G7 e Made in Italy delle Costruzioni: il Centrodestra ha le idee chiare. Ma serve una riforma organica
La politica può fare molto: è la volta buona per farlo, con una maggioranza coesa, nata dalla mente geniale di Berlusconi, riflesso della volontà degli elettori che hanno chiesto più mercato e più semplificazione. Parlamento e governo sono chiamati a creare le condizioni per lavorare e vivere bene, in serenità. La politica dovrà dare gli strumenti utili sfruttare le energie, le competenze tecniche e professionali che ci sono in Italia, permettendo di fare investimenti e programmazione, indispensabile in un segmento complesso e sfaccettato come quello dell’edilizia, reduce da un triennio positivo ma oggi più in difficoltà a causa della fine dei bonus edili straordinari. Di fronte a questo quadro, diventa indispensabile creare una cornice tecnico-normativa che permetta il pieno dispiegamento delle forze imprenditoriali e professionali. Questo è il modo giusto di intendere la politica al giorno d’oggi, donde la scelta di intervenire in settori tanto tecnici, tanto determinanti quanto poco considerati negli ultimi anni da politica e legislatore. Ma le cose stanno cambiando: politicamente è indispensabile che i Ministeri e la burocrazia seguano.
Questo grande impegno, merito del supporto del Dipartimento lavori pubblici e dell’Intergruppo parlamentare “Progetto Italia”, ha portato già delle conquiste sostanziali per la filiera edile. Prima di tutto il nuovo codice degli appalti, una rivoluzione copernicana in una normativa ferma a un codice, quello del 2016, che ha fatto più danni che altro, tanto da dover ricorrere alla costante deroga con decreti e commissari straordinari per fare le opere. Ma di sole deroghe si muore – come di troppa burocrazia. Frutto della normativa europea, il codice introduce una serie di principi semplici ma tanto innovativi da essere rivoluzionari: digitalizzazione, risultato, apertura al mercato, fiducia, più garantismo, oltre al taglio delle norme in eccesso, mettendo al centro qualità e velocità nella realizzazione delle opere.
Dall’entrata in vigore un anno fa, è emersa la necessità di migliorare il testo con dei correttivi come prevede la legge delega. Lo scorso maggio, dopo lungo lavoro del Comitato tecnico scientifico del dipartimento e dell’Intergruppo, è stata depositata una risoluzione di Forza Italia che ha stimolato una lunga, proficua, trasversale discussione parlamentare arricchita dalle audizioni dei portatori di interesse del settore. Il pacchetto di correttivi, presentato in Cdm, sarà all’esame delle commissioni e del Consiglio di Stato. La scadenza è il 31 marzo. Sicuramente non bisogna stravolgere il codice, già recepito dal settore e applicato, ma apportare dei correttivi nei punti problematici, arrivando alla distinzione tra appalti e forniture.
L’obiettivo successivo è il nuovo Testo unico delle costruzioni, sul quale al quale intendono contribuire categorie economiche, ordini professionali e stazioni appaltanti, per mettere ordine a una normativa stratificata e complicata da troppe aggiunte che hanno portato a interpretazioni pericolose come il “caso Milano”. In una recente risposta in Aula il Ministro Salvini ha confermato disponibilità. Tuttavia, deve essere chiaro che prima di altri provvedimenti si deve partire dall’approvazione di una legge-delega per il testo unico delle costruzioni basata su pochi chiari principi che tengano conto dei macro-temi dell’edilizia, urbanistica e sicurezza. Dunque, bisogna intervenire su: piano città, piano casa, rigenerazione. Altrimenti il problema non si risolve e si complica ulteriormente. Non c’è altra strada. Il nuovo testo unico dovrà, inoltre, coraggiosamente, superare tutta la normativa precedente.
Merito del Ministro Salvini è l’aver proposto e approvato il Salva-Casa. Sebbene non esaustivo come provvedimento, andrà a risolvere alcune difformità, per agevolare la fruibilità del bene, tuttavia ancora non è stato recepito dalla maggioranza dei comuni per l’incongruenza con le troppe normi in vigore e per la mancanza di modulistica congrua. Almeno ha fatto da apripista per riportare al centro il tema dell’edilizia, da troppi anni marginale.
Il settore delle costruzioni è un sistema eccellente, fatto di persone e tecnologie eccellenti, riconosciute a livello mondiale. Oggi ha bisogno di tornare centrale con politiche liberali e garantiste ma anche con un marketing all’altezza, a partire da un G7 delle costruzioni, così da riconoscere il Made in Italy anche nelle costruzioni, con un grande coinvolgimento di pubblico e privato.
Da qui al 2030 l’Italia è chiamata a una grande opera di modernizzazione, seguendo le macro-tendenze del digitale, della sostenibilità e del risparmio dal punto energetico. Abbiamo in essere adempimenti da direttive europee – PNIEC e Case green -, che coinvolgeranno il settore. La condivisione del settore sarà fondamentale e la filiera è già avanti. Anche la pubblica amministrazione dovrebbe adeguarsi, viaggiando in parallelo; perciò, è positivo il lavoro del Ministro Zangrillo così da allineare il dipendente pubblico a quello privato e renderlo di nuovo centrale. Sarà lunga e difficile, ma è un buon inizio.
I professionisti e gli imprenditori ci sono, ma hanno bisogno di certezze sul piano del diritto, con norme chiare e applicabili, ma anche per quanto riguarda il credito, devono poter programmare il lavoro in modo uniforme. Ad ogni modo, se le incertezze sono molte, è chiara la volontà dell’esecutivo di dare risposte e strumenti con scelte politiche di visione che l’apparato ministeriale dovrà recepire senza ostacolare. Questa volta c’è un governo concreto.
On. Erica Mazzetti, Componente VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati
