Intelligenza artificiale, guida autonoma e il futuro della mobilità

Intelligenza artificiale, guida autonoma e il futuro della mobilità

La diffusione della guida autonoma rappresenta uno dei passaggi più rilevanti nella trasformazione del sistema della mobilità. Non si tratta soltanto di un avanzamento tecnologico, ma di una transizione che coinvolge sicurezza stradale, organizzazione dei trasporti, sviluppo industriale e qualità delle infrastrutture. Le quattro risoluzioni recentemente approvate dalla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati si collocano in questa prospettiva e segnano un punto di maturazione del dibattito istituzionale: la guida autonoma non è più considerata un ambito limitato alla sperimentazione, ma una direttrice concreta di sviluppo che richiede un intervento pubblico consapevole e strutturato. In questo scenario, l’Automobile Club d’Italia (ACI) può contribuire a colmare la distanza tra indirizzo normativo e applicazione operativa, accompagnando l’evoluzione tecnologica sul piano tecnico e culturale.

Il primo nodo per realizzare appieno questa trasformazione, anche nel nostro Paese, è di natura giuridica. Le risoluzioni individuano nella revisione dell’art. 46 del Codice della strada un passaggio necessario per rendere l’ordinamento coerente con l’evoluzione tecnologica e con il quadro internazionale. L’attuale definizione di veicolo come mezzo “guidato dall’uomo” riflette un’impostazione ormai superata e risulta non pienamente allineata con il quadro internazionale, anche alla luce dell’introduzione dell’art. 34-bis della Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale (come modificata nel 2022), nonché dei primi standard tecnici già operativi, tra cui il Regolamento UNECE n. 157 in materia di sistemi di guida automatizzata. L’adeguamento della norma auspicato dalle risoluzioni non ha una funzione meramente formale, ma costituisce la condizione per superare la dimensione sperimentale e consentire una diffusione stabile dei sistemi di guida automatizzata.

Accanto al profilo normativo, però, le risoluzioni mettono in evidenza la necessità di un cambio di scala nell’azione pubblica. La previsione di un Piano nazionale per la guida autonoma risponde all’esigenza di superare la frammentazione degli interventi e di costruire un quadro organico che coinvolga industria, operatori tecnologici, mobilità collettiva e ricerca. La guida autonoma viene così ricondotta nell’ambito delle politiche industriali e infrastrutturali del Paese, in coerenza con gli obiettivi di innovazione digitale delineati anche a livello europeo e nazionale. In questa prospettiva, il coordinamento tra amministrazioni, attori economici e centri di ricerca diventa un fattore determinante per evitare dispersioni e garantire continuità nell’attuazione.

Un ulteriore profilo centrale riguarda la sperimentazione. Le risoluzioni riconoscono il ritardo dell’Italia rispetto ad altri ordinamenti e sottolineano la necessità di creare condizioni favorevoli allo sviluppo e all’attrazione di progetti su larga scala. Strumenti come sandbox regolatorie e aree pilota assumono, in questo contesto, un ruolo essenziale, perché consentono di testare soluzioni tecnologiche in ambienti controllati, riducendo l’incertezza regolatoria. La sperimentazione non è un momento accessorio, ma una fase strutturale del processo di innovazione, nella quale si definiscono standard operativi, si raccolgono dati e si consolidano prassi. La sicurezza costituisce il parametro di riferimento dell’intero processo, sia in termini di riduzione dell’incidentalità legata all’errore umano, sia sotto il profilo della cybersicurezza, quale condizione necessaria per l’affidabilità dei sistemi.

Questa trasformazione ha anche una dimensione culturale. L’adozione diffusa delle tecnologie di guida assistita e autonoma presuppone una maggiore consapevolezza da parte degli utenti, sia sul funzionamento sia sui limiti dei sistemi. Superare la percezione di tali strumenti come semplici optional e riconoscerne il valore in termini di sicurezza rappresenta un passaggio essenziale. In questo processo, l’Automobile Club d’Italia – nell’indirizzo impresso dalla nuova governance – è chiamato a svolgere un ruolo propulsivo, non solo nella formazione dei cittadini/utenti della strada, ma altresì nella costruzione di una cultura della mobilità capace di accompagnare l’innovazione e orientarne l’adozione in modo consapevole e responsabile. Le risoluzioni delineano un percorso che richiede coerenza tra intervento normativo, strategia pubblica e sviluppo tecnologico. La guida autonoma non è soltanto una questione tecnica, ma un ambito in cui si intrecciano sicurezza, innovazione e competitività. La capacità di governare questa trasformazione determinerà non solo il livello di sicurezza delle infrastrutture e dei trasporti, ma anche il posizionamento del sistema Paese nelle catene del valore dell’innovazione. La sfida, in ultima analisi, non è semplicemente adottare nuove tecnologie, ma creare le condizioni per orientarne lo sviluppo e integrarle efficacemente nel quadro generale della mobilità: leva fondamentale per il progresso del Paese.

Geronimo La Russa, Presidente dell’Automobile Club d’Italia

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