La clownterapia verrà regolamentata: legge sul sorriso negli ospedali
“Non possiamo promettere di guarire le persone, ma possiamo promettere di prenderci cura di loro”. Con questo motto il medico e attivista statunitense Hunter Doherty “Patch” Adams porta avanti, dal 1981, l’ambizioso progetto di inserire risate, amore, gioia e fantasia nelle terapie mediche.
L’ottimismo ha quindi risvolti importanti sulla salute fisica, anche perché chi affronta le difficoltà della vita senza lasciarsi scoraggiare tende ad avere più cura per sé stesso e a praticare un regolare esercizio fisico.
Gli interventi di questo tipo sono oggi accettati anche dalla medicina ufficiale, soprattutto grazie ai risultati di numerosi studi che ne hanno dimostrato utilità ed efficacia, nonché spiegato i meccanismi fisiologici sottostanti. Quando ridiamo e siamo di buonumore, il nostro cervello è in grado di produrre endorfine, che riducono la sofferenza, favorendo una risposta ottimale di tutto l’organismo alla malattia e alle cure.
I clowns terapeutici sono professionisti che lavorano in vari contesti, come ospedali, case di cura, istituti per anziani, centri di riabilitazione e strutture per bambini con bisogni speciali. Essi si impegnano a creare un ambiente rilassante e gioioso, utilizzando il loro senso dell’umorismo e la loro creatività per connettersi con i pazienti: muniti di naso rosso di plastica, camice bianco «personalizzato», abiti sgargianti, giochi di magia e attrezzatura da giocoleria, hanno invaso i reparti ospedalieri in ogni parte del mondo.
L’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il concetto di salute come: “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non come semplice assenza di malattia”: da ciò possiamo dedurre che il benessere fisico è strettamente connesso al benessere mentale e sociale.
La terapia del sorriso (descritta come “un intervento che promuove la salute e il benessere attraverso la scoperta di una stimolazione ludica) riduce lo stress e l’ansia: i clowns terapeutici cercano di creare un ambiente rilassante e distensivo, fornendo momenti di svago e allegria ai pazienti; promuove il benessere emotivo: attraverso l’umorismo e la comicità, i clowns ospedalieri cercano di sollevare l’umore dei pazienti; favorisce la comunicazione e la socializzazione: i terapeuti si impegnano a stabilire un’interazione positiva con i pazienti, incoraggiando la comunicazione e la socializzazione, specialmente nelle situazioni in cui queste attività possono risultare difficili; migliora la qualità della vita delle persone affette da malattie, disabilità o in situazioni di disagio, offrendo momenti di gioia, leggerezza e connessione umana.
In Italia operano in quest’ambito alcune realtà associative, tra le quali si ricordano la Federazione nazionale clowndottori, fondata nel 2005, che riunisce 13 organizzazioni no profit che da anni operano in strutture sociosanitarie e ospedaliere su tutto il territorio italiano, e l’Associazione internazionale ridere per vivere, fondata nel 1995, con la finalità di applicare gli studi e le buone prassi della gelotologia (o Scienza del Sorriso), nuova disciplina al confine tra scienza ed arte che studia ed applica le potenzialità del ridere e delle buone emozioni in funzione di prevenzione (primaria e secondaria), riabilitazione, terapia, formazione.
L’esigenza di predisporre una «cornice» legislativa nazionale sulla clownterapia si riconnette all’obiettivo di evitare l’eccessiva discrezionalità, da parte dei direttori delle strutture, nel prevedere tale terapia: ciò genera inevitabilmente una situazione di disparità di trattamento tra coloro che ne possono usufruire e coloro che, invece, sono esclusi.
A tale scopo, sono in discussione alla Camera dei deputati, presso la XII Commissione Affari sociali in sede referente, alcune proposte di legge bipartisan (a firma Maiorano, Quartini e Girelli) che recano misure finalizzate al riconoscimento e alla promozione della clownterapia o “terapia del sorriso” nel percorso di trattamento dei malati, capace di dare sollievo ai degenti ospedalieri e di offrire sostegno a coloro che attraversano momenti di disagio e sofferenza causati dallo stato di infermità in cui versano: un trattamento in ambito sanitario a supporto, integrazione e completamento delle cure cliniche e terapeutiche.
Tra le varie disposizioni, gli interventi normativi suddetti forniscono le definizioni di «clownterapia» e «clown di corsia», delineando gli intenti e le finalità di riconoscimento e promozione della terapia stessa; prevedono, da parte delle regioni la garanzia della presenza del personale competente in ogni unità organizzativa di pediatria di ogni azienda ospedaliera o struttura sanitaria, nonché la promozione della formazione professionale del personale delle strutture ospedaliere e delle strutture sanitarie e socio-assistenziali, unitamente a quello degli enti del Terzo settore, mediante appositi corsi di formazione teorico-pratici; stabiliscono l’emanazione di un bando annuale del Ministero della salute, avente la finalità di favorire progetti di clownterapia; l’istituzione in ciascuna regione e provincia autonoma di un registro regionale dei soggetti che svolgono tale attività.
La Clown Therapy trasforma gli ambienti ospedalieri, all’apparenza freddi e cupi, in luoghi quasi “magici” dove è possibile far dimenticare, anche per un po’, la quotidianità della vita ospedaliera, utilizzando la risata come potente antidolorifico.
L’importanza di questa figura non è rivolta solo al paziente, ma anche a tutta la sua famiglia, proprio perché i miglioramenti del malato vengono vissuti e condivisi anche da coloro che lo circondano con amore e affetto.
Attraverso il sorriso viene comunicato un mondo di emozioni: un vero e proprio linguaggio che crea uno straordinario circolo virtuoso di emozioni positive.
Come giustamente affermava Jean Houston, “Al culmine della risata, l’universo si trasforma in un caleidoscopio di nuove opportunità”.
Maria Fiorenza Di Gosta, esperta in diritto parlamentare e redattrice Parlamento Magazine
