𝐌𝐚𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐲: 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨

𝐌𝐚𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐲: 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨

La proposizione “made in Italy” costituisce una garanzia di qualità riconosciuta nel mondo.Il brand Italia, da sempre, sopravvive agli eventi e stessa sorte ha vissuto nel corso della più recente globalizzazione. 

In un mondo in cui la “vecchia Europa” stenta molto a trovare spazi di competitività è importante evidenziare l’anomalia italiana. Tuttavia come tutti gli asset sarebbe impensabile che questo vivesse di una vita propria senza nessun tipo di sostegno o di attenzione.

La difesa del brand è stata fin da subito una delle cifre caratterizzanti il nuovo governo, partendo dal cambio della denominazione del Ministero competente: Ministero delle imprese e del made in Italy. Bisogna onestamente ammettere che il cambio non è stato solo nominale e l’attività del nuovo dicastero è stata immediatamente caratterizzata da una grandissima attenzione nei confronti del brand, a partire dall’istituzione di un’apposita giornata dedicata al “made in Italy”.

La giornata in questione si celebra in un giorno non casuale. Il 15 aprile infatti è il giorno dell’anniversario della nascita di Leonardo Da Vinci, riconosciuto a livello mondiale.

La giornata è in sostanza dedicata alla creatività e alla promozione dell’eccellenza italiana ed è stata fin dalla sua istituzione caratterizzata da iniziative e attività in Italia e all’estero.

L’istituzione di questa giornata mira dichiaratamente a valorizzare il valore e la qualità dei prodotti italiani, dando per scontato il ruolo sociale e il contributo del made in Italy allo sviluppo culturale ed economico del Paese.

Nondimeno esiste nella celebrazione il concreto interesse a tutelare il valore e le qualità uniche dell’ingegno italiano, attraverso l’esposizione e il racconto dei prodotti.

E’ appena il caso di notare che nel corso del 2025 si sono svolte in Italia oltre 600 iniziative e 100 eventi internazionali che hanno trovato il loro focus principale in start up, nuove tecnologie e innovazione.

I diversi eventi, previsti soprattutto presso istituzioni, scuole e imprese hanno l’obiettivo di riconoscere al made in Italy il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale del Paese anche con riferimento al patrimonio identitario, responsabilizzare l’opinione pubblica allo scopo di promuovere la tutela del valore e delle qualità peculiari delle opere e dei prodotti italiani, sensibilizzare i giovani a scegliere le professioni artigianali e creative legate alle eccellenze delle nostre manifatture.

Tuttavia, se pur encomiabile e mediaticamente estremamente fruibile, di per se la sola istituzione e realizzazione della giornata è ben lungi dal racchiudere gli obiettivi previsti.

Proprio per questo con la stessa legge istitutiva la n° 206 del 27 dicembre 2023 è stata prevista la creazione, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, del “Fondo nazionale del made in Italy”, con il dichiarato intento di contribuire al sostegno, alla crescita, al rafforzamento e al rilancio delle filiere strategiche nazionali.

A tale fondo, impropriamente definito fondo sovrano, viene attribuita natura strategica.

Si tratta in sostanza di uno strumento partecipato dal MEF ma tecnicamente aperto anche ad investimenti di fondi privati e altri soggetti finanziari.

Il fondo in sostanza rappresenta uno strumento concreto per attrarre capitali e consolidare le filiere produttive italiane nei mercati globali.

Nello specifico il fondo ha due principali settori strategici di intervento:

  • Estrazione, lavorazione, trasformazione, approvvigionamento, riciclo, riuso e distribuzione delle materie prime critiche;
  • Filiere ritenute strategiche per intensità tecnologica e competitività.

Tra le iniziative previste si segnalano come particolarmente rilevanti la riattivazione di vecchie miniere, l’apertura di nuovi siti estrattivi e la creazione di una filiera industriale dedicata alla lavorazione delle materie prime importate allo scopo di ridurre la dipendenza da fornitori esterni.

L’obiettivo dichiarato continua ad essere quello di marciare verso un’autonomia strategica del Paese.

Oltre al settore estrattivo, come già accennato, il fondo avrà un ruolo fondamentale anche nel sostegno alle filiere strategiche, provvedendo ad incentivare investimenti nei settori ad alta intensità tecnologica e di competitività, con il dichiarato obiettivo di rafforzare il sistema produttivo nazionale aumentandone l’integrazione nei mercati globali.

Giova ricordare che, ai sensi del successivo decreto emanato il 20 giugno 2024, il fondo potrà investire in strumenti di rischio emessi da società di capitali anche quotate in mercati regolamentati (cooperative comprese) e negli asset immobiliari anche pubblici o derivanti da concessione, strumentali alla operatività delle società delle filiere strategiche.

Il fondo infine sarà diviso in due rami operativi con funzioni specifiche e affidato a società di gestione specializzate:

  • Fondo di real asset con il compito di valorizzare e gestire le miniere italiane;
  • Fondo imprese destinato a finanziare aziende strategiche.

Senza specificare ulteriormente le funzioni è necessario ribadire che entrambi i fondi opereranno seguendo logiche di mercato, senza quindi creare distorsioni nella concorrenza e saranno progettati per attrarre capitali privati, favorendo investimenti sostenibili e strategici per il sistema produttivo nazionale.

Purtroppo, contrariamente alla “giornata”, l’implementazione del fondo ha richiesto un lungo confronto ed è tuttora in stand by.

Tuttavia, con l’approvazione dell’ultimo decreto, la situazione pare avviata a risolversi sempre che l’auspicato snellimento delle procedure si trasformi in realtà e dal regno delle intuizioni si passi rapidamente alla “messa a terra”, vero antico problema del paese storicamente incagliato in procedure burocratiche che tendono ad autoalimentarsi.

Francesco Tufarelli, Presidenza del Consiglio dei Ministri

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