La democrazia parlamentare al centro delle sfide globali
Intervista al Vice Presidente del Parlamento On. Giorgio Mulè
In un contesto di crisi globale come quella che stiamo vivendo e in un passaggio della storia dove le decisioni politiche e le strategie legislative sono sempre più influenzate da attori esterni al Parlamento – come l’Unione Europea e le grandi organizzazioni internazionali – quale dovrebbe essere il ruolo dei Parlamenti nel rafforzare le loro capacità di influire sulla qualità del policy making?
Le crisi sono storicamente foriere di grandi cambiamenti, specialmente in un periodo come questo in cui la sfida è rappresentata dai profondi mutamenti geopolitici in atto che sono potenzialmente in grado di trasformare gli equilibri tra Stati, raggiunti con la fine della Seconda guerra mondiale e che, bene o male, hanno retto fino ad oggi. Ora tutte le grandi nazioni sanno che devono cambiare: significa cambiare strategie, cambiare alleanze, cambiare prospettive e cambiare approccio, insomma cambiare le proprie politiche per governare i cambiamenti e dunque non soccombere trasformando anzi i problemi in opportunità. Ed è quando ci sono partite così complicate da giocare, con tanti giocatori coinvolti che agiscono contemporaneamente su molteplici livelli, che i Parlamenti nazionali, opportunamente attrezzati, possono fare realmente la differenza. Nessuna organizzazione democratica è più adatta del Parlamento a superare le difficoltà di oggi, perché abbiamo davanti a noi delle trasformazioni da affrontare talmente grandi che solo con il contributo di tutti e, non mi riferisco solo alla politica che in Parlamento lavora ma anche a tutto il resto della società che in esso esprime costantemente la sua voce, che questo processo può essere portato a compimento con il miglior risultato. Soprattutto perché solo con la massima condivisione politica si ha la legittimazione necessaria per vincere la sfida dell’oggi.
Quali nuovi sistemi regolatori e/o organizzativi potrebbero essere implementati nel Regolamento delle Assemblee legislative italiane per accrescere la diretta partecipazione dei parlamentari, e delle commissioni, nelle fasi più esiziali della definizione delle politiche pubbliche?
E’ dall’inizio di questa legislatura che la Camera dei deputati sta lavorando per modificare il proprio regolamento in modo da garantire a tutti il diritto di tribuna, senza che questo si trasformi in un controproducente invito allo stallo o all’abuso della decretazione d’urgenza. Oggi possiamo dire con orgoglio che siamo arrivati ad avere un testo condiviso all’unanimità che viaggia verso l’esame definitivo. Nel complesso si tratta di un corpus di norme tese a facilitare la discussione e l’approvazione dei provvedimenti facendo in modo che l’efficacia dell’azione parlamentare unita alla rapidità dei processi decisionali, riportino le Camere al centro della produzione normativa.
La ricerca dell’equilibrio nelle decisioni, la rappresentanza di interessi garantita e regolamentata, la ricerca del consenso sui temi più che sulle appartenenze potrebbe portare a soluzioni condivise ed equilibrate fra maggioranza e opposizione. Il policy making viene visto talvolta come un processo tecnocratico, mentre invece è il processo di costruzione delle soluzioni che rendono la democrazia il miglior sistema di governo. Come potrebbe il parlamento assicurare che le politiche pubbliche siano anche guidate dalle reali necessità dei cittadini e dei territori e come immagina debba essere regolamentata la rappresenta di interessi?
La rappresentanza dei portatori d’interessi può essere disciplinata in molti modi e l’esperienza anglosassone, che è quella di più antica data, può essere un buon punto di partenza anche se andrebbe opportunamente declinata per tenere presenti le specificità nazionali ed europee. Ma io non mi legherei a questo o a quel modello in particolare, quel che è necessario è arrivare celermente a una disciplina chiara e snella, visto che quando le norme sono troppo arzigogolate sappiamo che non funzionano al pari di quando non esistono. L’attività di lobbing è utile ed è per questo che in tutti i Paesi i portatori di interessi sono ascoltati e tenuti in seria considerazione. Se poi tra questi ci sono dei disonesti vanno puniti e sono certo che se questo settore fosse regolamentato sarebbe più facile anche la repressione di eventuali abusi.
In un’epoca di polarizzazione e di campagna elettorale permanente, come può il Parlamento italiano mantenere un equilibrio tra la necessità di approvazione di leggi necessarie ed urgenti e la bisogno di un dibattito approfondito e inclusivo? E allo stesso tempo come le democrazie possono affrontare le asimmetrie informative e decisionali rispetto ai paesi autocratici?
Alla prima parte della domanda le ho risposto in precedenza, mentre per quanto riguarda le asimmetrie informative è una partita a mio avviso irrilevante visto che nei regimi autocratici i decisori, nella migliore delle ipotesi, sono pochissimi e hanno accesso alla stessa quantità e qualità di informazione che sono a disposizione dei decisori delle democrazie. In quei casi le asimmetrie informative colpiscono esclusivamente la popolazione che le decisioni le subisce.
Il Parlamento ha il potere di monitorare l’efficacia della legislazione, ma spesso le leggi non sono accompagnate da meccanismi di valutazione adeguati. Quali cambiamenti potrebbe apportare il Parlamento per rafforzare la capacità di monitoraggio e valutazione delle leggi dopo la loro approvazione?
Già esistono molti strumenti di valutazione e monitoraggio delle politiche pubbliche, sia a livello preventivo che in fase di implementazione, quello che manca è uno strumento organico che consenta di fare aggiustamenti via via che le norme dispiegano i loro effetti. Per arrivare a tale livello di precisione nell’aggiornamento delle norme è necessario prima portare a termine le riforme dei regolamenti parlamentari.
Le sfide globali – come il cambiamento climatico, la transizione digitale e una crisi economica generalizzata – richiedono politiche che siano strategiche e di lungo periodo. Alla luce delle decisioni della Consulta sull’autonomia differenziata come immagina debba cambiare la legge in merito all’equilibrio fra le richieste di autonomia, i principi dell’unità della Repubblica, della solidarietà tra le Regioni, dell’eguaglianza e della garanzia dei diritti dei cittadini, dell’equilibrio di bilancio?
Appena saranno depositate le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale sull’autonomia differenziata avremo un quadro esaustivo di quello che è necessario cambiare della riforma. Si tratta di pazientare ancora ben poco.
