Educare alla consapevolezza

Educare alla consapevolezza

La consapevolezza, a differenza della competenza, non ha un rapporto immediato con l’azione; anzi privilegia l’indugio, l’esitazione e l’astensione, la capacità di fermarsi, distaccarsi, riflettere e interpretare. Essere “insegnanti consapevoli” significa proprio riuscire a contemplare i numerosi intrecci tra le biografie dei docenti e quelle dei discenti, tra le esigenze locali e quelle globali, tra la dimensione nazionale e quella mondiale, tra saperi disciplinari tradizionali e nuove modalità conoscitive legate allo sviluppo delle tecnologie della conoscenza. In altre parole si tratta di passare da un’epistemologia disgiuntiva tipica della modernità ad una epistemologia congiuntiva ormai indispensabile nello scenario sociale, politico, culturale contemporaneo. Ma che cos’è l’educazione alla consapevolezza in pratica?  L’educazione alla consapevolezza è esattamente ciò che sembra: l’inclusione mirata dei principi della mindfulness nell’educazione.

È un approccio olistico che insegna a essere pienamente presenti nel momento, ad accettare le proprie emozioni senza giudizio e a coltivare una consapevolezza attiva dei propri pensieri e azioni. In ambito didattico ed educativo ad esempio l’educazione alla consapevolezza aiuta gli studenti ad acquisire: consapevolezza di sé, empatia, maggior dimestichezza con la comunicazione, tecniche per calmare e focalizzare la mente su specifici traguardi. 

Nell’epoca dominata dalla tecnologia e dalla stimolazione costante, i giovani sono costantemente bombardati da notifiche, messaggi e distrazioni digitali. Questo costante flusso di informazioni può soffocare la capacità di concentrarsi, riflettere e connettersi con il loro mondo interiore. Le tecnologie digitali, sebbene abbiano il potenziale di arricchire le nostre vite, spesso diventano una fonte inesauribile di interruzioni e sovraccarico cognitivo.  I social media, in particolare, ci invitano a immergerci in un universo di superficialità e confronto costante, minando la nostra autostima e distorcendo la nostra percezione della realtà. Il risultato di questo costante bombardamento sensoriale è evidente: un’epidemia di ansiadepressione e disattenzione che affligge sempre più giovani in tutto il mondo. Uno studio ha dimostrato che un livello elevato di ansia riguardo alla propria capacità di risolvere problemi di matematica, riduce la memoria di lavoro, la quale si basa sui processi cerebrali che servono per immagazzinare temporaneamente ed elaborare le informazioni in entrata.

L’ansia da prestazione danneggia la memoria di lavoro anche nelle persone maggiormente qualificate, riducendo il livello delle loro performance 

Le ricerche mostrano un aumento significativo dei disturbi legati all’attenzione e all’umore tra i bambini e gli adolescenti, con conseguenze devastanti per il loro benessere emotivo e il loro successo accademico. Ed è qui che entra in gioco l’educazione alla consapevolezza, offrendo una via d’uscita dall’abisso della disattenzione e guidando i nostri bambini verso una vita più equilibrata, centrata e significativa.

La Consapevolezza di Sé, definita anche Awareness, è definita come la capacità di riconoscere e monitorare i propri sentimenti nel momento stesso in cui si presentano. Da questa definizione, possiamo comprendere quanto questa abilità sia fondamentale per lo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva, che, come si è visto, oggi è uno dei più accreditati e potenti agenti di cambiamento per la crescita personale e professionale. Andando più nello specifico, essere consapevoli di sé stessi permette di avere una profonda conoscenza delle proprie emozioni, dei propri punti di forza, delle proprie aree di miglioramento, dei valori che ci guidano e come questi aspetti vanno ad impattare sia su quello che facciamo, sia sulle relazioni che intratteniamo con le altre persone, nell’ambito lavorativo e nella vita privata. Riassumendo quanto detto fin qui, risulta quindi fondamentale sapere come ci sentiamo ed essere in grado di dare un nome ai nostri e altrui sentimenti in modo appropriato con l’obiettivo di capire meglio sia noi stessi che le persone con cui intratteniamo relazioni lavorative.

Educazione e formazione sono parole usate spesso come sinonimi, ma non è così. Certamente l’educazione contribuisce a dar forma all’esistenza, ma non da sola. La portata formativa degli accadimenti esperienziali fortuiti può sovvertire gli interventi educativi e viceversa, fornendo una consapevolezza profonda del proprio essere. Gli eventi formativi possono sovvertire gli atti educativi. L’imprevedibile trasforma perché aiuta ad assumere con maggiore consapevolezza le scelte di responsabilità personale e sociale. La spiccata capacità di comprendere i sentimenti e i bisogni degli altri e l’abilità di influenzare le persone che ci circondano divengono, insieme alle altre soft skill, le basi per renderci persone, lavoratori e leader migliori, raggiungendo, di conseguenza, un maggiore successo lavorativo.

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