𝗟’𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗶𝘇𝘇𝗮 𝘀𝗯𝗮𝗿𝗰𝗮 𝗮 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝗰𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

𝗟’𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗶𝘇𝘇𝗮 𝘀𝗯𝗮𝗿𝗰𝗮 𝗮 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝗰𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼

La pizza è un simbolo emblematico del “Made in Italy” e della cultura culinaria italiana, riconosciuta a livello globale come una delle eccellenze gastronomiche del Paese: nel 2017 l’Unesco ha proclamato infatti la stessa, o meglio l’arte dei pizzaioli napoletani, Patrimonio immateriale dell’umanità e nel 2018 è nato il World Pizza Day. 

Il suo valore si estende ben oltre il semplice piatto: rappresenta la convivialità, la tradizione e la storia culinaria italiana, oltre a costituire un motore economico significativo. Unendo persone intorno a un tavolo per condividere un pasto gustoso e momenti di socialità, questo piatto italiano, semplice ma versatile, ha il potere di creare e rafforzare legami, rendendo ogni incontro un’occasione speciale.

Parliamo di un alimento che si adatta, cambia e si evolve. La sua presenza planetaria, la varietà infinita di ingredienti per la farcitura e la diversità delle farine, forme e spessori, testimoniano un percorso storico che si è intrecciato con le culture di tutto il mondo. Non sorprende, quindi, che sia diventata uno dei comfort food più amati e diffusi.

La convivialità è il suo segreto: che sia un pranzo di lavoro, una festa in famiglia o una cena informale con gli amici, la pizza crea momenti di condivisione unici.

Coldiretti, insieme a Ixè, ha condotto un’indagine che conferma l’amore degli italiani per la pizza: secondo i dati, quattro famiglie su dieci (40%) scelgono di prepararla in casa, spesso utilizzando farine speciali e ingredienti gourmet per esaltare la qualità del risultato. Questa tendenza, resa nota in occasione della Giornata internazionale della pizza il 17 gennaio, sottolinea quanto la suddetta tradizione sia profondamente radicata nella cultura italiana.

La margherita è la più diffusa: la leggenda narra che nel giugno 1889, per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito abbia preparato la “Pizza Margherita”, condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana. Da allora è stata fra le ricette più replicate al mondo.

Il fatturato mondiale nel 2024 ha raggiunto il valore record di 160 miliardi di euro, di cui 15 miliardi solo in Italia. La pizza genera da noi centomila posti di lavoro, cifra che sale a duecentomila nel fine settimana.

Con il regolamento (UE) 97/2010 della Commissione, del 4 febbraio 2010, la pizza tonda classica napoletana è stata registrata tra le specialità tradizionali garantite (STG) con la denominazione «pizza napoletana»; si tratta di un riconoscimento che tutela i prodotti agroalimentari ottenuti da materie prime tradizionali o con metodi di produzione o trasformazione riconducibili a una specifica e consolidata tradizione locale, ma che non sono necessariamente realizzati solo nella zona di origine.

La pizza parla italiano, come la moda: è il nostro piatto per eccellenza, eppure puoi mangiarla in ogni angolo del mondo, essendo diventata un’icona del Belpaese. 

Le proposte di legge a prima firma Cerreto e Gruppioni, assegnate in sede referente alla X Commissione Attività produttive della Camera, si propongono come obiettivo,: il riconoscimento della qualifica di pizzaiolo professionista (nonché del relativo percorso formativo), in considerazione dell’alto valore sociale della professione, per le caratteristiche di passione, manualità e creatività che caratterizzano la relativa attività; l’istituzione, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy del Registro nazionale dei soggetti in possesso della suddetta qualifica; una modifica della classificazione delle attività economiche (ATECO), al fine di inserirvi uno specifico codice che individui l’attività di pizzaiolo professionista, nel rispetto di quanto stabilito nel regolamento delegato (UE) 2023/137 della Commissione, del 10 ottobre 2022; l’integrazione, da parte degli istituti scolastici che provvedono ai percorsi di istruzione professionale, del profilo formativo enogastronomico e dell’ospitalità alberghiera; il rilascio del diploma di pizzaiolo professionale dal Ministero delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministero dell’istruzione e del merito, previa certificazione da parte delle associazioni professionali di pizzaioli e delle scuole accreditate; il sostegno e la promozione dell’arte della realizzazione della pizza che, nelle sue espressioni regionali e locali, rappresenta un’eccellenza italiana che coniuga artigianalità e creatività, orientando la propria azione al recupero delle tradizioni e alla valorizzazione delle relative professionalità; l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, del riconoscimento di «Cavaliere della pizza», conferito ai maestri pizzaioli iscritti nel Registro nazionale che abbiano svolto almeno dieci anni di attività documentata, che si siano distinti in maniera encomiabile nel loro campo e che, con la loro attività di pizzaioli, abbiano esaltato il prestigio della cucina italiana, contribuendo a valorizzare l’eccellenza nazionale.

Alla luce di quanto emerso anche dalla recente due giorni del congresso fieristico Pizza Convention (un ambizioso progetto con cui Roma ha voluto avviare una riflessione sistematica e articolata sul mondo della pizza, con l’obiettivo di contribuire a un ulteriore salto di qualità di una delle bandiere del made in Italy nel mondo), con queste iniziative legislative, viene così a sanarsi il vuoto normativo creatosi nel corso degli anni, finalizzato alla piena valorizzazione di un semplice disco di pasta lievitata, condito nei modi più disparati, che da secoli conquista palati e cuori. 

Maria Fiorenza di Gosta, Redattrice Parlamento Magazine

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