Il valore industriale dell’Italia che innova
Valorizzare il Made in Italy significa riconoscere il ruolo straordinario delle imprese che ogni giorno contribuiscono alla crescita economica e all’identità produttiva del nostro Paese. È un gesto di consapevolezza, ma anche un atto di visione: perché dietro l’eccellenza dei prodotti italiani si cela un ecosistema industriale capace di coniugare tradizione manifatturiera, innovazione tecnologica e competitività globale.
Milano e la Lombardia incarnano in modo emblematico questa forza. Qui si concentrano alcune delle filiere manifatturiere più avanzate d’Europa, capaci di generare valore attraverso competenze specialistiche, investimenti in ricerca e sviluppo e una vocazione internazionale che affonda le radici in una lunga e solida tradizione industriale. Se nel 2024 l’Italia ha raggiunto un export complessivo di 623,5 miliardi di euro, la Lombardia ne ha generati 164: un contributo decisivo, che conferma il suo ruolo di motore economico non solo del Nord, ma dell’intero sistema Paese.
Ma cosa rappresenta oggi il Made in Italy? Non si limita più ai settori iconici – moda, design, agroalimentare – che continuano a essere ambasciatori del nostro stile nel mondo. Oggi il Made in Italy è soprattutto manifattura ad alto contenuto tecnologico: meccatronica, robotica, automazione, chimica avanzata, farmaceutica, aerospazio. Settori in cui le nostre imprese eccellono grazie alla capacità di innovare e alla qualità delle competenze diffuse nei territori.
Le trasformazioni in corso, dalla transizione digitale a quella ecologica, non sono ostacoli ma leve per ridisegnare la competitività italiana. Tecnologie come l’intelligenza artificiale stanno cambiando radicalmente il modo in cui si progettano, producono e distribuiscono i beni. Le imprese del nostro territorio stanno dimostrando una straordinaria capacità di adattamento, trainate da filiere solide e dal ruolo centrale delle piccole e medie imprese: un patrimonio di flessibilità, creatività e visione imprenditoriale che costituisce il vero tessuto connettivo del nostro modello industriale.
Le PMI, però, restano anche le più vulnerabili rispetto a fattori di rischio sistemico, ostacoli normativi, difficoltà infrastrutturali e vincoli finanziari. È per questo che serve una politica industriale solida, strutturale, non episodica. Una strategia che sostenga in modo stabile l’innovazione, l’internazionalizzazione e la formazione delle competenze necessarie ad affrontare il futuro.
Un elemento chiave è il posizionamento del brand Italia sui mercati internazionali. Oggi il Made in Italy continua a essere sinonimo di qualità, bellezza e affidabilità, ma deve rafforzare la sua presenza nei mercati emergenti e nei comparti a maggiore intensità tecnologica. Le imprese italiane esportano in oltre 200 Paesi, ma in un mondo segnato da tensioni geopolitiche, frammentazione degli scambi e crescente concorrenza globale, non possiamo restare fermi. Dobbiamo costruire nuove rotte commerciali e rafforzare la nostra capacità di presidiare territori in espansione come Sud-Est asiatico, Africa e America Latina.
Internazionalizzarsi oggi significa anche saper comunicare il valore del Made in Italy in modo più efficace, moderno e coerente con le sensibilità dei nuovi consumatori globali. Serve una strategia di sistema, che veda pubblico e privato lavorare insieme, con strumenti finanziari adeguati, reti diplomatiche e commerciali attive, e un racconto autentico delle nostre eccellenze.
Valorizzare il Made in Italy, oggi, significa anche promuovere un modello produttivo sostenibile. Le imprese italiane sono già tra le più virtuose d’Europa. In Italia, la sostenibilità non è un vincolo normativo: è una scelta strategica, un vero e proprio vantaggio competitivo. Qui, l’imprenditore è spesso un innovatore, un precursore di nuovi modelli produttivi sostenibili dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale.
Sostenibilità significa anche mettere al centro il capitale umano. Investire nella formazione di tecnici, ingegneri, designer, operatori specializzati è essenziale per sostenere l’innovazione. La sinergia tra imprese, scuole, ITS e università deve diventare una prassi consolidata. Solo colmando il divario tra domanda e offerta di competenze potremo costruire una competitività duratura.
Infine, è necessario dotarsi di una politica industriale lungimirante. Non bastano misure a pioggia o interventi emergenziali: servono coerenza, continuità e visione nel tempo. La competitività si costruisce nel lungo periodo, e ha bisogno di un ecosistema che favorisca l’impresa, la ricerca e il lavoro di qualità.
Assolombarda continuerà a lavorare in questa direzione: per rafforzare il nostro ecosistema industriale, valorizzare le imprese, promuovere la cultura dell’innovazione e valorizzare il lavoro.
Il Made in Italy non è solo un marchio: è un patrimonio collettivo da custodire, rinnovare e proiettare nel futuro. È il simbolo di un territorio che sa fare, sa innovare, sa eccellere. E che, se messa nelle condizioni giuste, può continuare a essere una delle più straordinarie economie del pianeta. Perché questo territorio e l’Italia non sono soltanto storia: sono anche, e soprattutto, futuro.
Veronica Squinzi, Vice Presidente Assolombarda
