Italia Tech 2030: Competenze, innovazione e autonomia strategica nell’era dell’intelligenza artificiale
La trasformazione digitale rappresenta uno dei principali motori di crescita del prossimo decennio. Eppure, in Europa – e in Italia – il suo contributo resta ancora sottovalutato nel dibattito pubblico e nelle scelte strategiche di lungo periodo.
Un recente report del Sandwich Club, “Trasformazione digitale: un motore sottovalutato della crescita europea”, evidenzia come l’Europa disponga di precondizioni strutturali favorevoli per cogliere le opportunità dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali. Tuttavia, il divario rispetto ai grandi innovatori globali resta significativo, soprattutto in termini di ecosistema, investimenti e capacità di scalare rapidamente le innovazioni.
I numeri mostrano una dinamica chiara. Dal 2021 il settore ICT ha contribuito per circa lo 0,4% alla crescita annua del PIL europeo, il doppio rispetto ai primi anni Duemila. In Italia, però, il contributo si ferma allo 0,2%, segno che il cambio di passo non è ancora pienamente avvenuto. Allo stesso tempo, il settore ICT ha creato circa 2 milioni di posti di lavoro in Europa negli ultimi cinque anni, 169 mila dei quali in Italia.
L’intelligenza artificiale sta già incidendo sulla produttività: molte imprese europee stimano incrementi intorno al 10-11% grazie all’adozione dell’AI. Questo dimostra che l’IA non è una prospettiva futura, ma una leva economica attuale. Tuttavia, accanto all’effetto di complementarietà tra tecnologia e lavoro, emergono anche dinamiche di sostituzione in alcuni settori ad alto potenziale di automazione.
È qui che si gioca la sfida strategica al 2030.
La prima priorità è il capitale umano. La domanda di competenze AI e digitali è in forte crescita a livello globale. Investire in STEM, rafforzare ITS e università, promuovere programmi strutturali di upskilling e reskilling non è solo una politica del lavoro: è una politica industriale. Senza competenze adeguate, ogni strategia di autonomia tecnologica resta incompiuta.
La seconda priorità è l’ecosistema dell’innovazione. L’Italia deve favorire la nascita e la crescita di startup deep-tech, facilitare il trasferimento tecnologico tra ricerca e impresa e attrarre capitali. Il rafforzamento delle filiere nazionali ed europee nei semiconduttori, nel cloud, nella cybersecurity e nella cosiddetta “physical AI” – robotica, droni, sistemi autonomi – sarà decisivo per ridurre dipendenze strategiche.
La terza dimensione è quella geopolitica. L’intelligenza artificiale è ormai un fattore di potere. Autonomia strategica significa capacità di sviluppare tecnologie chiave, proteggere i dati, garantire sicurezza delle infrastrutture digitali e preservare competitività industriale. Non si tratta di chiudersi, ma di rafforzare la posizione italiana ed europea in un contesto globale sempre più competitivo.
“Italia Tech 2030” deve quindi essere una visione integrata: crescita economica, inclusione sociale e sovranità tecnologica. La trasformazione digitale può diventare un moltiplicatore di produttività e benessere, ma solo se accompagnata da scelte politiche coerenti, investimenti stabili e una forte alleanza tra istituzioni, imprese e sistema formativo.
La vera sfida non è se adottare l’intelligenza artificiale, ma come governarla. Il 2030 non è un orizzonte lontano: è la scadenza entro cui l’Italia deve dimostrare di saper trasformare l’innovazione in vantaggio competitivo strutturale.
On. Gulio Centemero, Camera dei deputati
