Assistenza sanitaria integrativa: opportunità o pericolo?
L’universalismo e la gratuità delle prestazioni sanitarie rappresentano i principi fondamentali e le fondamenta sulle quali è stato istituito il Servizio Sanitario Nazionale.
È proprio partendo da questa inevitabile premessa che è necessario affrontare le ormai annose e strutturali difficoltà del nostro SSN, individuando soluzioni condivise ed evitando di imboccare sentieri che non conducono alla primaria e imprescindibile esigenza di tutelare la salute come diritto fondamentale costituzionalmente garantito.
Certamente, la carenza di risorse finanziarie impone una nuova allocazione di finanziamenti destinati al SSN e, allo stesso tempo, l’allungamento dei tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni obbliga l’adozione di diverse e nuove scelte organizzative e la destinazione di nuovo personale e nuove risorse, limitando così il ricorso alle forme integrative per l’erogazione di alcune prestazioni sanitarie.
Il SSN, purtroppo, da sempre garante di un accesso equo alle cure necessarie, indipendentemente dal reddito o dallo status sociale, ha subito negli ultimi anni la presenza di forme integrative di assistenza sanitaria, le quali hanno coinvolto un numero crescente di cittadini, proprio a causa delle scelte di politica sanitaria e socio-sanitaria, le misure di natura fiscale e salariale e soprattutto l’incapacità del SSN di erogare prestazioni efficaci e tempestive che, pur offrendo una risposta immediata alle carenze del sistema pubblico, rappresentano un serio rischio per la l’equità dell’intero sistema sanitario pubblico.
Infatti, maggiore è la capacità del SSN di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza in maniera tempestiva e uniforme, minore diventa la dipendenza dai fondi integrativi e dalle soluzioni private e, allo stesso modo, il continuo aumento della spesa sanitaria privata, che ha superato i 40 miliardi di euro, attestandosi intorno al 25% della spesa sanitaria complessiva, dimostra come il sottofinanziamento del sistema pubblico costringa i cittadini a ricorrere a modalità alternative che provvedano alle necessità legate alla salute, senza dimenticare le gravi criticità evidenziate a livello regionale come il deficit nei bilanci sanitari, l’incremento dei costi energetici e dei materiali e la carenza di personale, che in settori strategici come l’emergenza urgenza si configura come una vera emergenza, rendendo urgente l’adozione di soluzioni strutturali condivise volte a riprogrammare le risorse finanziarie pubbliche e a riallineare il finanziamento del SSN agli standard dei paesi europei più avanzati, con l’obiettivo di destinare almeno il 7% del PIL alla spesa sanitaria e colmare il divario esistente rispetto a paesi come il Regno Unito, la Germania o la Francia.
È proprio in questa cornice, che la riflessione sulle forme integrative non può prescindere dal principio dell’universalismo, poiché tali soluzioni, spesso istituite tramite contrattazioni collettive o casse di categoria, tendono, da una parte, ad escludere le fasce più fragili della popolazione (disoccupati, lavoratori precari o a basso reddito), dall’altra a promuovere una selezione preventiva dei rischi che contrasta con l’ideale di una sanità offerta a tutti in modo omogeneo; inoltre, l’offerta di prestazioni integrative è spesso concepita con finalità manageriali atte ad attrarre il cliente (che non è più paziente), con la possibilità che non vi sia una valutazione preliminare da parte del medico di medicina generale e con il rischio di distorcere il percorso virtuoso dell’appropriatezza delle cure e di generare consumi superflui. Le agevolazioni fiscali concesse a queste forme, inoltre, incidono negativamente sul livello di finanziamento del SSN, riducendo il gettito fiscale e favorendo il passaggio verso una sanità privata che, pur offrendo servizi aggiuntivi, comporta un’ulteriore (e incostituzionale) disparità nell’accesso alle cure.
Per tutelare, quindi, il diritto fondamentale alla salute sancito dalla Costituzione e garantire che i bisogni sanitari dei cittadini siano presi in carico in maniera eguale e uniforme, diventa imprescindibile adottare strategie che rafforzino il finanziamento pubblico e indirizzino l’attività dei fondi integrativi verso prestazioni effettivamente aggiuntive rispetto ai LEA, evitando la duplicazione dei servizi già erogati dal sistema pubblico; è altresì necessario promuovere investimenti strutturali, come quelli previsti dalla Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, rinnovando i modelli organizzativi, ammodernando le strutture sanitarie, potenziando la digitalizzazione e garantendo la formazione e il potenziamento del personale sanitario, in modo da consolidare una sanità pubblica efficiente, equa e sostenibile nel lungo periodo, capace di rispondere alle esigenze della collettività senza cedere a soluzioni “di fortuna” e preservando la centralità della salute come diritto inalienabile, principio cardine su cui si fonda un sistema che, pur potendo integrare forme private in maniera complementare, deve rimanere ancorato all’universalismo e alla gratuità delle cure.
Elisa Pirro, Commissione Bilancio del Senato della Repubblica – Movimento 5 Stelle
