Cyber sicurezza e geopolitica: la sfida della resilienza europea
Negli ultimi anni il cyberspazio è diventato uno dei principali campi di confronto tra Stati. Le tensioni geopolitiche e i conflitti armati dimostrano come la dimensione digitale sia ormai parte integrante della sicurezza nazionale e internazionale. La guerra in Ucraina ha rappresentato uno spartiacque: per la prima volta un conflitto convenzionale su larga scala è stato accompagnato da un’intensa attività nel dominio cibernetico, con attacchi mirati a infrastrutture critiche, sistemi energetici, reti di comunicazione e servizi pubblici. In questo contesto il cyber non rappresenta più soltanto un supporto alle operazioni militari tradizionali, ma un vero e proprio dominio operativo capace di influenzare l’andamento delle crisi internazionali e la resilienza delle società coinvolte. Gli scenari di conflitto internazionale assumono pertanto una dimensione duale: le azioni cinetiche sul campo sono ormai sempre accompagnate da operazioni nel dominio cibernetico.
Le dinamiche osservate nel conflitto russo-ucraino si stanno progressivamente estendendo anche ad altri scenari di tensione globale. L’attuale escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran dimostra come il cyberspazio continui a essere uno spazio operativo rilevante, in cui attività malevole e operazioni hacktiviste si sviluppano in parallelo agli eventi sul piano geopolitico e militare. Attacchi distribuiti di tipo Distributed Denial of Service (DDoS), campagne di defacement, operazioni ransomware e attività di esfiltrazione di dati vengono utilizzati per colpire istituzioni pubbliche, infrastrutture economiche e soggetti simbolici legati agli avversari geopolitici. Non meno, le capacità nel dominio cibernetico sono asservite ad operazioni preliminari o correlate sotto il profilo ordinario: si pensi ad esempio alla intensa organizzazione e pianificazione che ha portato al sabotaggio di migliaia di dispositivi cercapersone che, nel settembre 2024, sono improvvisamente esplosi in Libano e Siria oppure, secondo quanto emerso a marzo 2026, alle attività di intelligence che ha previsto l’hackeraggio prolungato delle telecamere di sorveglianza e del traffico a Teheran per l’identificazione degli spostamenti di Ali Khamenei.
Le attività di monitoraggio delle minacce evidenziano come, anche nel corso delle ultime settimane, numerosi attacchi abbiano preso di mira enti governativi, istituzioni finanziarie, infrastrutture energetiche e organizzazioni sanitarie in diversi Paesi del Medio Oriente e non solo. Tra le vittime figurano ministeri, portali governativi e istituzioni pubbliche di Israele, Siria, Giordania, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, oltre a realtà finanziarie e sanitarie. Molte di queste operazioni sono state rivendicate da collettivi hacktivisti legati a diverse matrici geopolitiche, tra cui gruppi filoiraniani, filorussi e attori schierati nel contesto del conflitto mediorientale.
Accanto agli attacchi di tipo DDoS, che mirano a interrompere la disponibilità dei servizi online, si osservano anche operazioni più complesse. Alcuni gruppi hanno rivendicato intrusioni in sistemi di pagamento elettronico e l’esfiltrazione di grandi quantità di dati sensibili, mentre altre attività hanno incluso campagne di doxxing rivolte a funzionari governativi e personale del settore difesa. In alcuni casi le operazioni cyber si combinano con elementi di guerra psicologica e disinformazione, amplificando l’impatto delle rivendicazioni attraverso canali social e piattaforme di comunicazione utilizzate dai gruppi hacktivisti.
Questi episodi dimostrano come la dimensione cibernetica sia ormai pienamente integrata nelle strategie di competizione tra Stati e attori non statali. Non si tratta soltanto di sabotaggio digitale, ma di un insieme di strumenti utilizzati per esercitare pressione politica, generare instabilità e influenzare l’opinione pubblica. In questo contesto, la sicurezza informatica assume una valenza strategica che va ben oltre la dimensione tecnica.
Per l’Europa questa evoluzione rappresenta una sfida particolarmente significativa. Il continente è caratterizzato da un elevato livello di digitalizzazione e da un forte grado di interconnessione tra infrastrutture critiche, sistemi economici e servizi pubblici. Energia, trasporti, sanità, finanza e pubblica amministrazione dipendono in misura crescente da reti informatiche, telecomunicazioni e tecnologie digitali. Questa trasformazione rappresenta una straordinaria opportunità di crescita e innovazione, ma allo stesso tempo aumenta la superficie di esposizione alle minacce cyber.
In questo scenario diventa fondamentale rafforzare una vera difesa cibernetica europea. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha avviato importanti iniziative per migliorare la resilienza digitale, dalla direttiva NIS e NIS2 alla creazione di centri di competenza e programmi di cooperazione tra Stati membri. Tuttavia, la crescente complessità delle minacce richiede un ulteriore rafforzamento delle capacità di difesa, con maggiore coordinamento tra istituzioni europee, autorità nazionali e settore privato.
La condivisione tempestiva delle informazioni sulle minacce, lo sviluppo di capacità comuni di risposta agli incidenti e la protezione delle infrastrutture critiche rappresentano elementi centrali di una strategia europea di sicurezza cibernetica. Allo stesso tempo, è necessario promuovere investimenti significativi nella realizzazione e adozione di infrastrutture tecnologiche sovrane riducendo la dipendenza da fornitori extra europei così come nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie avanzate in grado di migliorare le capacità di prevenzione, rilevazione e risposta agli attacchi informatici.
Accanto alla dimensione tecnologica, esiste però un altro fattore altrettanto decisivo: il capitale umano. La sicurezza informatica dipende in larga misura dalle competenze delle persone che progettano, gestiscono e utilizzano le infrastrutture digitali. Per questo motivo è essenziale investire nella formazione specialistica, rafforzando percorsi universitari, programmi di ricerca e iniziative di aggiornamento professionale dedicati alla cybersecurity.
L’Europa e l’Italia devono poter contare su un numero crescente di professionisti altamente qualificati, in grado di affrontare minacce sempre più sofisticate e di contribuire allo sviluppo di soluzioni innovative nel campo della sicurezza digitale. Parallelamente, è necessario promuovere una maggiore consapevolezza tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Molti attacchi informatici sfruttano infatti vulnerabilità legate al comportamento umano, come il phishing o altre tecniche di ingegneria sociale. Diffondere una cultura della sicurezza digitale rappresenta quindi una delle prime linee di difesa contro le minacce cyber.
In questo contesto le tecnologie emergenti stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante. In particolare, l’intelligenza artificiale offre strumenti estremamente promettenti per l’analisi delle minacce informatiche e la protezione delle reti. I sistemi basati su AI possono analizzare grandi quantità di dati, individuare comportamenti anomali e supportare l’identificazione precoce di attività malevole. Questo consente di migliorare significativamente le capacità di prevenzione e risposta agli incidenti di sicurezza. Tuttavia, l’adozione dell’intelligenza artificiale in ambiti critici come la sicurezza e la difesa deve essere accompagnata da un approccio responsabile. È fondamentale garantire che l’utilizzo di queste tecnologie avvenga secondo modelli “human-in-the-loop”, nei quali la supervisione e il controllo umano restano
elementi centrali nei processi decisionali. Questo approccio consente di sfruttare i vantaggi dell’automazione e dell’analisi avanzata dei dati, mantenendo al tempo stesso i principi di responsabilità, trasparenza e controllo democratico.
In Italia, negli ultimi anni, il tema della sicurezza informatica ha acquisito una crescente centralità anche nel dibattito politico e istituzionale. In questo contesto si inserisce il lavoro dell’Intergruppo parlamentare per la Sicurezza Informatica e Tecnologica, nato con l’obiettivo di promuovere una maggiore attenzione verso le sfide della sicurezza digitale e favorire il dialogo tra istituzioni, mondo accademico e settore industriale.
Attraverso incontri, momenti di confronto e iniziative di approfondimento, l’Intergruppo, con il supporto tecnico scientifico della Cyber Security Foundation, ha contribuito a rafforzare la consapevolezza politica sull’importanza strategica della cybersecurity, promuovendo un approccio multidisciplinare che integri sicurezza, innovazione tecnologica e sviluppo delle competenze. Questo lavoro ha consentito di creare uno spazio di dialogo tra Parlamento, istituzioni e industria, contribuendo a diffondere una visione più ampia e strutturata delle sfide legate alla sicurezza digitale.
Guardando al futuro, il ruolo dell’Intergruppo potrà essere ancora più rilevante nel promuovere iniziative legislative, attività di sensibilizzazione e progetti di cooperazione tra pubblico e privato.
Rafforzare la resilienza cibernetica dell’Italia e dell’Europa significa infatti investire non solo in tecnologia, ma anche in competenze, cooperazione e cultura della sicurezza.
In un contesto internazionale sempre più complesso e competitivo, il cyberspazio rappresenta uno dei principali fronti su cui si giocheranno le sfide della sicurezza globale e della competitività delle nostre aziende. Affrontare queste sfide con una visione strategica condivisa, capace di integrare innovazione tecnologica, responsabilità istituzionale e cooperazione internazionale, sarà fondamentale per garantire la stabilità, la prosperità e la libertà del nostro Paese.
Alessandro Colucci, Parlamentare e Presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Sicurezza Informatica e Tecnologica
