Italia protagonista nel Mediterraneo: strategia per infrastrutture e sicurezza dei cavi sottomarini

Italia protagonista nel Mediterraneo: strategia per infrastrutture e sicurezza dei cavi sottomarini

Cavi sottomarini, infrastruttura invisibile ma strategica: l’Italia verso un ruolo da protagonista nel Mediterraneo. Nel mondo iperconnesso in cui viviamo, esiste un’infrastruttura cruciale, spesso ignorata dai più, che sostiene il traffico globale dei dati e quindi l’intera economia digitale: i cavi sottomarini per telecomunicazioni. Questi sistemi, posati sul fondo degli oceani, trasportano il 97% del traffico internet mondiale e oltre 10.000 miliardi di dollari in transazioni finanziarie ogni giorno. Si tratta, a tutti gli effetti, delle “autostrade” invisibili dell’economia contemporanea. 

La capacità installata di questi cavi cresce al ritmo del 13,3% l’anno (2018–2023), spinta dalla domanda globale di banda da parte dei content provider e dei grandi player digitali. In questo scenario, il Mar Mediterraneo – pur occupando solo l’1% della superficie acquatica del pianeta – concentra oltre il 20% del traffico marittimo globale e circa il 16% del traffico internet mondiale. L’Italia, per posizione geografica, competenze industriali e tradizione marittima, ha tutte le carte in regola per diventare hub infrastrutturale del Mediterraneo.

 Ma per farlo deve superare alcune fragilità sistemiche: mancanza di navi posacavi sotto controllo nazionale, complessità normativa e forte dipendenza da attori esteri per la produzione e la posa. Per rispondere a queste sfide, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), in collaborazione con il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, ha avviato un processo concertativo che ha coinvolto numerosi stakeholder pubblici e privati: Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, Fincantieri, Saipem, Prysmian, Sparkle, Terna, CDP, Fondazione Ugo Bordoni, Asstel, Assoarmatori, Confitarma e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD). Il risultato è un posizionamento strategico nazionale che delinea azioni concrete per rafforzare l’intera filiera.

 Il 2024 ha segnato un punto di svolta nella consapevolezza europea riguardo alla vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine. Diversi episodi di danneggiamento intenzionale – tra cui quello al gasdotto Nord Stream – hanno dimostrato come i cavi sottomarini siano diventati obiettivi strategici in scenari di tensione geopolitica e cyber-conflitto. 

A tal proposito, la Raccomandazione 779/2024 della Commissione Europea e il successivo Action Plan 2025 hanno invitato gli Stati membri a migliorare la mappatura, il monitoraggio e la capacità di risposta alle minacce ibride. Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale ha assunto un ruolo centrale nel coordinamento delle politiche di resilienza digitale, in linea con gli obiettivi del Digital Compass europeo, sostenendo progetti infrastrutturali ad alto impatto (come i progetti IPCEI e CEF). 

Accanto agli operatori tradizionali, il settore è stato rivoluzionato dall’ingresso dei grandi attori tecnologici. Google, ad esempio, ha investito miliardi di dollari nella realizzazione di cavi proprietari per garantire controllo diretto sulla connettività globale. Tra il 2016 e il 2022, insieme a Microsoft e Meta, ha speso oltre 20 miliardi di dollari in cavi sottomarini. 

Questa tendenza sta creando nuovi equilibri geopolitici e impone all’Europa – e all’Italia – di dotarsi di una filiera industriale autonoma, evitando dipendenze da fornitori ad alto rischio. Il documento strategico nazionale ha identificato azioni prioritarie come quello di procedere allo sviluppo di una flotta nazionale di navi posacavi, il sostegno alla produzione di cavi a lunga distanza sul territorio, la semplificazione delle procedure autorizzative tramite lo sportello unico SINFI, il monitoraggio avanzato attraverso VTS, AIS e satelliti (Copernicus, EUSATCEN) e un sostegno a start-up e PMI attive nell’innovazione digitale, nella rigenerazione dei cavi e nella sorveglianza subacquea. CDP, Commissione Europea (CEF), BEI e fondi di venture capital sono stati già attivati per sostenere finanziariamente queste iniziative.

 Rendere, dunque, l’Italia un attore di primo piano nella filiera globale dei cavi sottomarini non è solo una questione industriale ma una priorità strategica per la sovranità digitale, la competitività economica e la sicurezza nazionale. In un’epoca in cui il controllo dei dati è sinonimo di potere, costruire e proteggere le autostrade digitali del mare rappresenta un investimento non più rinviabile.

Serafino Sorrenti, Capo segreteria Tecnica Presidenza del Consiglio dei Ministri


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