Edge Computing standards per i servizi di Smart Mobility: sfide e opportunità tecnologiche
L’Edge Computing (o meglio il MEC, Multi-access Edge Computing) è una tecnologia che avvicina l’elaborazione e l’archiviazione dei dati ai dispositivi che raccolgono e utilizzano i dati stessi, anziché inviarli tutti indistintamente ad un cloud remoto o un data center centrale. È come avere un mini-computer vicino a dove vengono creati i dati, che consente di analizzare e rispondere rapidamente senza aspettare che le informazioni viaggino verso un data center lontano e tornino indietro. Gartner stima che entro il 2025 più del 50% dei dati generati nelle aziende verranno elaborati al di fuori dei data center tradizionali. Ma iniziamo col chiarire che l’edge non soppianterà il cloud, semmai invece fornirà benefici addizionali e complementari alle soluzioni di “cloud remoto” esistenti, specialmente laddove è richiesta bassa latenza nel trasferimento dei dati tra dispositivo e server, o maggiore localizzazione dei dati, con benefici in termini di sicurezza e privacy. In ambito security, il MEC si allinea alle iniziative per i miglioramenti delle infrastrutture locali e la sicurezza dei dati, e supporta l’obiettivo di abilitare una società più connessa, con tecnologie meno dipendenti da risorse cloud remote (qui, temi come la sovranità del dato sono sempre più sentiti a livello globale, con impatti sia tecnologici che normativi).
Da un punto di vista strettamente tecnologico, il ruolo degli standards è essenziale per l’interoperabilità dei sistemi, la portabilità delle applicazioni e la diffusione globale di tali servizi. L’ente internazionale ETSI ha supportato la creazione del MEC (Multi-access Edge Computing (MEC), che è un gruppo di standard (in continua crescita sin dalla sua nascita nel 2015) composto ad oggi da più di 180 aziende globali (da Big Corps a PMI e startups), università, enti di ricerca e governativi. Lo scopo di ETSI MEC è creare un ambiente standardizzato e aperto per l’integrazione efficiente di applicazioni da parte di vendor, service provider e terze parti su piattaforme multi-vendor. MEC supporta l’utilizzo di funzionalità a valore aggiunto nelle applicazioni (le cosiddette API, Application Programming Interfaces), abilita nuovi segmenti di business verticali e supporta servizi di Smart Mobility, droni, gaming, location services, Internet-of-Things (IoT), augmented reality, etc.
In particolare, riguardo alla Smart Mobility, il MEC supporta molteplici casi d’uso, analizzati dapprima in 5GAA (5G Automotive Association) e poi considerati nello standard ETSI MEC, che spaziano dalle più tradizionali funzionalità di traffic safety, quali Vulnerable Road User (VRU) protection, Intersection Movement Assist (IMA) e See Through (che rende più sicure le operazioni di sorpasso), al Vehicle Platooning (che consente di ottimizzare la velocità dei gruppi veicolari, con benefici sul traffico e il consumo di carburante), per arrivare a servizi di tipo In-Vehicle Entertainment (IVE), per la fruizione di videogiochi e pubblicità nell’abitacolo delle auto connesse con guida autonoma.
In tutti questi casi d’uso, l’uso del MEC è rilevante: infatti, il trasferimento dati proveniente dai veicoli può avvenire verso altri veicoli (V2V), verso la rete (V2N), l’infrastruttura urbana (V2I) e le cosiddette RSU (Road-Side Units), o infine verso altri elementi connessi come moto, bici e pedoni (V2P). Si parla quindi in generale di supporto del MEC per servizi V2X (Vehicle-to-Everything), laddove il termine C-V2X indica l’uso della rete cellulare, mentre invece ITS-G5 si riferisce alla tecnologia V2X alternativa basata su Wi-Fi, ottimizzata per comunicazioni a più corto raggio, comunemente utilizzata in Europa per interazioni V2V e V2I. Inoltre, l’architettura MEC, a partire dalle specifiche MEC Phase 3 sulla federazione, consente l’orchestrazione multi-dominio e l‘interlavoro tra operatori e con cloud provider.
Parlando di applicazioni reali, è d’obbligo fare riferimento alle numerose sperimentazioni abilitate dal decreto Smart Road. Sulla scia di tali progetti, anche in ambito MEC sono stati realizzati diversi trials. A titolo di esempio, nel 2021 la Città di Torino ha ospitato un MEC trial, realizzato su rete 5G e in ambiente multi-operatore. Il caso d’uso sperimentato (VRU) offriva maggiore sicurezza di conducenti e pedoni tramite la notifica in tempo reale dei pericoli stradali tramite reti 5G MEC. Questo trial è il risultato di una collaborazione pubblico-privata, iniziata con un MoU firmato dalla Città di Torino nel 2019 con il 5GAA, ed è uno della serie di trial condotti da membri del 5GAA leader tecnologici a livello mondiale.
Tuttavia, lo scenario della Smart Mobility sin qui descritto è non del tutto idilliaco. Infatti, per arrivare all’offerta diffusa di servizi commerciali, sia a livello globale che regionale vi sono ancora vari problemi: in primis, e soprattutto in Europa (dove l’Italia non fa eccezione) registriamo tuttora una non consolidata presenza di infrastrutture abilitanti che consenta veramente l’interoperabilità tra diversi sistemi (qui, il dibattito internazionale sulle tecnologie radio 5G/G5 si è accompagnato ad anni di incertezza normativa, e dualmente la lenta diffusione tecnologica non ha aiutato la convergenza del mercato); in tal senso, va anche menzionata la presenza di infrastruttura IT (spesso) ridondante nel territorio, abilitata da progetti di portata solo locale. Tuttavia, iniziative più recenti, anche finanziate a livello comunitario (IPCEI, CEF Digital, etc..), sono volte a sostenere sforzi di dispiegamento di sistemi interoperabili sia a livello nazionale sia cross-border. La sfida qui è anche in termini di costi e di complessità della filiera realizzativa, in quanto senza tali sostegni (nonostante gli sforzi in ambito di standards e in associazioni di categoria) difficilmente l’industria riuscirà da sola ad offrire soluzioni interoperabili e a basso costo. Riassumendo: le opportunità offerte dal MEC sono molteplici, e coprono vari mercati (dove quello della Smart Mobility è particolarmente promettente, e consente di offrire servizi innovativi per la traffic safety ma anche per entertainment). L’uso di tecnologie edge cloud offre opportunità interessanti per lo sviluppo di applicazioni, la creazione di nuove API e funzionalità innovative, e potrebbe essere anche un ambito attrattivo per il reskilling e upskilling di competenze in ambito IT infrastructure, cloud e app, con opportunità di lavoro per giovani talenti, sia in Italia che all’estero. Dall’altro lato, vi sono alcune sfide che rallentano l’adozione globale di queste tecnologie: in primis, il lento consolidamento della presenza di infrastrutture IT abilitanti e interoperabili (di pari passo con una lenta convergenza normativa in questi anni); una fisiologica complessità implementativa (in quanto la filiera è spesso composta da molti stakeholders); infine, non meno importanti, i costi di sviluppo (spesso il dispiegamento necessita di supporto finanziario da progetti comunitari). L’auspicio è dunque quello di un prosieguo della collaborazione tra amministrazioni pubbliche ed enti privati (partendo da una maggiore consapevolezza tra tutti gli stakeholders sulle tecnologie e i relativi standard), per superare le sfide realizzative mediante la condivisione di approcci implementativi che permettano a tutti gli attori di interoperare, con il fine ultimo di offrire servizi a valore aggiunto ai cittadini.
Dario Sabella, Chairman, ETSI MEC – Vice President, Technology and Standards, xFlow Research Inc.
