Globesità: un appello all’azione collettiva.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla da tempo di “Globesità”. Di fatto stiamo
assistendo ad una pandemia silente in crescita a livello globale che impatta progressivamente
sulla qualità delle nostre vite e sui costi sociali e sanitari. I dati sono allarmanti al punto che le
principali agenzie di salute pubblica considerano l’obesità come una delle principali sfide per i
sistemi sanitari mondiali, al pari di patologie già ritenute tali, come i tumori e malattie
cardiovascolari.
Oggi in Italia un adulto su due è in sovrappeso o affetto da obesità. Parliamo del 50% della
popolazione nazionale e colpisce prevalentemente le fasce di popolazione più fragili
L’obesità è una patologia multifattoriale determinata da stili di vita e alimentazione malsana,
fattori ambientali, sociali, psicologici, ma anche determinanti genetiche ed endocrino
metaboliche. Ècausa di numerose patologie croniche associate e se non tempestivamente
diagnosticata e trattata può generare costi sociali ed economici significativi. Nella nostra società
e nel suo immaginario collettivo tuttavia è spesso associata ad una condizione estetica
piuttosto che ad una vera e propria patologia. La persona con obesità è pertanto in qualche
misura “colpevole” per mancanza di volontà del suo stato piuttosto che un paziente meritevole
di cure appropriate. Un unicum tra patologie tanto prevalenti e rischiose per la tenuta del
sistema sanitario nazionale.
La Scienza ci suggerisce tuttavia che non è propriamente così e che, oggi è quanto mai urgente
allineare la Scienza all’immaginario collettivo, alle azioni concrete delle Istituzioni per rispondere
ad una domanda di salute crescente dei cittadini. Perdere peso è la cosa più difficile per chi
soffre di obesità e non è una questione di forza di volontà, ma di meccanismi neurologici,
endocrini e metabolici.
“L’obesità è legata ad una modificazione patologica dei meccanismi che nel nostro organismo
regolano la fame e la sazietà, regolando di conseguenza il peso corporeo – spiega Rocco
Barazzoni, Presidente Società Italiana Obesità (SIO) e Professore Associato di Medicina
Interna, Dipartimento di Scienze Mediche, Università degli Studi di Trieste – questo tipo di
alterazione è indipendente dal controllo e dalla volontà della persona. Si tratta di meccanismi
neurologici in gran parte localizzati nel cervello, ma che rispondono anche a segnali che
arrivano dal tessuto adiposo e dall’intestino. Questi meccanismi complessi sono in grado di
mantenere in condizioni fisiologiche il peso corporeo entro limiti che possiamo definire ‘normali’,
o sani. È dimostrato che le persone affette da obesità presentano alterazioni di tali processi
biologici che portano ad un rischio maggiore di aumentare la propria massa grassa. A questi
meccanismi si associano anche fattori genetici, endocrini e ambientali. L’insieme di tutti questi
elementi definisce l’obesità come malattia. In questi ultimi anni sono stati introdotti farmaci
innovativi e molto efficaci, che permettono non solo una riduzione marcata del peso corporeo,
ma promettono anche di ridurre, prevenire e curare molte complicanze gravi e temibili.
Ovviamente resta anche in questo caso fondamentale l’approccio bilanciato e sano alla dieta, e
l’aumento dell’attività e dell’esercizio fisico in un approccio globale alla persona e alla malattia”.
A livello internazionale, l’obesità è stata inclusa per la prima volta nella Classificazione
internazionale delle Malattie (International Classification of Diseases – ICD) nel 1948;
riconosciuta poi dall’OMS come patologia cronica nel 1997. A livello europeo, invece, nel 2020
la Commissione ENVI del Parlamento UE ha previsto l’inclusione dell’obesità nella lista delle
malattie croniche che caratterizzano stati di particolare vulnerabilità, mentre nel 2021 la
Commissione Europea ha pubblicato un documento in cui ha definito l’obesità come una
“malattia cronica recidivante, che a sua volta funge da porta d’accesso a una serie di altre
malattie non trasmissibili”.
In Italia, come conseguenza di un retaggio culturale radicato, l’obesità non è stata a lungo
riconosciuta una patologia cronica prioritaria: all’appello è stata assente nei Livelli Essenziali di
Assistenza, nelle strategie del Piano Nazionale Cronicità così come assenti o frammentati sono
stati i percorsi diagnostico terapeutici per i pazienti.
Una nuova stagione di consapevolezza è stata inaugurata dalle Istituzioni con l’approvazione
all’unanimità della Mozione presentata dall’On. Roberto Pella nel 2019 che ha dato un vero
calcio d’inizio di un impegno concreto per il riconoscimento della patologia.
Numerose le evoluzioni. Lo testimonial’inserimento dell’obesità nel neo Piano Nazionale
Cronicità così come la proposta di legge dell’On. Pella n. 741 “Disposizioni per la prevenzione e
cura dell’obesità”, in corso di esame alla Camera dei Deputati e di prossima approvazione.
«Riconoscere l’obesità come una vera e propria malattia e affrontarla come una priorità
nazionale, a tutti i livelli istituzionali, è il principale contenuto della proposta di legge, a mia prima
firma, che é stata approvata in Commissione XII alla Camera dei Deputati, grazie al supporto
dei Colleghi e del Presidente Cappellacci. Unitamente a questo provvedimento, nell’ultima legge
di Bilancio, in accordo con i Ministri Schillaci e Giorgetti, abbiamo creato e finanziato per tre anni
un Fondo per il contrasto a questa malattia. Queste azioni concrete consentiranno all’Italia di
diventare il primo paese al mondo con una legge di questo tipo, di essere un’avanguardia e un
modello di confronto con gli altri sistemi sociosanitari. Nella trasformazione epocale di tipo
demografico, sociale, economico e ambientale, che il mondo sta vivendo, l’epidemia dell’obesità
e delle malattie non
trasmissibili, insieme all’invecchiamento della popolazione, minaccia seriamente la sostenibilità
dei sistemi sanitari e dobbiamo proseguire questo cammino di fattiva collaborazione – dichiara
l’On. Roberto Pella, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche
non trasmissibili.».
A completare positivamente il quadro, troviamo la Legge di Bilancio 2025 che ha istituito, grazie
ad un emendamento a prima firma dell’On. Stefano Benigni, un Fondo con una dotazione di 4,2
milioni di euro per il prossimo triennio, al fine di finanziare futuri interventi normativi in materia di
prevenzione e cura dell’obesità.
A questo proposito, l’On. Benigni ci dichiara che “L’istituzione di un Fondo dedicato rappresenta
un passo fondamentale per rafforzare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dell’obesità.
Ma il nostro impegno non si ferma: questo è solo l’inizio di un percorso per colmare i gap
diagnostico-terapeutici e creare una rete integrata che migliori la qualità della vita dei pazienti e
garantisca omogeneità di cure e assistenza su tutto il territorio nazionale. Sicuramente, un
obiettivo che ci poniamo è inserire l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA),
riconoscendola come una vera e propria malattia. Con il movimento giovanile di Forza Italia
abbiamo poi promosso una raccolta firme per l’istituzione di un Osservatorio sui disturbi
alimentari e l’obesità, che ha lo scopo di monitorare la diffusione di queste malattie, valutando le
azioni concrete messe in campo per la prevenzione e l’assistenza, sia sanitaria che psicologica.
Questo è un tema molto sentito dalle nuove generazioni”.
L’Italia, dunque, ha la possibilità di porsi come paese capofila, nel contrasto all’obesità, sulla
scena mondiale ma per raggiungere questo obiettivo virtuoso si richiede un impegno costante,
collettivo e coordinato. Le parole di Rocco Barazzoni ci ricordano che, per affrontare questa
sfida, è essenziale lavorare insieme, unendo le forze delle istituzioni, dei professionisti della
salute e della società civile. Solo così potremo sperare di invertire la rotta e promuovere una
cultura della salute che valorizzi il benessere e la prevenzione.
Imane Jalmous, Parlamento Magazine
