COSÌ SOSTENIAMO LE IMPRESE ITALIANE NEL MONDO

COSÌ SOSTENIAMO LE IMPRESE ITALIANE NEL MONDO

Intervista a Giorgio Zoppas, presidente Istituto Commercio Estero, a cura di Marzia Bilotta

Presidente Zoppas, il contesto internazionale, tra dazi e questioni geopolitiche, appare sempre più complesso per l’export italiano. Si riuscirà a raggiungere l’obiettivo dei 700 miliardi di export indicato dal Governo? 

L’obiettivo che ci ha affidato il Governo  e in modo particolare il Ministro per gli Affari Esteri Antonio Tajani, da raggiungere con lo sforzo congiunto del sistema Paese al fianco di imprese ed imprenditori, è ambizioso ma potrebbe essere raggiungibile: portare l’export a 700 miliardi entro fine legislatura, partendo dai 623 del 2024. In uno scenario segnato da nuove barriere commerciali e da tensioni geopolitiche, dobbiamo puntare sull’aumento della promozione e sviluppo del made in italy e su una diversificazione intelligente dei mercati. Negli ultini due anni, le esportazioni italiane verso i Paesi extra-UE hanno raggiunto livelli molti alti. Oggi dobbiamo proteggere il mercato USA e dobbiamo diversificare per compensare eventuali criticità legate ai Dazi.  La strategia ICE si muove in sinergia con il Piano d’Azione per l’Export: 253 iniziative promozionali previste solo nei primi nove mesi del 2025, in 40 Paesi ad alto potenziale con priorità nei Paesi indicati dalla Farnesina. Diverse iniziative tra cui missioni imprenditoriali, accordi con la GDO e fiere internazionali oltre al lavoro in raccordo con la diplomazia della crescita. 

Guardando ai prossimi anni, quali saranno le aree geografiche e i settori su cui ICE concentrerà maggiormente le proprie risorse?
Il nostro approccio è duplice: consolidare i mercati maturi e sviluppare nuove aree ad alto potenziale indicate anche dal piano d’azione della Farnesina. Accanto a partner storici come per esempio gli Stati Uniti, stiamo puntando su India, Brasile, Messico, ASEAN, Paesi del Golfo, Balcani, Africa e Asia Centrale. Settorialmente, continueremo a sostenere comparti strategici come aerospazio, agroalimentare, farmaceutica, moda e design, meccanica avanzata, nautica e salute. Tutti settori in cui l’Italia eccelle per innovazione, qualità e creatività.
Un’attenzione particolare è riservata all’Africa, nell’ambito del Piano Mattei: qui vogliamo rafforzare il nostro ruolo come ponte economico tra Europa e continente africano, promuovendo filiere sostenibili nei settori dell’energia verde, agritech, risorse idriche e tutela ambientale. ICE, insieme a SACE, Simest, CDP e alla rete diplomatica, lavora per accompagnare le imprese italiane in queste sfide, aprendo nuovi spazi commerciali e alleanze strategiche.

In che modo l’internazionalizzazione del sistema fieristico contribuisce alla promozione del Made in Italy?
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un processo di internazionalizzazione delle fiere italiane internazionali, con un numero sempre crescente di esposizioni italiane che si impegnano per uno sbocco internazionale. Questi eventi sono molto più di vetrine commerciali: sono luoghi dove si incontra domanda ed offerta meglio se creando relazioni di lungo periodo, partnerships. Il nostro impegno va nella direzione di rafforzare l’internazionalizzazione delle manifestazioni italiane, portandole anche all’estero – come stiamo facendo con Vinitaly a Chicago o in Brasile. Solo nel 2024 abbiamo coinvolto oltre 11.000 buyer in attività di incoming e partecipato a 284 fiere con padiglioni nazionali. ICE lavora per amplificare il valore del Made in Italy anche attraverso accordi con la GDO, canali digitali e nuove tecnologie come blockchain e e-commerce. Un ruolo sempre più importante riveste la difesa del Made in Italy che si presenta soprattutto sotto forma di lotta all’ Italian Sounding (solo nell’agroalimentare più di 120mld su 64 mld di export) e alla contraffazione.

La logistica è diventata un asset fondamentale per competere all’estero. Come si inserisce in questa visione l’azione di ICE?
La logistica oggi incide direttamente sulla competitività. Crisi come quelle nel Mar Rosso o nei porti asiatici ci ricordano quanto sia essenziale garantire rotte efficienti. ICE offre un supporto concreto: grazie alla nostra rete di uffici all’estero, possiamo effettuare un monitoraggio delle criticità logistiche. In alcuni casi abbiamo un ruolo strategico nei progetti, come con la recente attivazione della rotta Ro-Ro tra Trieste e Damietta, in Egitto, che crea un corridoio commerciale diretto e rapido verso il Mediterraneo sud-orientale e l’Africa. Un’infrastruttura che accorcia le distanze tra Egitto e Italia, ma anche tra Africa ed Europa. .

Digitalizzazione e innovazione sono diventati strumenti indispensabili per le PMI italiane. Qual è il ruolo dell’Agenzia in questo processo?
La digitalizzazione è un grande abilitatore: grazie agli strumenti digitali, anche una piccola impresa può affacciarsi su mercati globali in modo sostenibile. ICE sta investendo molto su accordi di e-commerce dove diamo opportunità a diverse aziende di inziare la penetrazione di nuovi mercati esteri.  In parallelo, formiamo gli imprenditori con la nostra Digital Export Academy, un programma gratuito che tocca temi chiave come e-commerce, social media e marketing digitale.
Un altro progetto centrale è TrackIT blockchain, che consente alle imprese di tracciare la filiera produttiva e raccontare in modo autentico l’origine del prodotto Made in Italy, contrastando così l’Italian Sounding. Dal 2019, collaboriamo anche con Amazon, con la vetrina “Made in Italy” attiva in 11 Paesi e oltre 700.000 prodotti caricati da più di 2.800 PMI italiane.

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