“Intelligenza Emotiva e Benessere Giovanile: Il Ruolo della Comunità nella Crescita Individuale”

 “Intelligenza Emotiva e Benessere Giovanile: Il Ruolo della Comunità nella Crescita Individuale”

Dentro e fuori. Così inizia il viaggio della nostra mente, avvolta in un vortice emotivo che influenza simultaneamente il nostro stato d’animo e le nostre azioni. Spesso, ci troviamo incapaci di dare un nome a una sensazione fisica: possiamo sudare senza che faccia caldo o tremare senza provare paura. È qui che entriamo nel complesso percorso della conoscenza di sé e delle proprie emozioni. Più semplicemente, è qui che la nostra intelligenza emotiva viene messa alla prova.

Con intelligenza emotiva mi riferisco a quanto affermato da Daniel Goleman nel suo omonimo libro, dove sottolinea come le competenze emotive, empatiche e relazionali siano essenziali per il benessere personale. Saper gestire le emozioni è una sfida cruciale nella crescita di un giovane, soprattutto in adolescenza e nella transizione all’età adulta.

Per questo motivo, con il Consiglio Nazionale dei Giovani – CNG – lavoriamo da tre anni alla creazione di uno “spazio sicuro”, l’Osservatorio WELL-FARE: un punto di riferimento per chi desidera sviluppare abilità emotive, fondamentali per la promozione delle emozioni positive e del benessere psicologico.

Sebbene il 54,2% dei giovani dichiari di avere una “buona” o “ottima” capacità di gestione emotiva, quasi uno su cinque (19,4%) ammette di avere notevoli difficoltà. Le ragazze sembrano incontrare più ostacoli: il 23,1% riporta una gestione “cattiva” o “pessima”, rispetto al 15,4% dei ragazzi. Anche l’età incide: le difficoltà sono maggiori tra i 15-24enni e diminuiscono con la maturità. Il contesto geografico è un ulteriore fattore: al Sud solo il 50,7% dei giovani valuta positivamente la propria capacità di gestione delle emozioni, contro il 57,1% del Nord.

Questi dati dimostrano l’importanza di supporti educativi ed emotivi per favorire un benessere psicologico diffuso. Ma siamo sulla strada giusta puntando sullo Psicologo di Assistenza Primaria (o Psicologo di Base)? Io credo di sì, ma ritengo essenziale affiancare a questa figura un network emotivo di comunità, oggi carente.

Negli anni, questa rete è stata sostenuta dalle Comunità Educanti, che ora faticano a essere un punto di riferimento per i giovani in cerca di equilibrio tra benessere individuale e relazionale. Il primo riguarda la salute fisica e mentale, la capacità di gestire lo stress e mantenere uno stile di vita sano. Il secondo si riferisce alla qualità delle relazioni, alla comunicazione efficace e alla reciprocità emotiva.

Quando questi due elementi sono in disallineamento, si sviluppa un disturbo emotivo-affettivo noto come ruminazione, che si verifica quando si percepisce un divario tra lo stato attuale e gli obiettivi desiderati (Watkins e Nolen-Hoeksema, 2014). In questi contesti, si alimentano pensieri negativi, sensazioni di intrappolamento e mancanza di ottimismo (Teismann e Forkmann, 2017). Se non gestite, queste emozioni possono portare a gesti estremi o all’incapacità di accettarsi, anche nelle relazioni con gli altri.

Per questo motivo, è urgente lavorare a un riallineamento tra benessere individuale e relazionale, favorendo una maggiore accettazione di sé e dell’altro. La crescente perdita di consapevolezza del proprio benessere e l’aumento delle “relazioni distratte” ci espongono a un rischio: considerare le nostre emozioni e affettività come poco importanti. Questo porta a una progressiva alienazione dell’io e alla difficoltà di riconoscere segnali d’allarme, sia psicologici che sanitari.

Ed è qui che emergono dati allarmanti. Secondo la sorveglianza ISS, le infezioni sessualmente trasmesse sono in crescita, soprattutto tra i giovani under 25. La prevalenza della clamidia tra le ragazze di questa fascia d’età è del 7%, contro appena l’1% sopra i 40 anni.

Oltre alle motivazioni sanitarie (aumento della promiscuità sessuale e non uso dei sistemi di protezione), numerosi studi e indagini empiriche condotte in Italia sulla condizione giovanile – confermati dai dati del nostro Osservatorio – evidenziano il progressivo allontanamento dei giovani dalla “comunità” tradizionalmente intesa, ovvero da un sistema di valori e una visione del mondo in cui stentano a riconoscersi, percorrendo invece percorsi meno tracciati e caratterizzati da una più spiccata individualità. Questa individualità relazionale, associata ad una disattenzione verso il proprio benessere individuale, seppur possa sembrare paradossale, spinge le giovani generazioni verso percorsi che aumentano i rischi per la propria salute fisica oltre che emotiva

Queste riflessioni devono far sì che il dibattito sul benessere giovanile non si riduca alle riflessioni su una comunità non in grado di rispondere alle sfide dell’oggi, senza valori o peggio, individualista e tendente all’isolamento. È necessario che ci impegniamo a riattivare un sistema di relazioni e un percorso di conoscenza di sé, affinché i giovani possano avere gli strumenti per prevenire non solo il suicidio fisico, ma anche quello sociale. Si tratta di un sogno, ma non esiste un sogno se non si realizza!

Francesco Marchionni, Board Member del Consiglio Nazionale dei Giovani con delega a Salute e Benessere.

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