Il capitale umano: l’infrastruttura più importante nel secolo dell’IA
L’intelligenza artificiale non è una prospettiva futuristica o un concetto da laboratorio: è già qui, immersa nella nostra quotidianità. La incontriamo nei moduli della pubblica amministrazione, nei meccanismi che governano il credito, nell’accesso alle cure e persino nella circolazione delle notizie che formano la nostra opinione. In questo scenario, scegliere di non usarla non è un atto di prudenza, ma una forma di cecità; significa, di fatto, abdicare al potere di decidere il nostro futuro. Tuttavia, usarla male, senza consapevolezza, è un rischio altrettanto grave: significa delegare a una formula matematica la scelta, la responsabilità e l’idea stessa di giustizia.
Questa responsabilità non è solo un imperativo etico per il singolo cittadino, ma rappresenta il vero spartiacque tra le nazioni che subiranno l’algoritmo e quelle che sapranno governarlo. Se la tecnica permea ormai ogni fibra del nostro vivere civile, la sua gestione cessa di essere una questione puramente tecnica per diventare la massima priorità della politica estera e industriale. Nello scacchiere politico contemporaneo, il dominio tecnologico non si misura più con il perimetro dei confini geografici, ma con l’ampiezza delle competenze e la capacità di preservare quella “riserva di umanità” necessaria nei processi decisionali automatizzati.
Nella competizione globale sull’intelligenza artificiale, abbiamo ormai trasceso la mera accumulazione di risorse fisiche. Non bastano più le GPU e i supercomputer per garantire la sovranità di un Paese: il cuore della trasformazione digitale è fatto di persone. Investire nel talento significa garantirsi l’innovazione e una leadership economica e strategica duratura. Il capitale umano è la vera infrastruttura invisibile dell’IA, una risorsa scarsa e preziosa che non può essere semplicemente acquistata per decreto, ma deve essere coltivata nel tempo attraverso politiche educative lungimiranti.
L’Italia, pur essendo la terza economia dell’Unione Europea per PIL, si trova persistentemente nella seconda metà delle classifiche digitali: il nostro vero collo di bottiglia è umano prima ancora che tecnologico. Infatti, il quadro che emerge dai dati più recenti del 2025 (fonti Eurostat e Commissione Europea) delinea un’Italia a due velocità: eccellente nei risultati individuali, ma gravemente deficitaria nei volumi complessivi. Nonostante il tasso di occupazione per i laureati STEM italiani abbia raggiunto l’88,9% nel 2025 secondo l’ultimo Rapporto AlmaLaurea, superando la media delle altre discipline, il Paese resta penultimo in UE per numero totale di laureati nella fascia 25-34 anni (31,6% contro una media europea del 44%). Nello specifico delle competenze tecnico-scientifiche, il rapporto Education and Training Monitor 2025 evidenzia che l’Italia ha la percentuale più bassa dell’Unione Europea di iscritti in ambito ICT (tecnologie dell’informazione), con appena l’8,8% del totale STEM. A questo si aggiunge un preoccupante fenomeno di “fuga dei cervelli”: secondo l’analisi OECD Education at a Glance 2025, circa il 10% dei nostri laureati STEM emigra all’estero entro pochi anni dal titolo, attratti da salari mediamente più alti e migliori prospettive di carriera. Sebbene il divario di genere nelle lauree scientifiche si stia lentamente riducendo, la scarsa propensione del sistema produttivo a investire in ricerca e sviluppo continua a frenare il pieno assorbimento di queste competenze. È qui che si gioca la nostra autonomia strategica: senza una massa critica di cittadini consapevoli e professionisti formati, l’Italia rischia di restare in una posizione di rincorsa, spettatrice di una rivoluzione che altri stanno scrivendo per noi.
Dal punto di vista delle dinamiche del lavoro e dell’educazione, l’IA non si limita a introdurre nuovi strumenti, ma sta ridefinendo radicalmente il concetto stesso di competenza. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha lanciato una provocazione che ridisegna la scala del progresso: entro pochi anni, l’IA opererà come un “paese virtuale di 50 milioni di geni”. Non siamo più di fronte a semplici software, ma a una densità cognitiva di massa capace di processare premi Nobel in parallelo.
Se agli albori dell’informatica l’interazione con la macchina richiedeva la conoscenza rigorosa di linguaggi operativi e comandi testuali, oggi il linguaggio naturale ha abbattuto ogni barriera tecnica. Di conseguenza, la competenza chiave del futuro non sarà più la programmazione in senso stretto, bensì la capacità di relazione e di dialogo con i sistemi. L’abilità di formulare richieste precise, il cosiddetto prompt engineering, si trasforma in un vero e proprio mestiere, dove il “saper chiedere” diventa l’unico modo per governare la potenza della macchina senza diventarne dipendenti.
Questo slittamento richiede la formazione di un nuovo corpo civile e professionale multidisciplinare. Le figure centrali non saranno esclusivamente ingegneri o data scientist: avremo bisogno di esperti di etica, filosofi e designer capaci di costruire ponti tra mondi che troppo spesso non si parlano, traducendo la tecnica in valore sociale e condiviso. Il rischio politico più grave, infatti, è l’assopimento della nostra capacità critica. Proprio come utilizziamo le automobili per spostarci ma sentiamo il bisogno di correre per mantenere in salute il fisico, così utilizzeremo le macchine per pensare, ma dovremo inventare nuovi “allenamenti per la mente” per non smarrire la nostra lucidità e la nostra capacità di giudizio.
Il futuro non va solo previsto: va scelto, costruito e immaginato con coraggio. Dobbiamo difendere il pensiero critico e il dubbio in un tempo che rischia di essere addomesticato dall’efficienza automatica. Non sappiamo se questo sarà il secolo dell’IA, ma abbiamo il dovere di trasformarlo nel secolo della coscienza e della responsabilità. Deve essere, prima di tutto, un secolo profondamente umano.
Lorenzo Basso, Senatore componente della Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica)
