Fibra ottica, un asset strategico per lo sviluppo e la competitività dell’Italia

Fibra ottica, un asset strategico per lo sviluppo e la competitività dell’Italia

L’Italia è un Paese di poco più di 59 milioni di abitanti. Di questi, il 14% (circa 8.5 milioni) è concentrato in 10 grandi città. Dei circa 8000 comuni italiani, solo 44 ospitano più di centomila abitanti. Fino a pochi anni fa, i piccoli paesi erano raggiunti al massimo dalle vecchie reti in rame (ADSL).  Per porre rimedio allo squilibrio tra città e piccoli paesi, il governo ha lanciato il piano BUL per realizzare con fondi pubblici una rete a banda ultra larga nelle aree più periferiche e remote, le cosiddette aree bianche, dove nessun operatore aveva manifestato interesse a intervenire. Open Fiber si è aggiudicata tutti e tre i bandi pubblici, e a oggi ha portato una rete in fibra ottica in oltre 5000 piccoli comuni (dei circa 6000 inclusi nel progetto). A questo enorme piano di infrastrutturazione pubblica, si è aggiunto il piano Italia a 1 Giga per coprire le cosiddette aree grigie, che coinvolge Open Fiber e Fibercop. È dunque evidente la volontà delle istituzioni di colmare il divario digitale in cui era precipitata l’Italia dopo anni di assenza di investimenti, fornendo sostegno con piani pubblici alla copertura delle aree meno popolose e di conseguenza meno redditizie per gli operatori. Altrettanto evidente è la decisione di puntare sulla fibra ottica FTTH (Fiber To The Home, fibra fino a casa), l’unica tecnologia in grado di raggiungere e superare la velocità di connessione Gigabit. Se sommiamo l’ammontare dell’investimento pubblico agli ingenti investimenti dei privati in questo campo, è possibile comprendere perché il nostro Paese abbia già invertito la tendenza, con l’ambizione di porsi come leader nel processo di transizione digitale del Continente, anticipando al 2026 gli obiettivi di connettività Gigabit posti dall’Unione Europea per il 2030. Nel 2018, quando Open Fiber non aveva ancora iniziato la sua operatività, l’Italia aveva il 22% di copertura. Oggi siamo è al 60%, vicini alla media UE del 64%, principalmente grazie a Open Fiber che ha fin qui investito quasi 9 miliardi di euro e reso disponibili alla commercializzazione oltre 14 milioni di unità immobiliari, che la rendono il principale operatore FTTH in Italia e il primo operatore non incumbent in Europa per investimenti e copertura in fibra. 

Il Paese ha dunque fatto grandi passi in avanti in termini di disponibilità di fibra, ma è necessario che questa infrastruttura venga utilizzata. Il  take-up italiano di fibra FTTH, ossia il tasso di utilizzo della rete, è la metà rispetto alla media europea (27% Italia vs 53% UE27+UK) e siamo ancora più lontani dai top performer (Spagna 86%, Francia 78%). Questo crea uno svantaggio competitivo. Per colmare questo gap, è necessario impostare un percorso ordinato e graduale di spegnimento della rete in rame e migrazione sulle nuove reti (in fibra o con performance analoghe). La Commissione Europea, in un recente White paper, suggerisce un piano di switch-off del rame a livello continentale, da avviare subito per poi arrivare all’80% entro il 2028 e a conclusione entro il 2030. Il timing deve essere studiato molto attentamente, ma non c’è dubbio che una progressiva e massiva migrazione dal rame alla fibra sia un importante obiettivo di politica industriale per realizzare concretamente la trasformazione digitale. Una migrazione completa da rame a fibra comporta notevoli vantaggi sia per gli utilizzatori (che dispongono di un servizio più performante) sia per l’offerta (che riduce il numero di reti da gestire e risparmia energia). Open Fiber sta avviando progetti pilota di migrazione massiva alla fibra che possano portare a partire dal 2025 ad un virtuale spegnimento del rame in alcuni comuni italiani. Siamo convinti che in questo modo potremo consegnare al policy maker delle esperienze compiute e utili per delle riflessioni su un ordinato e condiviso processo di migrazione dal rame alla fibra. 

La fibra ottica presenta numerosi vantaggi rispetto al rame sia da un punto di vista tecnologico, che di sostenibilità. Oltre alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, la fibra ottica ha anche un impatto sulla sostenibilità energetica: studi internazionali riportano come una rete in fibra ottica consumi oltre il 60% in meno di una in rame. Solo con un’infrastruttura interamente in fibra ottica, in grado di trasmettere dati in tempo reale e in modo affidabile, è possibile far evolvere le nostre città in smart city e i nostri piccoli comuni nei borghi del futuro. Il primo comune che si avvia a diventare un “borgo smart” è Pitigliano, piccolo centro in provincia di Grosseto, dove dalla collaborazione tra Open Fiber, ENEA, INGV, Comune di Pitigliano, università, centri di ricerca e un pool di aziende innovative, è nato il progetto pilota che potrà essere replicato potenzialmente in migliaia di comuni italiani. Realtà aumentata applicata al patrimonio culturale, efficientamento energetico, telemedicina, monitoraggio e sicurezza del territorio e degli edifici sono solo alcuni degli esempi degli interventi in campo. La rete in fibra ottica FTTH consente lo sviluppo di innumerevoli applicazioni e servizi che oggi riusciamo a definire ancora solo parzialmente, ma che domani saranno abilitati da una connessione sempre più veloce – Open Fiber sta sperimentando la tecnologia 100GPON, che consentirà di navigare a 100 Gigabit al secondo – con l’obiettivo di produrre importanti esternalità positive in termini economici, sociali ed ambientali. 

Andrea Falessi, Direttore Relazioni Esterne Open Fiber

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