per lunghi periodi senza necessità di rifornimento. In tal modo si accelererebbe anche il processo di transizione verso una decarbonizzazione globale contribuendo anche a rispettare gli obiettivi internazionali come quelli richiamati sopra dall’IMO.

Sotto il profilo logistico, si sta assistendo grazie ad una attuale visione governativa, ad una promozione della sinergia tra il trasporto marittimo e altri mezzi di trasporto al fine di ottimizzare la logistica sul piano nazionale e, al contempo, riducendo l’impatto ambientale complessivo.

In questo contesto, la collaborazione tra università ed industria marittima contribuisce e accelera lo sviluppo di soluzioni innovative e tecnologiche.

Concludendo e riprendendo il concetto di Carl Schmitt, il mare rappresenta l’orizzonte dell’apertura al commercio e della mobilità globale. In questo contesto i porti sono “zone liminali” dove terra e mare si incontrano, e quindi luoghi strategici di connessione e nodo centrale dell’economia globale e territoriale.

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