Ambiente, innovazione e sostenibilità sociale: i nuovi equilibri necessari per lo sviluppo del Paese
A livello nazionale, il Rapporto annuale 2023 dell’ASviS aveva documentato con chiarezza, sulla base degli indicatori statistici ufficiali, il grave ritardo rispetto al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. A maggio, all’evento di apertura dell’ottava edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, è stato presentato il “Rapporto di Primavera”, che nel confermare come le politiche adottate negli ultimi diciotto mesi non appaiono in grado di produrre quel cambio di passo sistemico prefigurato dall’Agenda 2030, ha messo in evidenza la difficoltà di dare concreta attuazione ai vari piani nazionali per realizzare nel Paese lo sviluppo sostenibile. In vista delle elezioni europee, inoltre, nel medesimo Rapporto sono stati confrontati i programmi delle forze politiche e individuati, tramite un’inedita analisi, alcuni diversi scenari possibili per il futuro, oltre il 2030 fino al 2050, che dipendono dalle scelte del presente, da quello più auspicabile della “Net Zero Transformation”, a quelli insoddisfacenti del “business as usual” e della transizione tardiva, fino a quello catastrofico derivante dall’inazione. Per giungere alla conclusione che ritardare o rallentare la transizione avrebbe enormi costi economici e sociali e finirebbe per aumentare il debito generazionale. Al contrario, accelerare la transizione può generare una nuova ondata di innovazione, aumentando l’efficienza dei sistemi produttivi e producendo risultati migliori per le persone e per il Pianeta.
Non mancano segnali positivi in questa direzione. Il Governo italiano, con l’approvazione della nuova “Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” (SNSvS), ha confermato il proprio impegno, che ora si deve tradurre in azioni concrete, specialmente per assicurare l’orientamento di tutte le politiche verso l’attuazione dell’Agenda 2030, come impone la Strategia.
Tutte le indagini demoscopiche indicano una crescente attenzione dei cittadini/consumatori/risparmiatori ai temi della sostenibilità, non solo ambientale, ma anche sociale. La società italiana appare sempre più convinta che la strada indicata dall’Agenda 2030 sia l’unica possibile, anche se ritiene che non debbano essere sottovalutati i costi da sopportare per modificare in profondità il nostro sistema socioeconomico, chiedendo, pertanto, che le politiche pubbliche si facciano carico di chi rischia di essere penalizzato da tale trasformazione, allo scopo di evitare il crearsi di nuove disuguaglianze.
Con Fondazione Prioritalia, la piattaforma culturale della comunità manageriale, siamo impegnati ormai da anni per inserire con continuità il tema della sostenibilità integrata nell’agenda della politica e della business community, contribuendo così ad orientarne investimenti e strategie di crescita. Di fatti, anche larga parte del mondo delle imprese ha avviato un significativo processo trasformativo. Sono sempre più le imprese che non guardano solo al profitto ma al benessere di tutti gli stakeholder, adottando una prospettiva ampia e responsabile della sostenibilità che passa attraverso il rispetto dei diritti dei lavoratori, l’adozione di pratiche commerciali etiche nei rapporti con i clienti e i fornitori, la riduzione delle emissioni, il non spreco lungo tutta la filiera produttiva, il riequilibrio del rapporto instaurato con i sistemi naturali.
Da un punto di vista strettamente economico ridurre l’impatto ambientale, valorizzare il ruolo delle persone, ascoltare i clienti, impegnarsi con le comunità locali si traduce, a lungo termine, in una maggiore stabilità finanziaria e in un aumento del valore per gli azionisti.
Ma i benefici della sostenibilità non sono solo una questione di profitto. Le imprese hanno per loro natura il potenziale di generare un significativo impatto sociale ed ambientale concretizzando, anche su scala locale, con le persone, sui territori, i cambiamenti necessari ad affrontare le grandi sfide globali come il cambiamento climatico, l’esplosione delle disuguaglianze, la povertà.
È un percorso che può essere anche lungo e difficile, poiché richiede di integrare la sostenibilità in ogni aspetto delle attività produttive, dalla gestione degli approvvigionamenti ai processi produttivi fino alla comunicazione. Un percorso che è però ormai obbligato, sia sul piano etico sia su quello dei risultati, e che permette di rendere i sistemi imprenditoriali più resilienti e sicuri.
Un aiuto, in tal senso, può arrivare dal rafforzamento degli obblighi normativi in materia di rendicontazione sulla sostenibilità, introdotti dalla nuova direttiva CSRD n. 2022/2464 del 14 dicembre 2022, che ASviS propone di estendere anche alle piccole e medie imprese, magari in forma semplificata. Parliamo di uno strumento che, oltre a rendere più efficienti le catene produttive, stimola le imprese a riflettere sui rapporti con i loro stakeholder, dai dipendenti ai consumatori, dalle comunità locali ai sistemi naturali, consentendo di presentarsi in modo più affidabile sui mercati finanziari.
In un’epoca in cui la sostenibilità è diventata una priorità globale, le imprese e il management hanno, quindi, l’opportunità e la responsabilità di guidare il cammino verso un futuro migliore per tutte e tutti, contrastando qualunque possibile forma di washing informativo. Una trasformazione nel modo di fare impresa che è destinata ad avere conseguenze rilevanti sui rapporti esterni, sui processi interni, sulle responsabilità, sulle strategie, sulla governance delle aziende, specialmente su quelle europee o che operano sul mercato UE. Oltre alle inevitabili implicazioni sulle politiche pubbliche nazionali e, quindi, sul funzionamento generale del sistema economico e sulla dimensione dell’equità sociale del nostro del Paese.
Siamo in un periodo cruciale per la realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, giunta ormai quasi a due terzi di un percorso iniziato nel 2015. A livello globale la pandemia e le forti tensioni geopolitiche sembrano avere spinto il mondo in direzione opposta. Come ha ben mostrato l’ONU, negli ultimi quattro anni molti degli avanzamenti registrati tra il 2015 e il 2019 sono stati cancellati, in particolare in termini di lotta alla povertà, di tutela della salute, di investimenti in educazione, di degrado ambientale e degli ecosistemi
A livello nazionale, il Rapporto annuale 2023 dell’ASviS aveva documentato con chiarezza, sulla base degli indicatori statistici ufficiali, il grave ritardo rispetto al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. A maggio, all’evento di apertura dell’ottava edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, è stato presentato il “Rapporto di Primavera”, che nel confermare come le politiche adottate negli ultimi diciotto mesi non appaiono in grado di produrre quel cambio di passo sistemico prefigurato dall’Agenda 2030, ha messo in evidenza la difficoltà di dare concreta attuazione ai vari piani nazionali per realizzare nel Paese lo sviluppo sostenibile. In vista delle elezioni europee, inoltre, nel medesimo Rapporto sono stati confrontati i programmi delle forze politiche e individuati, tramite un’inedita analisi, alcuni diversi scenari possibili per il futuro, oltre il 2030 fino al 2050, che dipendono dalle scelte del presente, da quello più auspicabile della “Net Zero Transformation”, a quelli insoddisfacenti del “business as usual” e della transizione tardiva, fino a quello catastrofico derivante dall’inazione. Per giungere alla conclusione che ritardare o rallentare la transizione avrebbe enormi costi economici e sociali e finirebbe per aumentare il debito generazionale. Al contrario, accelerare la transizione può generare una nuova ondata di innovazione, aumentando l’efficienza dei sistemi produttivi e producendo risultati migliori per le persone e per il Pianeta.
Non mancano segnali positivi in questa direzione. Il Governo italiano, con l’approvazione della nuova “Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” (SNSvS), ha confermato il proprio impegno, che ora si deve tradurre in azioni concrete, specialmente per assicurare l’orientamento di tutte le politiche verso l’attuazione dell’Agenda 2030, come impone la Strategia.
Tutte le indagini demoscopiche indicano una crescente attenzione dei cittadini/consumatori/risparmiatori ai temi della sostenibilità, non solo ambientale, ma anche sociale. La società italiana appare sempre più convinta che la strada indicata dall’Agenda 2030 sia l’unica possibile, anche se ritiene che non debbano essere sottovalutati i costi da sopportare per modificare in profondità il nostro sistema socioeconomico, chiedendo, pertanto, che le politiche pubbliche si facciano carico di chi rischia di essere penalizzato da tale trasformazione, allo scopo di evitare il crearsi di nuove disuguaglianze.
Con Fondazione Prioritalia, la piattaforma culturale della comunità manageriale, siamo impegnati ormai da anni per inserire con continuità il tema della sostenibilità integrata nell’agenda della politica e della business community, contribuendo così ad orientarne investimenti e strategie di crescita. Di fatti, anche larga parte del mondo delle imprese ha avviato un significativo processo trasformativo. Sono sempre più le imprese che non guardano solo al profitto ma al benessere di tutti gli stakeholder, adottando una prospettiva ampia e responsabile della sostenibilità che passa attraverso il rispetto dei diritti dei lavoratori, l’adozione di pratiche commerciali etiche nei rapporti con i clienti e i fornitori, la riduzione delle emissioni, il non spreco lungo tutta la filiera produttiva, il riequilibrio del rapporto instaurato con i sistemi naturali.
Da un punto di vista strettamente economico ridurre l’impatto ambientale, valorizzare il ruolo delle persone, ascoltare i clienti, impegnarsi con le comunità locali si traduce, a lungo termine, in una maggiore stabilità finanziaria e in un aumento del valore per gli azionisti.
Ma i benefici della sostenibilità non sono solo una questione di profitto. Le imprese hanno per loro natura il potenziale di generare un significativo impatto sociale ed ambientale concretizzando, anche su scala locale, con le persone, sui territori, i cambiamenti necessari ad affrontare le grandi sfide globali come il cambiamento climatico, l’esplosione delle disuguaglianze, la povertà.
È un percorso che può essere anche lungo e difficile, poiché richiede di integrare la sostenibilità in ogni aspetto delle attività produttive, dalla gestione degli approvvigionamenti ai processi produttivi fino alla comunicazione. Un percorso che è però ormai obbligato, sia sul piano etico sia su quello dei risultati, e che permette di rendere i sistemi imprenditoriali più resilienti e sicuri.
Un aiuto, in tal senso, può arrivare dal rafforzamento degli obblighi normativi in materia di rendicontazione sulla sostenibilità, introdotti dalla nuova direttiva CSRD n. 2022/2464 del 14 dicembre 2022, che ASviS propone di estendere anche alle piccole e medie imprese, magari in forma semplificata. Parliamo di uno strumento che, oltre a rendere più efficienti le catene produttive, stimola le imprese a riflettere sui rapporti con i loro stakeholder, dai dipendenti ai consumatori, dalle comunità locali ai sistemi naturali, consentendo di presentarsi in modo più affidabile sui mercati finanziari.
In un’epoca in cui la sostenibilità è diventata una priorità globale, le imprese e il management hanno, quindi, l’opportunità e la responsabilità di guidare il cammino verso un futuro migliore per tutte e tutti, contrastando qualunque possibile forma di washing informativo. Una trasformazione nel modo di fare impresa che è destinata ad avere conseguenze rilevanti sui rapporti esterni, sui processi interni, sulle responsabilità, sulle strategie, sulla governance delle aziende, specialmente su quelle europee o che operano sul mercato UE. Oltre alle inevitabili implicazioni sulle politiche pubbliche nazionali e, quindi, sul funzionamento generale del sistema economico e sulla dimensione dell’equità sociale del nostro del Paese.
