Governare l’instabilità: il rischio geopolitico come variabile strategica per le imprese
Il 24 febbraio 2022, all’apertura delle Borse europee, i mercati registrarono forti ribassi non per una trimestrale deludente o per un indicatore macroeconomico fuori scala, ma per un evento politico: l’invasione russa dell’Ucraina. In poche ore il prezzo del gas naturale aumentò di oltre il 30%, le azioni delle utility crollarono e le catene di approvvigionamento entrarono in tensione. Fu la conferma che la geopolitica aveva smesso di essere uno sfondo distante, trasformandosi in una variabile operativa capace di incidere direttamente sulle strategie, sugli investimenti e sui modelli organizzativi delle imprese.
La crisi del paradigma del “mondo piatto”, fondato su catene globali del valore ottimizzate esclusivamente sul costo, ha aperto una fase di incertezza sistemica. Interdipendenze che per decenni hanno favorito la crescita globale si sono trasformate in vulnerabilità: dipendenze energetiche, concentrazione geografica dei fornitori, accesso alle materie prime e controllo delle tecnologie critiche sono oggi leve centrali della competizione internazionale. In questo contesto, geopolitica e geoeconomia tendono a sovrapporsi, mentre sanzioni, dazi e restrizioni commerciali diventano strumenti ordinari di politica estera.
Questa consapevolezza è stata al centro del seminario “Gli effetti geoeconomici e geopolitici sulle performance delle imprese”, organizzato lo scorso 26 marzo dalla Scuola Politica “Vivere nella Comunità” insieme ad A2A. Nel corso dell’incontro è stata presentata una ricerca, ad opera degli alumni della Scuola Politica, che analizza l’impatto reale del rischio geopolitico sulle imprese, mostrando come l’incertezza non agisca solo attraverso shock immediati, ma incida soprattutto sulle aspettative, sulla fiducia e sugli orizzonti decisionali, condizionando le dinamiche di investimento e la pianificazione strategica.
Come ha sottolineato Roberto Tasca, Presidente di A2A, il rischio geopolitico non è più una variabile esogena, ma un elemento centrale nella pianificazione aziendale. In uno scenario instabile, ha evidenziato Tasca, la risposta non può essere il rallentamento degli investimenti, bensì una loro qualificazione più accurata, integrando sostenibilità, sicurezza energetica e ritorni di lungo periodo, accettando orizzonti temporali più ampi per ridurre l’esposizione a shock esterni. È proprio con questa consapevolezza che A2A ha delineato un piano strategico al 2035, con una prospettiva decennale orientata a garantire una crescita industriale solida e sostenibile, rafforzata dalla presenza lungo l’intera catena del valore come fattore di resilienza per affrontare la volatilità dei mercati.
Un secondo canale critico riguarda le catene di approvvigionamento. Interruzioni logistiche e rincari energetici hanno messo in evidenza i limiti del modello just in time, spingendo le imprese verso strategie di diversificazione e regionalizzazione delle filiere. In questo quadro si inserisce la riflessione di Eugenio de Blasio, fondatore di Green Arrow Capital, secondo cui investire nella transizione energetica non rappresenta solo una necessità ambientale, ma una leva strategica per rafforzare, al tempo stesso, sicurezza energetica e competitività del sistema economico. Per cogliere appieno le opportunità offerte da questa fase di trasformazione, diventa fondamentale coniugare la visione industriale e la capacità di gestione del rischio, nonché adottare un approccio europeo più integrato.
A ciò si affianca il tema del contesto regolatorio. In un ambiente segnato da frammentazione geopolitica e tecnologica, la capacità di uno Stato di dotarsi di regole flessibili e orientate all’innovazione diventa parte integrante della propria strategia geoeconomica. Come ricordato dall’On. Giulio Centemero, membro della Commissione Finanze della Camera dei deputati, l’Italia è ricca di capacità innovative e di proprietà intellettuale, ma spesso fatica a trattenerle non per mancanza di capitali, quanto per difficoltà di interazione con l’apparato regolatorio. L’introduzione di sandbox regolamentari va in questa direzione: trattenere tecnologia e competenze non è solo una scelta industriale, ma una decisione geopolitica.
In questo scenario, la differenza tra imprese resilienti e imprese fragili dipende dalla capacità di integrare il rischio geopolitico nei processi decisionali. Le metriche tradizionali non sono più sufficienti: assumono rilievo la solidità delle filiere, la qualità della governance e l’uso di strumenti avanzati di scenario planning. Da qui l’emergere di nuove figure e presìdi, come il Chief Geopolitical Officer e gli osservatori geopolitici, non come risposte emergenziali, ma come componenti strutturali della governance d’impresa.
Come ha sottolineato Marcello Presicci, membro fondatore e segreterio generale della Scuola Politica, ciò che diventa un fattore decisivo di competitività è la capacità di leggere e anticipare il contesto internazionale. La geopolitica e la geoeconomia sono ormai competenze essenziali per la formazione della futura classe dirigente, che dovrà integrarle nelle strategie aziendali, sviluppando una visione sistemica capace di anticipare rischi e discontinuità. Non si tratta solo di comprendere gli equilibri tra gli Stati o le dinamiche commerciali, ma di saper interpretare come questi fattori influenzino le catene del valore, l’accesso alle risorse e la sicurezza economica.
Il seminario ospitato da A2A conferma, in definitiva, che la geopolitica non è più un rumore di fondo da subire, ma una dimensione strategica da governare. Per le imprese, questo significa dotarsi di strumenti di analisi, governance e formazione adeguati; per il sistema Paese, creare un ambiente regolatorio e istituzionale capace di accompagnare le strategie di adattamento delle imprese.
La preparedness geopolitica emerge così non solo come una competenza manageriale, ma come una condizione essenziale per la crescita industriale e la tenuta economica dell’Italia nel nuovo disordine globale.
Ida Giordano e Carlo Salatino – Alumni Scuola Politica “Viverere nella Comunità”
