Il diritto alla salute fra Italia e Stati Uniti: ripensare la spesa sanitaria come un investimento

Il diritto alla salute fra Italia e Stati Uniti: ripensare la spesa sanitaria come un investimento

L’articolo 32 della Costituzione italiana stabilisce chiaramente che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Sulla base di questo principio, l’Italia ha costruito un sistema sanitario universalistico, accessibile a tutti. Tuttavia, oggi il diritto alla salute dei cittadini è sempre più sotto pressione: infatti, circa il 7,6% degli italiani nel 2023 ha dovuto rinunciare a cure mediche, un dato in crescita rispetto all’anno precedente. Il principale ostacolo? Le lunghe liste d’attesa, che rendono la sanità pubblica teoricamente accessibile, ma spesso difficile da fruire nella pratica.

Negli Stati Uniti, la situazione potrebbe sembrare molto diversa. Infatti, il sistema sanitario statunitense si distingue sicuramente nel campo dell’innovazione, grazie a politiche che hanno sempre favorito la ricerca e sviluppo (R&S). Per esempio, basti pensare che tra il 1990 e il 2019 gli investimenti in R&S sono aumentati quasi cinque volte in Europa e quasi dieci volte negli Stati Uniti (dati Efpia). Oggi, gli USA conducono il 46% della ricerca e sviluppo globale nel life sciences, essendo ormai i leader nella ricerca medica. Quindi, i cittadini statunitensi che possono permettersi le cure hanno spesso accesso a trattamenti innovativi e di prima qualità, all’interno di un ecosistema orientato alla scoperta di nuove terapie.

Nel confronto tra i due sistemi, però, sono alcuni dati a colpire di più: l’Italia ambisce a garantire cure a tutti ma fatica a sostenere il sistema, seppur con una spesa sanitaria tra le più basse d’Europa, pari all’8,9% del PIL. Gli Stati Uniti, al contrario, spendono in sanità circa il 17,1% del PIL. Tuttavia, nonostante questa maggiore spesa, gli USA non riescono a ottenere risultati superiori: l’aspettativa di vita è di 76,4 anni, sette anni in meno rispetto all’Italia. 

La situazione USA può essere brevemente analizzata. Serve innanzitutto ricordare che negli USA il diritto alla salute non è sancito dalla Costituzione (mentre il diritto alle armi sì). Infatti, gli USA sono ancora l’unico Paese sviluppato a non garantire una copertura sanitaria universale, e ciò comporta che chi non ha un’assicurazione privata, che è spesso anche molto costosa, rischia di non potersi curare. Inoltre, proprio l’intero sistema sanitario statunitense, guidato fondamentalmente da logiche di mercato e con una fortissima prevalenza di operatori privati, ha comportato un aumento dei prezzi di ogni servizio medico, rendendola, di fatto, la sanità più costosa del mondo. Nel 2023, ben 26 milioni di americani, circa l’8% della popolazione, sono rimasti senza copertura sanitaria, e c’è chi potrebbe comunque considerarlo un successo, visto che si tratta di uno dei valori più bassi registrati nella storia. E, sebbene esistano i programmi federali Medicare e Medicaid per aiutare gli anziani e le fasce di reddito più basse, la realtà americana è che l’accesso alle cure resta limitato, con molti americani che ritardano l’acquisto dei farmaci o evitano di rivolgersi al medico perché non assicurati o assicurati per un livello insufficiente a coprire tutte le spese.

Ci sono quindi alcune conclusioni che possono essere tratte guardando all’altra sponda dell’oceano. In primis, l’Italia potrebbe sicuramente prendere spunto dal sistema statunitense soprattutto nell’ambito dell’innovazione e della ricerca scientifica. Il modello americano dimostra infatti come investimenti consistenti permettano di accelerare la creazione di nuove tecnologie e farmaci, favorendo lo sviluppo di trattamenti medici innovativi e di terapie avanzate che possono poi essere messi a disposizione dei cittadini. Tuttavia, un’ulteriore importantissima lezione che arriva dagli Stati Uniti è che non dobbiamo mai dare per scontato il diritto alla salute e l’importanza di salvaguardare l’accesso universale alle cure, poiché, quando queste diventano un privilegio anziché un diritto fondamentale, il costo viene pagato dall’intera società. 

In ogni caso, qualunque sia il modello adottato, è importante anche ripensare interamente il concetto di spesa sanitaria, che non dovrebbe essere visto come un peso da tagliare, ma come un investimento da efficientare, esattamente come già avviene per la ricerca e sviluppo. Infatti, la spesa sanitaria pubblica in un modello efficiente genera un impatto positivo nell’intera infrastruttura socioeconomica della nazione, grazie ai suoi effetti positivi sull’ economia, l’occupazione, l’innovazione, la ricerca e la coesione sociale. Difatti, gli studi suggeriscono che ogni euro speso per l’assistenza sanitaria preventiva genera un ritorno di 14 euro per l’economia sanitaria e sociale, mentre l’immunizzazione e la vaccinazione degli adulti restituisce alla società 19 volte l’investimento iniziale.

Investire in sanità, dunque, non significa solo garantire un diritto fondamentale ai cittadini. Significa anche aumentarne l’aspettativa e qualità della vita, generare occupazione e mettere i cittadini in condizione di lavorare, promuovere l’innovazione e l’economia, ed evitare, infine, ben più ingenti spese future.

Francesca Aurora Sacchi, Global Science Policy Coordinator per la multinazionale farmaceutica Sanofi

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *